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“Io, Lauro e le rose”: intervista con Mario Artiaco

Il 19 maggio 2017, alla Libreria Antigone di via Kramer 20 (Milano), alle ore 18:30, il Circolo Culturale TBGL “Harvey Milk” accoglierà Mario Artiaco e il suo libro: Io, Lauro e le rose (2017, Di.Ar.Ma.). Ecco cosa l’autore stesso dice del proprio romanzo autobiografico. 

 

  1. Tu sei etero, ma ti batti per i diritti delle minoranze sessuali. Cosa può spingere una persona che gode della cosiddetta “normalità” a occuparsi di questioni LGBT?  

          Sono etero ma, ti prego, detesto le etichette. Mi batto per la normalità, quella che io, in qualità di eterosessuale, non sento rappresentare. La normalità non esiste, perché non siamo tutti uguali e quello che per me è “normale” per altri non lo è. Siamo tutti profondamente diversi e non per una questione di natura sessuale: siamo diversi a prescindere e per milioni di differenze che ci distinguono. Ognuno è la sfumatura irripetibile di una tinta, di una cromatura e ogni individuo è indispensabile alla Bellezza del tutto. 

Ho fatto un percorso di vita e ho incontrato persone meravigliose lungo il cammino: come il gigante buono, il protagonista del mio romanzo, che, con il suo esempio mi ha educato alla conoscenza e ha reso naturale la mia scelta di sostenere i diritti delle persone LGBT. Mi ha tratto via dall’ignoranza con la sua storia, la sua umanità, il suo immenso cuore. Sono figlio di una generazione in cui i genitori non parlavano di nulla, tanto meno di omosessualità, e questo è uno dei mali più grandi del nostro tempo: l’ignoranza! Ho avuto timore e sono stato disorientato quando, davanti agli occhi, mi si è posta la verità inconfutabile della sua natura. Ho avuto bisogno di tempo per prendere coscienza e conoscere una realtà così radicata ma, per me, del tutto nuova. 

Non bisogna essere un panda per sostenere il WWF e non bisogna avere in casa o tra gli amici intimi Piergiorgio Welby o Fabo per assecondare la volontà di chi vuole ricorrere a ciò che dovrebbe essere il diritto alla libertà di porre fine alla propria esistenza. Quindi è certo che non bisogna essere (necessariamente) omosessuali per difenderne i diritti. Sartre diceva che: “Nel silenzio si diventa complici”, e, aggiungerei, carnefici. È una questione di sentire, di impegno civile, morale. Non ci trovo nulla di straordinario in ciò, mentre ancora mi stupisco e non mi arrendo all’indifferenza e all’ignoranza.

  1.       Io, Lauro e le rose è il tuo primo libro? Ne hai scritti altri?

            Due nel cassetto e ancora voglia e desiderio di scrivere tanto, ripromettendomi e sperando che qualcuno mi fermi quando sarà tempo: quando non riuscirò più a imprimere emozioni e quando leggere delle mie elucubrazioni mentali sarà diventato un peso e non più un piacere. Io, Lauro e le rose è stato il secondo in ordine cronologico ad esser scritto, ma il primo che doveva venire fuori: una necessità impellente, un tributo voluto, sentito, una storia che, per quanto a tratti dura e cruda, non può e non deve essere taciuta.

  1. L’hai definito “un libro-denuncia”. Effettivamente, è molto crudo, sia nella descrizione degli abusi subiti da Raffaele, che in quella della sua malattia. Nessun editore, fra quelli che hai contattato, te l’avrebbe pubblicato integralmente. Pensi che la stampa italiana abbia problemi di libertà, dopotutto?

             La proposta in particolare di una grande casa editrice è stata raccapricciante, volta a un taglio prettamente commerciale. Volevano omettessi passaggi fondamentali in luogo di argomenti di tendenza (comunque di enorme interesse e attualità), ma assolutamente fuori luogo, in una storia autobiografica. Si offrivano anche di scrivere un paio di capitoli, se non me la fossi sentita o non ne fossi stato in grado e, se avessi ceduto, avremmo scritto un altro romanzo: una fiction e non quello che ho narrato. Di qui la scelta consapevole, pregna di sacrificio ma che non baratterei con nessun’altra proposta: l’auto pubblicazione. La storia è rimasta tale, quella del gigante buono. I personaggi, ai quali in parte ho cambiato i nomi, sono quasi tutti identificabili. Il luogo in cui si svolge l’intero romanzo è un piccolo paesino di provincia del sud Italia. Chi leggerà, e vive e conosce quei luoghi, non avrà alcun dubbio circa l’identità in particolare di alcuni coprotagonisti. È un libro denuncia, senza mezzi termini. E chi vuole contrapporre il suo volto al mio e desidera denunciarmi lo faccia pure. 

