Articoli marcati con tag ‘diritti’

Solidarietà a Yuri Guaiana

Yuri Guaiana, già segretario nazionale dell’Associazione Radicale Certi Diritti e attivista LGBT, è stato arrestato in Russia, stamattina (11 maggio 2017). Si stava recando alla Procura Generale di Mosca, per consegnare le firme raccolte contro gli arresti e le detenzioni di gay in Cecenia. Ne ha dato notizia il radicale e leader dell’Associazione Luca Coscioni Marco Cappato, in un post su Facebook. Con Guaiana, c’erano anche quattro attivisti russi: Alexandra Alekseyeva, Marina Dedales, Nikita Safronov e Valentina Dekhtyarenko. Poche ore più tardi, è stato rilasciato, come ha comunicato su Twitter il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova. 

Il Circolo Culturale TBGL “Harvey Milk” di Milano esprime la propria solidarietà a Guaiana e agli altri attivisti. Benché conclusosi in poco tempo, l’episodio è un altro tassello del clima politico in Russia: quella Russia in cui la denuncia dei fatti ceceni è stata negata con disprezzo.

Just Married – Intervista con l’avv. Roberto De Felice

Il 28 aprile 2017, a Milano (via Kramer 32, ore 18:30) si terrà la presentazione del libro dell’avv. Roberto De Felice: Just Married. Il matrimonio same-sex nella giurisprudenza degli Stati Uniti (1970-2015) (Sesto San Giovanni 2016, Mimesis Edizioni). L’evento è a cura del Circolo Culturale TBGL “Harvey Milk” di Milano, insieme alla Libreria Antigone, a Percorsi – Cultura e promozione sociale e alla Rete Lenford. Il moderatore designato è l’avv. Marco D’Aloi. 

            Roberto de Felice, già Magistrato Ordinario, è Avvocato dello Stato. Come studioso si occupa di diritto comparato e internazionale, con particolare riguardo alla materia della tutela dei diritti umani. Ha pubblicato articoli su varie riviste ed è autore della traduzione della decisione Obergefell originariamente apparsa su “Il Foro Italiano”. Abbiamo deciso di scambiare qualche parola con lui, per avere informazioni che facilitino la comprensione del suo saggio.

  1. Tra il sistema politico americano e quello delle democrazie costituzionali europee ci sono sostanziali differenze? Quali?

 

Mentre gli Stati Uniti e il loro potere legislativo, il Congresso, sono competenti per un limitato numero di materie, i Parlamenti dei singoli Stati (tutti bicamerali, ad eccezione del Nebraska) sono competenti per tutte le altre, compreso il matrimonio. Ciò facendo, tanto il Congresso quanto gli Stati devono rispettare la Costituzione Federale, e, per quanto riguarda gli Stati, anche le Costituzioni di ciascuno di essi. In caso di conflitto, la norma può essere dichiarata nulla da qualsiasi giudice. Vi è un controllo diffuso di costituzionalità.

La Costituzione Federale è breve e sciatta per un giurista europeo. Per questo è essenziale l’opera dei Giudici che ne precisano il significato, con una originalità e inventiva qui impensabili: basti pensare che dalla ‘’penombra’’ del divieto di acquartierare truppe, ivi sancito, è sorto il diritto alla privacy. Dunque, le decisioni giudiziarie (specialmente quelle delle Corti Supreme Federale e Statali, precisano e ampliano il significato della Costituzione o di qualsiasi legge. Vale, per garantire l’integrità del sistema, il principio del precedente, per cui le Corti di grado inferiore devono osservare i principi stabiliti da quelle di grado superiore. Tale principio non vige in Italia.

