Articoli marcati con tag ‘crossdressing’

Victor Victoria

Victor Victoria valse alla protagonista, Julie Andrews, una nomination agli Oscar – era il 1983 – come miglior attrice. Il premio venne vinto da Jessica Lange; ma il personaggio di Victoria Grant entrò, giustamente, nell’immaginario collettivo di tanti amanti del musical. 

Una cantante dotata di una voce fuori dal comune, capace di rompere il cristallo con note altissime, sta soffrendo la fame. Trovare un impiego nella Parigi degli anni trenta sembra un’impresa ardua per una soprano come lei. La prima audizione va male, lei è senza un soldo, lo stomaco brontola e possiede un solo abito buono. La fortuna però le sorride… conosce Toddy, artista omosessuale, che con un espediente trasforma la vita di Victoria. Le taglia i capelli, la traveste da conte polacco e la presenta al più grande impresario parigino come se fosse una star di prima grandezza. Victoria dovrà fingere di essere un uomo che si esibisce in abiti femminili, sfidando così se stessa e ogni paradosso. La prima esibizione -Le Jazz Hot – conquista il pubblico e Victor, dopo aver cantato divinamente, si sfila una parrucca di lustrini rivelando la sua vera identità… ma è un bluff!

Victoria sta fingendo, recitando più ruoli nello stesso momento: quello di maschio androgino e quello di travestito. Toddy le ricorda una cosa importantissima: la gente crede in quello che vede, basta creare un diversivo per rendere reale un’illusione!

E così Victor inizia ad avere un grande, grandissimo successo. È un cantante realizzato, dalla carriera in ascesa… Solo una persona non crede che il conte Grazinski sia un uomo: King Marshall, un americano con una brutta fama, accompagnato costantemente da una guardia del corpo e da una bionda mozzafiato. Tra i due uomini scatta una scintilla. King mette in discussione la sua sessualità ed è per questo che raccoglie prove sulla vera identità del nobile polacco.

Quando i dubbi si dipanano, nasce l’amore; ma King è preoccupato per la sua reputazione di sciupafemmine! Victoria deve continuare a fingere di essere un uomo che ama travestirsi, altrimenti il gioco sarà finito. Continuare a cantare o fidanzarsi alla luce del sole? Victoria accantona il suo personaggio e sceglie l’amour…

Il film tocca molti temi: omosessualità, genere e travestitismo. Le battute dei personaggi, argute e spesso esilaranti, sono uno degli ingredienti speciali di questo musical. Victoria è una donna eterosessuale, divorziata e senza un uomo che la sostenga. E a farla risorgere è un gay attempato in grado di assicurarle fama e successo, a patto che non pensi troppo agli stereotipi. Il pomo d’Adamo? Basta coprire il collo con una sciarpa. I maschi fanno pipì in piedi? Vero, ma non c’è nulla che impedisca a un ragazzo di farla seduto!

Chissà, in un mondo parallelo, forse Miss Grant esiste veramente e, probabilmente, ha le stesse fattezze di Julie Andrews. A lei, a Victoria, vorrei tanto domandare una cosa: “ Hai veramente smesso di cantare per un uomo? Con una voce come la tua, cantare solo sotto la doccia mi sembra una scelta priva di ogni libertà.

 

Testo di Luca Foglia Leveque

 

Ufficiale e gentildonna

Da bambini, molti di noi la guardavano, senza porsi troppe domande. Lady Oscar. Una ragazza bionda che si vestiva da ufficiale e tirava di scherma. Nessuno veniva a spegnere il televisore e a “proteggerci”, perché “non ci confondessimo le idee”. Potere delle fiabe, che possono dire qualunque cosa. 

C’è stato bisogno della crescita, per cogliere non solo la fitta trama di riferimenti storico-romanzeschi, ma anche il fascino nient’affatto ingenuo del bel “cavalier donzella”. Ci si riesce meglio ancora, se si legge la versione cartacea, da cui la serie a cartoni animati fu tratta.