L’editoria in genere naviga in brutte acque. Anche il mondo delle pubblicazioni sta cambiando, nonostante gli ordini di scuderia tentino di tarpare le ali a chi si auto produce. Ci sarebbe anche la libertà di trattare determinate tematiche e mettere a nudo certe realtà, come provo a fare nel mio romanzo; ma, per far si che accada ciò, ci vorrebbero editori con le palle. Discorso ben diverso è quello delle librerie indipendenti. Ho trovato svariati librai, splendido termine desueto e razza in estinzione, disposti a credere in questa storia, a presentarla e a perorare la causa che sostengo e il messaggio che avrei presunzione di trasmettere. 

  1. I contenuti del romanzo non sono altro che i tuoi ricordi, riguardanti i tuoi amici, in special modo Giovanni/Raffaele. In che modo hai rielaborato la realtà? Hai omesso qualcosa? Hai accentuato altro? Le parti in corsivo mostrano te e Giovanni/Raffaele intenti a rievocare il passato… Si tratta di colloqui realmente avvenuti o di una finzione letteraria?

             Prendemmo davvero l’imbarcazione, e partimmo. Io e Lauro eravamo fuori di testa, due adolescenti in cerca di gloria, Raffaele invece aveva una motivazione forte, seria, drammatica: cercava di fuggire. La storia è totalmente autobiografica; ho cercato di attenermi e contenermi con i racconti ai frangenti significativi e che ricostruissero la sostanza di una vita dolorosa e, nonostante tutto, vissuta con enorme dignità. Il gigante buono era un grande uomo e colmo di dignità. 

Ho dovuto di certo tagliare moltissimo, in termini di pagine e aneddoti. Inizialmente, il racconto contava più di mille pagine; il romanzo pubblicato è di “sole” 380. 

Come giustamente sottolinei nella domanda, ho distinto i dialoghi diretti tra me e Raffaele usando il corsivo, in modo da cercare di aiutare il lettore nei frequenti cambi dei piani temporali. I colloqui sono comunque reali e datati. Annotavo tutto a ogni incontro e già dalla Pasqua del 2012 cominciai a dar forma al romanzo.

  1. Dev’essere dura mettersi al tavolino ed eviscerare così i propri ricordi più cari… È stato difficile scrivere Io, Lauro e le rose? O avevi psicologicamente bisogno di scriverlo?

              È stata l’unica operazione necessaria, possibile: la catarsi. È stato dolorosa viverla e indispensabile vomitarla. A volte in forme, lessico e descrizioni crude. Ho scritto per Amore e con la forza del dolore. Se non avessi raccontato, sarei rimasto fermo al 16 dicembre 2012 e, soprattutto, avrei tradito la promessa fatta al gigante buono. Voleva chiudere il viaggio terreno senza rimorsi e rimpianti e voleva che questa storia giungesse a chi ha vissuto giorni come i suoi.

  1. Com’è stata l’accoglienza della tua opera, nei circoli LGBT italiani?

              Nella stragrande maggioranza dei casi, sono stato accolto con commozione, gioia, addirittura gratitudine. Le persone LGBT di molti circoli italiani mi dicono grazie; ma, in realtà, sono io che dico grazie a loro. L’amicizia con il gigante buono mi ha arricchito in maniera determinante e mi ha reso una persona migliore, facendomi accostare e conoscere tutti i meravigliosi colori dell’arcobaleno, tutte le diversità. In questa diversità che completa ogni essere umano, solo se vissuta e condivisa in tutte le sue forme, apprezzo con occhi nuovi la grande bellezza. 

  1. In un passo del romanzo, una delle persone accorse a visitare la salma di Raffaele si stupisce del fatto che tu (al contrario degli altri amici del defunto) non sia gay. Il tuo personaggio, però, risponde: “Oggi, sono gay anch’io”. È il motto del tuo essere attivista?

             Sono attratto dalla sesso femminile, è attraverso le forme del corpo di una donna che provo piacere, libidine e orgasmi. 

Ma, se la maggior parte del mondo etero sostiene che le persone LGBT siano malate, infettive, persone da curare e gli omosessuali invece si difendono e si battono per i loro diritti, e non solo, ma anche quelli di tantissime altre minoranze, allora io sono dalla parte dei gay, sono gay anch’io, nel mio modo di pensare e combattere ogni forma di discriminazione sono gay. E ne sono orgoglioso. 

Intervista a cura di Erica Gazzoldi.