 

  1. Dall’esterno, la società statunitense sembra piena di contraddizioni, anche dal punto di vista della condizione delle minoranze sessuali. Gli USA sono la patria dei primi movimenti LGBT; il lessico di questo tipo di attivismo è pieno di anglicismi; le università statunitensi sfornano ricerche sulla sessualità; gli Stati Uniti sono arrivati al matrimonio egualitario prima dell’Italia. Eppure, è anche il Paese in cui può scoppiare una crociata per impedire alle persone transgender di impiegare il bagno pubblico corrispondente al proprio genere. E’ il Paese dove molt* giovani LGBT vengono cacciat* di casa e dove imperversano fondamentalismi religiosi di diversa matrice. L’accettazione sociale delle minoranze sessuali, negli USA, è migliore o peggiore, rispetto a quanto avviene in Italia?

 

La stranezza evidenziata deriva a mio avviso dalla sconfitta conservatrice nella battaglia sul matrimonio. Ideologicamente, è apparso opportuno ai più retrivi ricominciare la battaglia dai fondamentali, il binarismo di genere e quindi scagliandosi contro la fluidità di genere. Nonostante questo, come dichiarato dall’illuminata Giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg, la maggiore visibilità delle famiglie gay e lesbiche ha accelerato la loro accettazione sociale. Ragioniamo: un giudice che va a trovare la nipotina e la trova con la migliore amica, ben curata, ben educata, figlia di due papà, prima o poi si convince che quella famiglia è molto simile alla propria.

 

  1. Gli USA sono una Repubblica federale. Le difficoltà incontrate nell’affermazione dei diritti LGBT sono molto diverse da Stato a Stato?

 

Certamente. Le associazioni di tutela dei diritti LGBT non a caso hanno iniziato le loro battaglie anche giudiziarie dagli Stati più progressisti, quelli del New England e la California, poi convergendo verso il centro del Paese.

 

  1. La politica degli Stati Uniti è famosa per l’impatto che le lobbies hanno su di essa. Forse, sto toccando un argomento minato, ma… quale peso hanno effettivamente le iniziative di stampo lobbistico, sull’approvazione di nuove leggi negli USA? Qual è la realtà e quale la leggenda nello spauracchio della “lobby gay”?

 

Direi poca. Solo 13 Stati hanno approvato con legge il matrimonio egualitario, molti di essi con referendum. L’infelice espressione ‘’lobby gay’’ era riferita dal Pontefice a un gruppo di prelati che, uniti dal loro comune orientamento e dalla necessità di occultarlo, avevano formato un gruppo di potere. Poi ha assunto un significato mediatico abnorme. Non esiste una ‘’lobby’’ di tal fatta, o i risultati, in Italia, sarebbero stati raggiunti prima e con maggiore ampiezza della storica Legge 76/16. La cui storia è semplice: siam stati condannati dalla Corte di Strasburgo nella decisione Oliari e dovevamo rimediare. Il primo grazie quindi al magnifico lavoro di  Alexander Schuster, che la ha patrocinata, e il secondo alla tenacia della  Relatrice del disegno di legge.

 

  1. Nel Suo libro, Lei cerca di rispondere a diversi luoghi comuni anti-matrimonio egualitario. Originalismo, morale religiosa, tradizionalismi… Ci vuole riassumere le principali obiezioni alle nozze same-sex e le relative smentite?

 

Il diritto è logica. Non è logico applicare a tutti i costi la tradizione, pena, come osservato dal massimo giurista  statunitense, Richard Posner, un conservatore, ritornare ai sacrifici umani praticati tradizionalmente e con estrema perizia dagli Aztechi. La pretesa di applicare la legge nel suo significato originario è altresì un nonsense, se quelle parole furono coniate in un mondo che non esiste più e se, nel frattempo, circa il 60% degli americani è favorevole a qualcosa, una coppia omosessuale sposata, che ad esempio nell’Italia del 1947, anno dei lavori dell’Assemblea Costituente, era inconcepibile. L’interpretazione del diritto deve necessariamente essere evolutiva oppure il diritto, coniato riferendosi a menhir, lettere di mundiburdio o burgravi, realtà non più esistenti, cessa di essere spontaneamente applicato dai cittadini. Le ricordo che nell’impero ottomano non si poté praticare la stampa sino alla metà dell’Ottocento in ossequio a divieti di origine religiosa. i più triti argomenti sembrano essere quello del cattivo influsso sui bambini, ma risulta non solo una massa imponente di studi che lo smentiscono, ma anche il dato di fatto che questi bambini esistono e sono contentissimi delle loro mamme, felici e non hanno problemi scolastici. Sono onorato dell’amicizia di alcune di queste coppie e rivedo nei loro gesti le stesse ansie preoccupazioni o felicità di mia madre, e nella spensieratezza dei loro figli quella di mia sorella, ai tempi.