Lady Oscar nacque dalla matita di Riyoko Ikeda (n. 1947, a Osaka). Da giovane, Riyoko fu costretta agli studi filosofici dalla famiglia, mentre invece sognava la musica e il bel canto. Per pagarsi una formazione in quest’ultimo campo, si diede al manga. La sua cultura eclettica le permise di ideare una serie ispirata alla biografia della regina Maria Antonietta. La propose alla casa editrice Shueisha, che pubblicava Weekly Margaret, un settimanale con ampio pubblico femminile. La casa editrice accettò, ma solo a patto che l’ideatrice inserisse nella vicenda elementi che la movimentassero e la rendessero più appetibile commercialmente. Nacque così Oscar-François de Jarjayes, la poi celeberrima Lady Oscar. Inizialmente “spalla” di Maria Antonietta, la bionda spadaccina divenne la vera stella della serie. Per questo, la serie Berusaiyu No-Bara – La Rose de Versailles (1972 – 1973) è nota sotto il suo nome.

L’idea del personaggio sarebbe una combinazione di vari spunti: stando al sito dedicato La Rosa di Versailles

alcune donne della corte francese avrebbero sfoggiato, per divertimento, atteggiamenti mascolini; la Rivoluzione francese vide effettivamente un’attiva partecipazione femminile; infine, Riyoko Ikeda avrebbe avuto l’esempio della Takarazuka Revue, una compagnia teatrale interamente composta da donne e dedita a inscenare soggetti occidentalizzanti. Fatto sta che una delle rappresentazioni più famose della Takarazuka Revue è proprio quella di una versione musical di Berusaiyu No-Bara (1974).

Il motivo per cui Lady Oscar trova posto in questa rubrica è il modo in cui Riyoko Ikeda sa giocare con l’ambiguità del femminile. Oscar non è né lesbica (celebre il suo amore per Axel von Fersen prima e per André Grandier dopo), né ftm. Tecnicamente, potrebbe essere considerata crossdresser o passing woman. Quel che è certo è che Oscar supera con grazia le barriere fra “ruolo maschile” e “ruolo femminile”, rimanendo appassionatamente donna mentre si muove in un mondo riservato agli uomini. Affascina come dama, come cavaliere, come efebo. E, se lei non sembra avere desideri saffici, non si può dire lo stesso delle innumerevoli signore di Versailles che vagheggiano “il comandante de Jarjayes”, pur sapendo chi si celi dietro l’uniforme. Arriva perfino a essere plausibile l’outing lanciato da Jeanne Valois de la Motte durante il processo per “lo scandalo della collana”: Lady Oscar e Maria Antonietta sono una splendida coppia in ogni caso. Se ne accorge anche l’innocentissima Rosalie, innamorata dell’uomo che Oscar non potrà mai essere.

L’erotismo saffico diventa un tema esplicito, invece, nelle cosiddette Storie Parallele o Storie Gotiche aggiunte alla serie. La contessa dal vestito nero, versione romanzata dell’ungherese Erzsébet Báthory (1560 – 1614), vagheggia le bellezze delle fanciulle – e il fatto che nasconda fini malvagi non toglie nulla alla sua malia.

Se volete, però, veder attuate le potenzialità insite nel personaggio di Lady Oscar, è consigliabile un’altra creazione di Riyoko Ikeda: l’incompiuta serie Claudine…! (1978)

Per un’edizione italiana integrale di Lady Oscar, vedasi quella della Granata Press, Bologna 1993, nella collana “Manga Hero”. Disponibile su MangaEdenQui, invece, si può leggere Claudine…!

Testo a cura di Erica Gazzoldi Favalli

Bisessualità e pansessualità for dummies

Il Circolo Culturale TBGL “Harvey Milk” di Milano, quest’anno, ha collaborato con altre realtà: il Gruppo Donna di Arcigay Milano, il blog Bproud.it, il collettivo universitario GayStatale. L’occasione è stata la Giornata per la visibilità bisessuale, istituita nel 1999 e fissata al 23 settembre, data della morte di Sigmund Freud (1856-1939): padre della psicanalisi e – soprattutto – scopritore dell’orientamento bisessuale nella specie umana.


Il 25 settembre 2016, due giorni dopo la suddetta data, l’incontro fra il Milk e le altre realtà menzionate si è tenuto presso la sede di Arcigay Milano, in via Bezzecca 3. L’organizzazione era stata curata soprattutto da Ilenia e Virginia. Alle ore 18:30, è cominciata l’accoglienza dei partecipanti; alle 20:00, ha avuto inizio l’evento vero e proprio.
L’esordio ha visto l’enunciazione della definizione di “bisessualità”: “attrazione fisica e/o romantica sia verso persone di genere maschile che verso persone di genere femminile”. La pansessualità è una sorta di estensione di questo orientamento che comprende anche persone “gender not conforming”. La serata è proseguita dando spazio alle testimonianze personali dei presenti.

Francesca, una delle due blogger di Bproud.it, ha raccontato la propria lenta e difficile scoperta di sé: dalle prime attrazioni per donne, che lei considerò “temporanee”, al matrimonio con un uomo, alla relazione con l’attuale compagna Silvia. Essere consapevole che, comunque, anche gli uomini continuavano a piacerle la mandò in crisi di identità: pensava di “dover scegliere”. Poi, grazia soprattutto a fonti straniere, scoprì l’esistenza della bisessualità. Il blog suo e di Silvia vuole proprio rispondere alla carenza di informazione sul tema in Italia.
Martina, socia del Milk, ha gradualmente scoperto di essere bisessuale fin da adolescente, perché attratta dalle proprie amiche. La sua difficoltà principale è stata distinguere fra un’amicizia femminile intensa e un vero desiderio passionale. La sua attrazione verso le persone transgender è una scoperta recente. Mentre la sua bisessualità non le ha mai creato problemi di accettazione o senso di inadeguatezza, il suo coming out come pansessuale ha generato reazioni di disgusto fra gli etero (“Vai coi trans?!”) e di diffidenza in altri (il solito “Sei confusa, devi deciderti”). Reazioni che l’hanno spinta sempre più verso l’attivismo LGBT.
Davide (membro del Milk) ha cominciato, anni fa, a praticare associazionismo in Arcigay come “etero friendly”. L’esperienza come attivista, però, l’ha portato a provare emozioni nuove, che gli hanno fatto ripensare il proprio orientamento sessuale. Ora, si dichiara “non binario” e afferma che i suoi sentimenti vanno al di là del sesso e del genere.
Virginia (Arcigay Milano – Gruppo Donna) è passata più volte dal dirsi “sono molto etero” al “sono molto lesbica”, prima di comprendersi meglio. Confrontandosi con ragazze lesbiche, si è resa conto che loro erano attratte dalle donne per via della loro femminilità, mentre quest’ultima, per lei, non era così rilevante. Lo stesso valeva nei confronti degli uomini. Si è innamorata di un ragazzo, che ha scoperto essere crossdresser. Da allora, Virginia ha cominciato a informarsi sulle sfumature di orientamento sessuale e identità di genere, fino a scoprire l’esistenza della pansessualità: l’attrazione per la persona, non per il sesso.
Ilenia (Arcigay Milano – Gruppo Donna) ha avuto a 27 anni la certezza di essere bisessuale, dopo averlo ipotizzato a lungo. La cosa non l’ha sconvolta. In famiglia, ha cominciato a fare coming out in modo “filtrato”, attraverso l’umorismo e le notizie al telegiornale. Fino a dichiarare: «Non mi innamoro in base al genere». Dato che, ora, sta con un ragazzo, la cosa più difficile è far capire ai genitori che non è “ritornata etero”…
Leonardo (Milk e GayStatale), fin dall’adolescenza, è attratto dal maschile in ogni sua sfumatura. La sua prima notizia dell’esistenza della bisessualità è venuta da un programma di Alda D’Eusanio, con un’impronta marcatamente morbosa e superficiale. Nel mondo maschile, ha trovato un po’ di reticenza, oltre alla pretesa che lui “si decidesse”. Finché, spinto dalla propria combattività, ha dichiarato: «Se la strada per fare militanza è questa, ebbene, IO SONO GAY!!!» Ciò ha comportato, da parte sua, una certa riluttanza ad ammettere la propria attrazione anche per le ragazze (vista come un “recedere” dal cammino fatto). Si è dichiarato bisessuale dopo un attento lavoro su se stesso, ricevendo però attacchi anche da attivisti, per il carattere “controverso” del suo orientamento.
Ciò ha spostato il discorso sulla bifobia: i pregiudizi negativi e le paure che ancora oggi la bisessualità può suscitare. Francesca ha messo in luce il fatto che molte lesbiche siano sicure che una bisessuale le tradirebbe, o che pretenderebbe di legarsi sia a un uomo che a una donna. Virginia ha riferito della propria bifobia interiorizzata iniziale (“Mi devo decidere”) e della malizia di chi la considerava – in quanto pansessuale – necessariamente promiscua. Per Leonardo, come si è visto, è stato necessario un secondo coming out. Per non parlare del famoso cliché “È solo una fase, una curiosità…”, sottolineato da Ilenia. Francesca ha riferito anche di momenti divertenti, regalati da etero: «Quando ho detto che stavo con una donna, X mi ha domandato: “Ah, ma… allora, sei una bisessuale NON PRATICANTE?» «Quando hanno saputo che la mia compagna era bisex, mi è stato detto: “Vedrai che ti lascerà…» ha riferito la sua ragazza, Silvia. Martina ha subito episodi di bifobia solo quando si è data all’attivismo; per il resto, ha dovuto incontrare i pregiudizi che dipingono la pansessualità come qualcosa di perverso e morboso. Attualmente, ha un* ragazz* crossdresser e genderfluid, cosa che ha portato qualcuno a disconoscere sia l’orientamento di lei (“Allora, sei etero!”), sia l’identità di genere del partner (“Beh, ma è praticamente un uomo!”).
La conclusione dell’incontro è approdata a un punto: per bisessuali e pansessuali, è arrivato il momento di aprirsi al mondo e creare una rete per ampliare le voci all’interno del mondo LGBT, in modo che i più giovani non debbano fare così tanta fatica a comprendere se stessi.