 

Intervista a cura di Erica Gazzoldi Favalli

In principio

Ormai, siamo abituati a vederli così: i circoli di attivisti pro-minoranze sessuali, più o meno separatisti, più o meno recenti, più o meno conosciuti. Il Gay Pride è – possiamo dirlo con un poco di ironia – una tradizione. Ma, in principio, fu Stonewall: giorni di guerriglia urbana in un gay bar a New York (lo Stonewall Inn, appunto), innescati dall’ennesima “spedizione punitiva” della polizia (28 giugno 1969). “I froci [sic] hanno perduto quel loro sguardo ferito” disse il poeta Allen Ginsberg, che portò la propria solidarietà alla rivolta. Non occorrono altre parole per commentare il significato dell’orgoglio gay. La militanza LGBT – abitualmente accusata, oggi, di “vittimismo” ed “egoismo” – ha origine in un atto muscolare, collettivo e tenace. 

            Da quel primo rifiuto del ruolo di vittime, nacque tutto il resto: il Gay liberation front negli Stati Uniti e in Inghilterra, il Front homosexuel d’action révolutionnaire in Francia, il Mouvement homosexuel d’action révolutionnaire in Belgio e il Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano, dal significativo acronimo “Fuori”. E nacque, naturalmente, la vicenda di Harvey Milk (1930 – 1978). Gianni Rossi Barilli racconta tutto questo in  Sogno americano, il libro che accompagna il DVD del film Milk (regia di Gus Van Sant; Oscar 2009 per il Miglior Attore Protagonista e la Migliore Sceneggiatura Originale), nell’edizione Feltrinelli per la collana “Le Nuvole”.

            Harvey Milk è noto per essere stato il primo omosessuale dichiarato ad accedere a un’importante carica pubblica negli Stati Uniti. Lo divenne nel 1977, quando fu eletto supervisor (consigliere comunale) a San Francisco. Durante la sua carriera politica, smentì sempre quello che sarebbe diventato un ritornello degli “anti-omosessualisti” nostrani: “La militanza LGBT svia l’attenzione da altri problemi!” Milk cominciò innamorandosi del proprio quartiere, Castro, a San Francisco. Si alleò col sindacato dei camionisti, che volevano migliori condizioni di lavoro, boicottando una marca di birra (1973). Mentre era in carica come supervisor, promosse programmi sociali a favore degli anziani, norme sull’obbligo di raccogliere gli escrementi dei propri cani per strada e l’introduzione di meccanismi di voto maggiormente comprensibili e accessibili ai cittadini (1978). Naturalmente, non scordò i diritti civili delle minoranze sessuali. All’epoca, non si parlava ancora di matrimonio e omogenitorialità. La questione era ancor più scottante: il diritto a un posto di lavoro. Gli omosessuali non velati rischiavano il licenziamento, specialmente se docenti in scuole pubbliche. Milk, insieme all’insegnante Tom Ammiano, promosse e fece approvare un’ordinanza che vietava questo tipo di sopruso. A darsi da fare in senso contrario sarà Anita Bryant, attivista ultraconservatrice e popolare come cantante. Insieme a lei, il senatore della California John Briggs sponsorizzò la “Proposition 6” (o “Briggs Initiative”), che voleva bandire dall’insegnamento delle scuole pubbliche non solo gli omosessuali, ma anche i loro sostenitori (1978). Fu in quel clima che sventolò la prima bandiera arcobaleno (25 giugno 1978), disegnata da Gilbert Baker, sostenitore di Milk. La Rainbow Flag, simbolo dell’ideale unità nella varietà che avrebbe dovuto contrassegnare il movimento LGBT, accompagnò la Freedom Day Parade: una sorta di prototipo del Gay Pride. La pratica del coming out cominciò a delinearsi come mezzo per schierarsi a favore dei diritti civili per le minoranze sessuali e per dare visibilità alla loro esistenza. 