Video della serata: https://www.youtube.com/watch?v=2QD0mG_051k

Testo a cura di Erica Gazzoldi Favalli

Generazioni consapevoli ed epigoni edipici

Uno spettro si aggira nel mondo LGBT: lo spettro del Queer. Tutti gli epigoni della vecchia guardia si sono coalizzati in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: bigotti e beghine, teorici Gay, transessuali binari, giornalisti in cerca di mestiere, tifosi sportivi, sciure al mercato. È ormai tempo che la nuova generazione esponga apertamente in faccia a tutto il mondo il suo modo di vedere, i suoi fini, le sue tendenze, e che contrapponga alla favola dello spettro del Queer un manifesto basato sulla realtà della pluralità delle esistenze.

La conquista della generazione precedente è stata l’iclusione, quella dei suoi epigoni la cooptazione. Difatto buona parte del mondo gay e trans basa la propria definizione in negativo rispetto alla norma ma senza minimamente criticarla, anzi, facendosene gregario e portaborse.

Qualunque manifestazione di identità non conforme viene riportata nell’alveo del non risolto o addirittura della malattia mentale o della perversione sessuale, fino alla negazione dell’esistenza ( I bisessuali non esistono…peccato dover sfatare un mito gay e dire che in Memorie di Adriano il protagonista era bisessuale e ad affermarlo è la stessa Yourcenar in “Ad occhi aperti”) poiché tutto ciò che contraddice la teoria va eliminato. Si arriva, nell’apice del delirio, a dire che ciò che non è conforme è frutto di un’invenzione. Tutte queste argomentazioni sono quelle che le stesse vittime avevano subito e che ora, una volta incluse, ripropongono a chi non è “normale”.

La società è sintesi che esprime una norma”. Ciò che è più avversata da questi epigoni è la pericolosa tendenza a mostrare una volontà di autodeterminazione perché potrebbe confondersi con la scelta di essere in un determinato modo e non una inevitabilità, una naturalità. La paura delle teorie riparative è ancora viva in loro.

Hanno paura della confusione, del dissolvimento delle norme che li lega, finalmente, alla società. Quelli che volevano essere dei rivoluzionari sono diventati avvocati e notai. Comprendere come dei mediocri protestatori confondano “l’indossare la gonnella” per protestare in piazza (giustamente ma in una sede in cui era scandaloso ma riconosciuto facente parte del gioco) con la rivoluzione del vivere ogni giorno contro le regole sociali fornisce la misura della piccolezza di queste menti. La mancanza di empatia e rispetto per le persone transgender e per alcune categorie come i crossdresser definiti come travestiti, come se non avessero una complessità che si traduca esternamente, sfiorano la crudeltà in nome di una lotta politica che non ha più contatto con la situazione reale. La circolazione di idee, lo sviluppo della tecnica, la continua discussione nella psicanalisi costantemente forniscono strumenti per conoscersi e definirsi. Definirsi è dare qualità alla propria vita. Chi scrive non ha ricevuto nessun tipo di amore perché non é stato compreso né aveva parole per farsi comprendere ma, avendole trovate, non accetta che nessuna società e tantomeno dei cattivi padri di una causa liquidino quella che è la più grande rivoluzione come un’invenzione, un capriccio, travestitismo o altro. Mentre queste persone si guardano l’ombelico soddisfatte la teoria queer fa il giro del mondo, in questi giorni la comunità sudamericana si stà interrogando sulla propria interpretazione di queer alla faccia di chi l’ha definita un’imposizione fascista statunitense e non ha visto il formarsi di generazioni consapevoli. Quello che non viene compreso è che la lotta è per l’autodeterminazione ed è inclusiva di qualunque essere umano e non riguarda solo il sesso o il genere ma la libertà di portare la propria unicità in una comunità che non fa differenze.Se queste persone non comprendono che le cose cambiano allora devono farsi da parte, devono rassegnarsi al fatto che, come padri di un movimento, stanno morendo e possono scegliere di farlo come i padri che amiamo, lasciando un’eredità di cambiamento, o come dei vecchi egoisti, criticando, deridendo e cercando di fermare la vita e venendo, metaforicamente, uccisi dai figli.

Ethan Bonali

CROSSDRESSING: parliamo di travestitismo

Registrazione video del dibattito dal titolo “CROSSDRESSING: parliamo di travestitismo”, registrato a Milano venerdì 26 febbraio 2016 alle ore 20:30 presso l’Associazione Radicale Enzo Tortora a Milano.

La registrazione video di questo dibatto ha una durata di 1 ora e 44 minuti.

http://www.radioradicale.it/scheda/467999/crossdressing-parliamo-di-travestitismo

Crossdressing! Incontro al Milk

Il Circolo Culturale TBGL, Harvey Milk, organizza per la giornata di sabato 28 novembre dalle ore 17,00 presso la sede Guado di Via Soperga 36, Milano, un incontro dal titolo: Crossdressing!

La giornata vede gli interventi di diverse personalità, funzionali a dare un quadro generale e completo sul fenomeno Crossdressing, ottenendo un caleidoscopio di punti di discussione e di analisi interessanti per una completezza conoscitiva sull’argomento. Dopo una brevissima introduzione, la giornata prevede un intervento iniziale di Diana Nardacchione di taglio storico-antropologico sul Crossdressing, con cenni a personaggi storici, mitologici e interculturali che hanno fatto uso di tale pratica, una lunga “time line” che attraversa anche le arti, contestualizzando il singolo caso rispetto al periodo di riferimento. Seguirà una relazione di Roberta Ribali che definirà gli aspetti psicodinamici, le possibili intepretazioni e alcuni aspetti clinici del Crossdressing.
L’avvocato Giuseppe Berti tratterà, poi, un intervento che definirà gli aspetti legali e giuridici.

Sabrina tratterà un’esperienza personale di Crossdressing.

Importante sarà partire dal presupposto che il Crossdressing non si identifica necessariamente con tematiche di identità di genere o con l’orientamento sessuale del soggetto e non definisce indicazioni sulle preferenze sessuali. Il tema del Crossdressing si svolgerà, cosi, attraverso diversi interventi finalizzati a garantire un’analisi dell’ambito socio-culturale e psico-dinamico in cui si diffonde e si pratica, permettendo un’ampia discussione finale.

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Storia di uno scrittore “funzionario nudo”: Quentin Crisp