            La militanza di Milk cesserà solo il 27 novembre 1978, quando sarà assassinato in municipio.

            Per quanto riguarda il film tratto dalla sua vicenda, Sogno americano illustra i luoghi, le riprese e il cast. A dispetto del titolo, però, la parte più sostanziosa del libro riguarda la storia dei collettivi LGBT in Italia – argomento di maggiore interesse per il pubblico della Feltrinelli, per ovvi motivi. Abbiamo già citato il Fuori, nato sulla scia di Stonewall. Esso veniva così a innestarsi su un terreno già abitato dal famoso Sessantotto e dalla sua prosecuzione. Il Fuori nacque pertanto con una vocazione ultralibertaria, rivoluzionaria e vicina a quella della sinistra radicale. Già allora il pomo della discordia era la (dis)informazione sugli omosessuali. L’unica disponibile proveniva da psichiatri di vedute ristrette, che identificavano le minoranze sessuali con “deviati da guarire con qualunque mezzo” e “bloccati allo stadio infantile dell’eros a causa di genitori inetti” (cfr. pag. 36). La risonanza di quell’epoca basta tuttora a scatenare reazioni indignate anche davanti a semplici testi per musica leggera. Del resto, ciò che era considerato “terapia riparativa dell’omosessualità” negli anni ’70 può esser definito “da incubo” o “surreale” senza timore di esagerare: scosse elettriche (la terapia d’avversione di Philip Feldmann); lunghe sedute di ipnosi (prof. Jefferson Gonzaga); lesioni mirate al cervello (“tecnica di Reder”). Queste tecniche furono proposte a Sanremo, il 5 aprile 1972, durante un convegno del Centro italiano di sessuologia (organismo di ispirazione cattolica). Gli psichiatri trovarono ad accoglierli circa quaranta manifestanti, ben decisi a mostrare che non avevano alcuna intenzione di “farsi curare”. Per tutta risposta, gli organizzatori del congresso chiamarono la polizia, contribuendo involontariamente a rendere memorabile l’evento.

            Gianni Rossi Barilli prosegue poi con gli alti e bassi del Fuori: la scarsa presenza e visibilità delle donne al suo interno; l’attrito con le associazioni marxiste o perfino con le femministe (Milano, 15 ottobre 1972). Dal femminismo, il movimento mutuò comunque il “lavoro di presa di coscienza”: parlare del proprio vissuto confrontandolo con quello altrui. Ciò determinò una “politicizzazione del privato” e anche il superamento dei confini di classe e ideologici fra i militanti. In questo contesto, andò affermandosi uno stile tipico di Mario Mieli e poi fattosi addirittura stereotipo del “gay dichiarato”: trucco vistoso, abiti da signora, gioielli, impiegati come vistoso rifiuto del tradizionale ruolo maschile.

            Un punto di rottura netto fu la decisione di Angelo Pezzana, leader del gruppo torinese del Fuori, di federare il movimento con il Partito radicale (1974). Il gruppo milanese reagì in modo indignato, rendendosi autonomo e decidendo di dialogare piuttosto con la sinistra extraparlamentare. La strategia di Pezzana (integrazione con le “istituzioni borghesi”) si rivelò però proficua, in termini di disponibilità di fondi e di sedi.