“Il problema che devono affrontare gli omosessuali è che si propongono di conquistare l’amore di un “vero” uomo. Se ci riescono falliscono. Un uomo che va con altri uomini non è quello che definirebbero un vero uomo”. L’affermazione potrebbe apparire disarmante ma nella sua paradossalità è assolutamente un invito a una riflessione sulle identità di genere e sull’orientamento. Di chi è questa frase? Di uno scrittore, caratterista, umorista, conversatore come la tradizione fondata da Oscar Wilde può insegnare, attore e, infine, uno dei pionieri del travestismo o, come si suole dire oggi, crossdresser.: Quentin Crisp. Dire che Crisp è un pioniere è quasi come sconfessare la sua natura e la sua caratteristica che non ha mai voluto trovarsi a non fare i conti con la sua vera identità. Lui ha sempre amato portare avanti la professione di essere semplicemente sé stesso, non ha mai voluto scegliere cosa essere, come apparire, che cosa rappresentare, se non la sua prorompente ed eclettica individualità. Lo scrittore affermerà, così: “Be’, non penso realmente a me stesso come ad un pioniere. Non ho scelto il mio modo d’essere. Se avessi cercato di nascondermi, la gente avrebbe detto: “Quello lì, chiedo scusa, quella lì, chi pensa d’essere?”. Il che non è molto carino. Così mi sono limitato ad essere me stesso. Davvero, ho soltanto fatto quello che ero nato per fare“. Per lui il mondo era niente altro che “una vasta casa d’appuntamenti il cui sistema d’archiviazione è andato perduto”, ognuno nella sua naturalezza e nella propria semplicità.

A Quentin, registrato all’anagrafe come Denis Pratt, piaceva provocare, senza artifici retorici o costruzioni elaborate ellittiche, ma con la spontaneità della sua caratteristica di essere un uomo dall’alta autoironia. Era uno scrittore elegante, molto raffinato, amante delle buone maniere, queer nel senso britannico del termine, ossia “strano” come stravagante, persona che nella vita, così come nelle sue opere, amava viversi completamente. Non voleva essere preso come riferimento dalla comunità gay, tanto che criticava e denunciava del movimento la massificazione e l’omologazione di alcune parole d’ordine che, al suo tempo, nel vivere la sessualità magari come esclusivo piacere edonistico e carnale, non avevano senso. In alcune interviste definirà l’AIDS come malattia a cui si dava un’ossessionante attenzione, così come lo poteva essere l’omosessualità stessa, che per lui era solo una componente diretta ed evidente del suo modo di essere. Nonostante queste parole lapidarie, Quentin veniva periodicamente consultato dai media e dalla comunità apostrofato con le parole di uno dei più eminenti leader del movimento inglese “omosessuale della vecchia scuola”, Peter Tatchell, come una “checca stereotipata” con una certa dose di orgoglio e coraggio “nell’ostentare la sua effeminatezza”; proprio perchè ai suoi tempi, soprattutto in Gran Bretagna, l’omosessualità espressa pubblicamente era ancora previsione di reato, rischiando anche diverse conseguenze gravi sulla propria persona.

Questo era un aspetto che affascina e affascinava gli attivisti della comunità lgbt: d’altronde come non può attrarre una figura che esercitava come professione quella dell’”impiegato pubblico nudo”, ossia colui che posava per gli studenti delle accademie di belle arti, tanto da intitolare la sua autobiografia “The naked civil servant”, pubblicata nel 1968, dove affronta con ironia e con scherno la sua attività in cui timbrava il cartellino prima di spogliarsi e dopo essersi denudato. L’opera ebbe grande risonanza nel mondo dei media tanto che venne celebrata in un film televisivo nel 1972. Nel 1980 si troverà personalmente negli Stati Uniti sull’onda dei successi cinematografici, che lo vedranno più tardi nel 1993 recitare en travestì come una novella regina Elisabetta I nella pellicola Orlando, interpretazione magistrale e molto emozionante, e, in seguito, nella parodia di un consueto discorso di Natale regale per Channel 4, giocando sul doppio significato inglese del termine queen di regina e checca.

Affascinato dalla cultura sociale di quel paese, decide di rimanerci fino alla fine della sua esistenza, avvenuta nel 1999. Lo scrittore inglese appare anche in alcune scene de La sposa promessa, un remake de La sposa di Frankestein, così come nel party in Philadelphia. Continua il mito di Quentin Crisp sugli schermi televisivi tanto da diventare nel 1996 uno dei  protagonisti del documentario sull’omosessualità e le figure gaie di Hollywood: The Celluloid Closet si intitola, pubblicato lo stesso anno in cui esce l’ultimo libro autobiografico quasi in forma diario, Resident Alien, dove Crisp quasi preannuncia la convinzione di una sua vicina morte, dato il patto che avrebbe sottoscritto con la sua amica attrice Penny Arcade in cui si profetizzava che avrebbe vissuto “fino a 100 anni, con 10 anni di sconto per buoan condotta”. “La vita era una cosa divertente che mi capitò sulla strada della tomba” avrebbe occasione di dire in modo caustico quasi palesando come il divertimento e la gioia di viverla appieno erano sempre vivi in Quentin. Un alieno legale, un uomo inglese a New York, è il ritornello della canzone che nel 1987 Sting dedica alla figura di Quentin, il cui videoclip riprende la figura fascinosa ed eterea del grande scrittore in diverse situazioni quotidiane cittadine, quasi distaccato e contemplativo dello scorrere caotico delle ore metropolitane: dalla passeggiata lungo i viali alberati e nevosi della fredda megalopoli americana fino ad arrivare nella calda atmosfera di un locale e giungendo nella sua stanza personale, dove scrisse e visse per la seconda e ultima parte della sua lunga e artisticamente prolifica esistenza.

Diverse scene riprendono i semafori e le alte abitazioni di New York, in quella Manhattan tanto amata da Quentin, tanto da volere alla sua morte, come poi avvenne, che le sue ceneri venissero con cerimonia non eclatante sparse su quella porzione viva ed effervescente, elegante quanto glamour, a volte altezzosa, a volte ricercata, della grande mela. Quentin muore a Manchester mentre è in Inghilterra per un tour di presentazione del suo ultimo show in terra patria. Crisp scrive altre opere, tra cui ricordiamo Come avere uno stile di vita, nel 1975, e Come diventare vergine, nel 1981. Le costruzioni sintattiche e l’impianto strutturale complesso e allegorico portano negli scritti di Quentin a individuare una forte dose di abilità  letteraria che va a scandagliare, quasi sconvolgendoli in un clima di paradosso e di contraddizioni, attraverso l’ironia e la sagacia di chi solo può avere la capacità nel saper rappresentare ellissi comiche dense di cinismo e procedenti per assurdo.
La vita dell’essere umano comune viene così ridicolizzata anche attraverso un lungo utilizzo di dialoghi che partono da presupposti inverosimili per, poi, giungere a essere significanti delle contraddizioni dell’animo umano. Quentin era molto effeminato, amava travestirsi, lui stesso confesserà che ogni giorno ci metteva quasi due ore per truccarsi e che avrebbe voluto poter cambiare sesso solamente per poter dedicarsi integralmente a un’attività di sartoria, presentandosi, così, nel lato genuino e sincero della sua poliedrica personalità: voleva apparire ma senza finzioni e senza esagerazioni plateali, non provocando ma semplicemente disarmando quell’opinione comune che vorrebbe importi alienanti maschere in un gioco di frustrazione esistenziale.
La sua celebrità letteraria prorompe sullo scenario angloamericano, in Italia verrà celebrato come scrittore più tardi e scoperto quasi postumo.
Una delle sue affermazioni spiegano con chiarezza la sua dimensione umana e il suo profondo temperamento tanto da asserire che “lo scopo dell’esistenza è conciliare la luminosa opinione che abbiamo di noi stessi con le cose orribili che gli altri pensano di noi”.

Come diventò un celebre scrittore non solo a tematica, sarebbe riduttivo per una produzione che fa dell’ironia la sua anima ispiratrice, di riferimento? “Esistono tre motivi per diventare scrittore: – spiega Quentin – il primo è che vi servono i soldi; il secondo, che avete qualcosa da dire che il mondo dovrebbe sapere; il terzo, e che proprio non sapete cosa fare nelle lunghe sere d’estate”. In attesa che le sue ceneri venissero lanciate sull’amata Manhattan Crisp affermerà che “la vita era una cosa divertente che mi capitò sulla strada della tomba”, quasi un inno alla bellezza di vivere nonostante la caducità dell’esistenza per cui è opportuno viverne ogni momento.

TRANSIZIONARIO: “crossdressing”.

Cari amici del transizionario, oggi parleremo di crossdressing.

Il termine “crossdressing” denota l’atto o l’abitudine di indossare vestiti comunemente associati al sesso opposto al proprio mantenendo la propria identità genetica.
La persona crossdresser indossa abiti considerati del sesso opposto, pubblicamente e/o in privato, per molteplici motivi. Questa espressione non riguarda l’identità di genere o l’orientamento sessuale, e quindi non è sinonimo di transessuale o transgender e non dà nessuna indicazione sulle preferenze sessuali del crossdresser.