            Rossi Barilli prosegue poi con le reazioni alla morte di Pier Paolo Pasolini, coi collettivi della seconda metà degli anni ’70, il teatro, gli ulteriori rapporti col mondo della politica. Cita gli Elementi di critica omosessuale (1977, Einaudi) di Mario Mieli, “Bibbia dei collettivi gay autonomi” (pag. 79). Mieli riprendeva le teorie di Freud sull’ “eros polimorfo” dello stadio infantile, per affermare che esso non andava “educastrato” in direzione dell’eterosessualità, ma lasciato emergere per quello che era. È probabile che il terrore dei conservatori odierni verso l’ “ideologia del gender” e la sua “imposizione ai bambini” derivi proprio dalla memoria di queste teorie.

            Attualmente, il movimento LGBT è suddiviso in una pluralità di associazioni: alcune guidate da militanti portatori dell’eredità degli anni ’70; altre giovani e desiderose di riuscire a dar voce a tutte le anime del movimento, a partire da quella bisessuale e quella transessuale. Fare il punto della storia della militanza LGBT è un modo per comprendere cosa si sia ottenuto e quale senso abbia ora proseguirla. È un modo per comprendere i luoghi comuni sul movimento, conoscerne l’origine, ma anche sapere cosa ci sia di mistificato in essi. Se Milk combatteva contro un ostracismo sociale tangibile e fortissimo, i militanti di oggi hanno a che fare con l’ipocrisia di una società che “non ha niente contro le minoranze”, ma le vorrebbe remissive e senza rappresentanti pubblici. La differenza fra dignità e tolleranza, del resto, è questa: la prima è dovuta; la seconda ha sempre un prezzo.

 

Gianni Rossi Barilli (a cura di), Sogno americano, (“Le Nuvole”), Milano 2009, Feltrinelli, 109 pp. (in allegato al DVD Milk).

 

Testi a cura di Erica Gazzoldi Favalli

DISCORSO DI UN RAGAZZO PER I POLITICI E LA SOCIETA’ CIVILE: NON SOTTOVALUTATELO

Venerdì due e sabato tre dicembre si è svolto, presso il Teatro Strehler e presso altri centri
della cultura e della politica milanese, il primo forum delle politiche sociali del Comune di
Milano: “Tutta la Milano possibile”. Le mattine di ambo le giornate sono state animate dagli
interventi di personalità di spicco, tra cui Sergio Escobar (Direttore del Piccolo Teatro di
Milano), Pierfrancesco Majorino (Assessore Politiche Sociali e Cultura della salute), Livia
Turco, Nando Dalla Chiesa, Moni Ovadia, Livia Pomodoro (Presidente del Tribunale di
Milano), Umberto Veronesi, Emanuele Ranci Ortigosa e Don Virginio Colmegna. Il
pomeriggio di venerdì il grande convegno (oltre 2000 gli accreditati per le mattine e più di
1400 per il pomeriggio) si è diviso in diversi tavoli tematici per affrontare le dieci occasioni
di confronto proposte dall’assessorato. Uno degli argomenti trattati è stato quello delle
“Pari opportunità. Idee e progetti contro ogni discriminazione”. Tralasciamo le polemiche di
chi ha rimproverato che il titolo non facesse riferimenti espliciti a omofobia e transfobia:
polemiche degne di quel protagonismo ed egocentrismo da prime donne e checche
isteriche che francamente non ci sentiamo di condividere. Ci paiono inadatte e
controproducenti in questo momento in cui inizia una nuova e, speriamo, duratura
stagione di dialogo tra le associazioni GLBT e le istituzioni della nostra città.
Di seguito riporto il discorso che ho tenuto al tavolo tematico intervenendo alla fine dei
lavori.

Discorso:
Quando ero piccolo ho imparato che il pubblico riguarda tutti, non è solo di tutti, ma è
anche dei tutti futuri. Il pubblico, io credo sia un insieme di valori morali ed etici. Pare quasi
ovvio in un consesso civile che il pubblico siamo tutti noi (milanesi vecchi e nuovi: tutta la
Milano possibile). Noi eterosessuali, noi omosessuali, noi bisessuali, noi transgender,
uomini, donne, maschi, femmine: cittadini!
Il mio panettiere parla milanese ma è egiziano, non m’interessa troppo questa differenza,
checché sia una forte differenza culturale; infatti io non parlo milanese. Però il suo pane è
buono, il migliore, e lui è un ragazzo simpatico. Perché dovrei essere turbato dalla sua
lingua!?
Io adesso sono un ragazzo, ho 21 anni e ho chiara l’idea del pubblico, faccio lo studente.
Tra qualche anno voi cittadini adulti, tra cui i politici, sarete anziani (vecchi come diciamo
noi giovani… io preferisco anziani), la situazione ci è stata mostrata stamane dal dott.
Longo. Un giorno io sarò un pilastro, m’impegno ogni giorno per diventarlo, della vostra
salute: studio biotecnologie, fate voi se questo non sia possibile. Collaboro ogni giorno al
benessere comune con l’attivismo e con il mio comportamento. Perché non ho il diritto di
stare con la persona che amo?
Noi gay, lesbiche, bisessuali, transgender siamo il vostro barbiere, il vostro cantante o
calciatore preferito, il vostro meccanico di fiducia, la persona gentile che si alzerà quando,
stanchi, salirete sull’autobus per lasciarvi il posto.
Noi non vi chiediamo più di accettarci, noi siamo già inclusi nella società, rispettiamo i
doveri del cittadino italiano (sanciti dalla Costituzione): siamo tutti cittadini italiani. Perché
allora, se i doveri del cittadino italiano discendono dalla Costituzione e sono subordinati ai
diritti, noi non godiamo di questi ultimi come gli altri? Perché non abbiamo diritto di essere
e di amare? Noi vogliamo che nella nostra Milano possibile una persona transgender
possa vedere tutelata la sua identità vera, non l’identità sancita dalla genetica (penso al
presidente della mia associazione che ogni giorno combatte le discriminazioni sulla sua
pelle).
Il diritto di essere è di tutti, donne, uomini, maschi, femmine, etero e non, transgender:
liberi, non vessati.
La legge adesso deve adattarsi e tutelare questa realtà. Il contrario non è possibile, non lo
è più!

Gli atti del convegno sono reperibili a questo link:
http://www.facebook.com/forumpolitichesociali?sk=wall

Qui i filmati registrati da affaritaliani.it:
Prima parte: http://www.youtube.com/watch?v=qz4NkQXjhVs&feature=relmfu
Seconda parte: http://www.youtube.com/watch?v=uv11HNIHHWc&feature=relmfu
Terza parte: http://www.youtube.com/watch?v=IyKYZ8J8xmE&feature=relmfu
Quarta parte: http://www.youtube.com/watch?v=j7VAfMIq7Yg&feature=relmfu
Filmato uno: http://www.youtube.com/watch?v=Ov_LtRp6gFc
Filmato due: http://www.youtube.com/watch?v=oJ1rCXQ_XR8

Quando indicare non è solo maleducazione

Tanto tuonò che piovve. Abbiamo sperato fino all’ultimo che l’idea di un outing collettivo dei politici italiani omofobi, promossa inzialmente da Equality Italia, fosse una provocazione, e non una prospettiva reale. Evidentemente, ci sbagliavamo.

L’outing è la forma più violenta con cui la sessualità di una persona viene resa pubblica. La più violenta perché tale pubblicità avviene senza il consenso – e contro la volontà – della persona coinvolta.

La scelta di rendere pubblica la propria sessualità è un diritto personale, nessuno può arrogarsi tale diritto e compiere tale scelta per gli altri. Nemmeno se questi “altri” sono persone inaffidabili, o detestabili, o politicamente scorrette. E, tantomeno, non tramite un pubblico indice di inquisitoria memoria. Leggi il resto di questo articolo »

Riparte “Think Milk… be King!”: primo appuntamento con Piergiorgio Paterlini

Dopo il grande successo dello scorso anno, riprendono anche per la stagione 2010/2011 gli appuntamenti con “Think Milk… be King!“, la rassegna di domeniche culturali a cura del Milk. La prima data ripropone anche la collaudata collaborazione con il locale King di Milano.