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TRANSIZIONARIO: si parla di “transizione”.

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Un caro saluto ai miei lettori della rubrica Transizionario e ben ritrovati. Nei tre post precedenti ho parlato per prima del termine “Transessuale”, poi vi ho parlato le “Questione delle Cause” e poi “Disforia di Genere”.

Questa volta vorrei parlarvi invece della “Transizione”: Si definisce transizione il percorso che porta un individuo a smettere di vivere il ruolo di genere relativo al sesso biologico di appartenenza per arrivare a vivere pienamente nell’identità di genere di elezione, che può essere maschile, femminile, transessuale e/o transgender. In Italia il termine è riferito solitamente all’iter che comprende:

 • Gli interventi fisici per adeguare il proprio corpo alla percezione che si ha di sé (interventi ‘naturali’, ormonali e/o chirurgici).

• Tutto il percorso legale e burocratico per ottenere autorizzazioni per interventi di riassegnazione sessuale e cambio anagrafico e, di conseguenza, sui documenti. Il processo di transizione può riguardare quindi il percorso di riassegnazione sessuale delle persone transessuali, ma anche la fase del crossdressing o il momento del coming out.

Percorso di riassegnazione sessuale

Normalmente, allo stato attuale, una persona che si ritiene transessuale deve in primis rivolgersi ad uno psichiatra che diagnostichi il “disturbo dell’identità di genere” (DIG). Solo dopo questa certificazione può rivolgersi all’endocrinologo per la terapia ormonale sostitutiva (estrogeni ed antiandrogeni per le trans MtF, testosterone per i trans FtM).

Successivamente, o in accompagnamento alla terapia ormonale, la persona transessuale MtF può sottoporsi a trattamenti estetici – chirurgici (rimozione barba, mastoplastica additiva, rimodellamento naso e viso, ecc.). Di norma questi interventi vengono considerati “chirurgia estetica” e sono a carico della persona transessuale. Per i transessuali FtM di norma non vi è bisogno di chirurgia estetica.

Effettuato il trattamento ormonale, secondo la legge 164/82 la persona transessuale può richiedere al Tribunale autorizzazione agli interventi chirurgici di conversione sessuale (orchiectomia e vaginoplastica e/o neo–vagina per le trans; mastectomia, isterectomia, falloplastica o clitoridoplastica per i trans). Ottenuta sentenza positiva, la persona transessuale ha diritto all’intervento sui genitali a carico del SSN.

Effettuato l’intervento, la persona transessuale deve nuovamente rivolgersi al Tribunale per chiedere il cambiamento di stato anagrafico. Ottenuta la sentenza positiva, tutti i documenti d’identità vengono modificati per sesso e per nome, con l’eccezione del casellario giudiziario e l’estratto integrale di nascita, documenti che possono essere richiesti esclusivamente dallo Stato o da Enti pubblici.

Alla fine di questo percorso, per la legge italiana un transessuale da donna a uomo diventa uomo a tutti gli effetti, compreso il diritto a sposarsi e ad adottare. Lo stesso vale per la transessuale da uomo a donna. Si rende quindi assai difficile o addirittura impossibile risalire al sesso originario di una persona.

continua…

(Antonia Monopoli)

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    «Dobbiamo dare speranza alla gente. Speranza per un mondo migliore, speranza per un domani migliore. Non si può vivere di sola speranza, ma senza di essa la vita non vale la pena di esser vissuta» Harvey Milk
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    Il MILK è un’associazione aperta a tutti, quindi anche a te! Vogliamo affrontare la realtà TBGL milanese a 360 gradi, in svariati campi e organizzando manifestazioni culturali e politiche che possano arricchire l’intera comunità cittadina. Intendiamo operare anche nell’ambito del benessere della comunità, sostenendo in primis (ma non solo) attività di collaborazione diretta con chi si occupa di lotta e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Inoltre, in qualità di associazione di cultura omosessuale, vogliamo rivolgerci alla comunità GLBT fornendo spazio che sia luogo di aggregazione e confronto.

    «La speranza non sarà mai silenziosa» Harvey Milk
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    «Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese» Harvey Milk
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