Il primo evento, in calendario il 24 ottobre alle ore 18, vedrà la partecipazione di un ospite d’eccezione: sarà con noi Piergiorgio Paterlini, giornalista e autore di opere tradotte in otto paesi, tra cui “Matrimoni” e quel “Ragazzi che amano ragazzi” che – pubblicato quasi venti anni fa – è ancora attualissimo nel descrivere la condizione, ma sopratutto lo stato d’animo, dei ragazzi che si sorprendono ad amare altri ragazzi. Leggi il resto di questo articolo »

Il silenzioso deflagrare della speranza

Se la democrazia esprime nel voto alle urne la sua essenza, si può parimenti sostenere che la libertà trovi il suo momento di massima espressione nella manifestazione del proprio pensiero. E quale può essere la migliore manifestazione del proprio pensiero, se non lo sfilare in piazza per mostrare ai propri concittadini ciò che muove il profondo del nostro animo?

È con questo spirito che intendiamo solidarizzare con i cinquecento eroici partecipanti al Gay Pride di Belgrado. In una nazione come la Serbia, dove la comunità GLBT non ha diritto di esistere, i “soli” quindici minuti di manifestazione e le “sole” cinquecento persone presenti al Pride hanno rappresentato una cristallina conquista di libertà. Di più: i quindici minuti e le cinquecento persone rappresentano non solo un importante passo verso l’emancipazione delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali, ma anche un importante passo verso la democratizzazione della Serbia. Leggi il resto di questo articolo »

IN PROM WE TRUST

Proprio quando il Parlamento varava la storica riforma del sistema sanitario nazionale; mentre Obama firmava la prima e finora unica conquista del suo mandato a più di un anno dall’elezione (consapevole, poverello, che il Nobel sulla fiducia ancora non se l’è riguadagnato) e per l’occasione pronunciava un bel discorso di sana retorica che, si sa, agli americani piace tanto; insomma, mentre si compiva un passo epocale per la democrazia “made in USA”, ecco che dal North Dakota al South Carolina già s’apriva un nuovo dibattito destinato a dividere nuovamente gli americani.

L’accostamento forse stonerà alle orecchie di noi raffinati europei, ma è bene non fare gli snob, per una volta, e concentrarci sui fatti. A Fulton, nello Stato del Mississipi, la Itawamba Agricultural High School (eh, lo so: il nome dell’istituto lascia a desiderare, ma ve l’ho detto di non fare gli snob!) si prepara come ogni anno al tradizionale “prom”, il ballo di fine anno.
E qui sta la vera notizia per noi europei: il ballo di fine anno nelle scuole superiori americane non è una trovata hollywoodiana: esiste davvero! E se lo fanno alla Itawamba Vattelapesca School di Fulton, c’è da credere che lo facciano proprio dappertutto.
Perfino gli ingredienti pare siano davvero quelli tramandati da una gloriosa tradizione di film, da Grease in poi: abiti ed acconciature orribili per le signorine, giacca e cravatta (quest’ultima rigorosamente inguardabile) per i cavalieri, un Re e una Regina eletti tra i più popolari e cool della scuola, l’immancabile ponce, l’immancabile sbronza con ben altre bevande alcoliche e per alcuni l’ultima possibilità di perdere la verginità prima del college… Leggi il resto di questo articolo »

L’abominevole diritto.

Matteo_IMG_3653

Secondo appuntamento con Think Milk… Be King!. Dopo il successo (grazie!!!) del primo incontro dedicato alla transessualità, Milk Milano propone (domenica 24, ore 18, presso il King di via Derna 19 – MM2 Cimiano) un tardo pomeriggio con Matteo Winkler, incardinato presso l’Università Bocconi. Matteo è già stato nostro ospite in occasione del convegno sul Matrimonio Omosessuale presso l’Università Statale di Milano lo scorso Giugno. Argomento della serata sarà, questa volta, il lavoro che Winkler sta realizzando in preparazione del suo prossimo libro, e che si può riassumere in sostanza nell’espressione: i gay e la legge in Italia. A fare da spalla a Matteo il nostro ex viceportavoce, Gabriele Strazio, che con lui collabora alla stesura di un volume di prossima pubblicazione che avrà lo stesso titolo del nostro incontro.

Potrebbe essere questa l’occasione, per chi non conoscesse la realtà legislativa e giuridica italiana riguardo ai nostri diritti e tutele, di scoprire qualcosa di nuovo o chiarirsi un po’ le idee in modo semplice e diretto, nel contesto, come sempre, di un clima amicale e sereno. A seguire lo strepitoso faraonico e apocalittico happy hour del King (mica pizza e fichi!).

Matteo Winkler è avvocato in Milano, dove si occupa di contenzioso commerciale e arbitrale, domestico ed internazionale. Ha conseguito un dottorato di ricerca in diritto internazionale dell’economia presso l’Università Bocconi e un master presso la scuola di legge dell’Università di Yale, specializzandosi, tra l’altro, in diritto della discriminazione e partecipando, all’interno del gruppo LGBT della facoltà, a iniziative giudiziarie in materia di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale all’interno delle forze armate. Si occupa di temi LGBT, sui quali ha tenuto diversi seminari, ed è socio della Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBT.

Contattaci

Contattaci a
presidente@milkmilano.com

I nostri laboratori

Teatro
Una domenica al mese, con Alessandro Martini
per info: teatro@milkmilano.com

Meditazione
una volta al mese, di giovedì, alla Sede Guado
per info: meditazione@milkmilano.com

AMA Relazioni Affettive
un martedì si e uno no, alla Sede Guado
per info: ama@milkmilano.com

AMA Identità di Genere
un giovedì si e uno no, alla Sede Guado
per info: transgender@milkmilano.com

Eventi Culturali
per info: Marco D'Aloi
vice@milkmilano.com

Sportello TiAscolto
per info: Stefano Ricotta
tiascolto@milkmilano.com

Progetto Bisessuali
per info: Davide Amato
bisessuali@milkmilano.com

Progetto Crossdressing
per info: Sabrina Bianchetti
crossdressing@milkmilano.com

Commenti recenti
    Calendario posts
    maggio: 2017
    L M M G V S D
    « Apr    
    1234567
    891011121314
    15161718192021
    22232425262728
    293031  
    MILKTV
    Accendici, siamo on-line!!!
    «Dobbiamo dare speranza alla gente. Speranza per un mondo migliore, speranza per un domani migliore. Non si può vivere di sola speranza, ma senza di essa la vita non vale la pena di esser vissuta» Harvey Milk
    IERI
    PARTECIPA
    Il MILK è un’associazione aperta a tutti, quindi anche a te! Vogliamo affrontare la realtà TBGL milanese a 360 gradi, in svariati campi e organizzando manifestazioni culturali e politiche che possano arricchire l’intera comunità cittadina. Intendiamo operare anche nell’ambito del benessere della comunità, sostenendo in primis (ma non solo) attività di collaborazione diretta con chi si occupa di lotta e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Inoltre, in qualità di associazione di cultura omosessuale, vogliamo rivolgerci alla comunità GLBT fornendo spazio che sia luogo di aggregazione e confronto.

    «La speranza non sarà mai silenziosa» Harvey Milk
    Legale Trans
    Sportello di orientamento legale Trans
    Convenzioni
    Tutti i negozi, locali ed esercizi convenzionati con Milk Milano! Clicca qui.
    «Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese» Harvey Milk
    Mug!

    Scarica il nuovo numero di Mug!

    Siamo così
    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001