Tra(n)sparenti

Cosa significa vedere la mamma “diventare un uomo”? O il papà “diventare una donna”? Alcune persone transgender fanno coming out e cominciano una transizione piuttosto tardi, quando si sono già create una famiglia. Il loro percorso comprende dunque la necessità di spiegarsi ai figli, di far comprendere cosa sta succedendo… perché una persona così importante per loro sta andando incontro a una trasformazione fisica tanto radicale, pur essendo la stessa di sempre e amandoli come prima. 

Ne parlerà il seminario Tra(n)sparenti. L’esperienza della transizione dal punto di vista dei figli, organizzato presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona, dal centro di ricerce PoliTeSse – Politiche e Teorie della Sessualità. L’evento è firmato anche dal logo di FamilyLives, ricerca sulla genitorialità nelle coppie same-sex condotta da un team dell’Università di Verona e della University of California Berkeley. La moderazione, per l’appunto, sarà affidata a Federica de Cordova e a Giulia Selmi, che partecipano a FamilyLives. 

Interverranno: Egon Botteghi, in rappresentanza di Intersexioni e di CIRQUE – Centro Interuniversitario di Ricerca QueerAlessandra Delli Veneri, psicoterapeuta e sessuologa clinica dell’Università di Napoli.

L’appuntamento è per venerdì 5 maggio 2017, alle ore 14:30, presso l’Aula Riunioni di Palazzo Zorzi (2° piano), Lungadige Porta Vittoria 17, Verona.

Elevazione – In memoria di Alessandro Rizzo

Presso l’Antico Palazzo Biancardi in una storica zona imperiale – culla dell’antiquariato cittadino, inaugura: ELEVAZIONE, una mostra fotografica concettuale firmata dall’artista Giulio Crosara– classe 1984 – si terrà nel cuore di Milano, dal 13 aprile al 7 maggio presso Alson Gallery, Via S. Maurilio 11 Milano.

Vernissage 12 aprile ore 18.00 
 

Elevazione è un progetto espositivo fotografico site-specific dell’artista Giulio Crosara per Alson Gallery.

Ogni elemento della galleria è studiato per restituire l’esperienza dell’innalzarsi. L’altezza del soffitto di 5,29 metri, il colore bianco del pavimento e la sua riflessione, ogni particolare della struttura espositiva ha una sua funzione e produce  un rapporto armonico con le opere installate.

Una passerella sopraelevata realizzata per la mostra accoglierà il visitatore e, percorrendola, si avrà una prospettiva sempre diversa, godendo di una visione espositiva non convenzionale.

Lo sguardo dall’alto è libero di spaziare.

Esiste un ponte che si erge dalla profondità del reale e porta all’elevazione.

Elevazione è dedicata alla memoria di Alessandro Rizzo, giornalista, critico d’arte e vicepresidente del circolo culturale Harvey Milk Milano, scomparso a soli 39 anni nel gennaio scorso. Rizzo, attivo anche nella politica, era noto per i numerosi progetti e impegni culturali e artistici a cui si dedicava: fondatore di Rapporto di Minoranza e del circolo Arci Equinozio, redattore di Cinemaindipendente.it, vicedirettore di Segreti di Pulcinella, curatore di mostre e organizzatore di presentazioni di libri.

Rassegna stampa on line:

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Informazione

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Il Milano

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Fermata Spettacolo

Allevents.in

MPEFM

 

 

1° Milk Party: non prendere impegni per il 2 e 4 luglio!

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Tavola rotonda Matrimonio Omosessuale

Presentazione Chiara Martucci

Introduzione Patrizia Borsellino

Stefano Aresi

Paola Ronfani

Chiara Bertone

Fabio Regis

Persio Tincani

Daniela Danna

Matteo Winkler

Davide Galliani

Francesco Bilotta

Dibattito e conclusione

Per scaricare l’intera conferenza, clicca QUI

Oggi non mancare: IL MATRIMONIO OMOSESSUALE ti aspetta.

ggi si svolge uno degli eventi più importanti che Milk Milano abbia organizzato.

Presso l’Università degli Studi di Milano – Facoltà di Scienze Politiche si terrà la tavola rotonda “IL MATRIMONIO OMOSESSUALE – Parità di diritti e riconoscimento sociale”.

Aperta al pubblico e organizzata da Milk Milano, l’evento nasce dalla collaborazione con Rete Lenford e il Centro Interdipartimentale di Studi e Ricerche “Donne e Differenze di Genere”.

Vi aspettiamo numerosi presso l’Aula 5 in via Conservatorio 7, dalle 15.00.

Per maggiori informazioni ecco il programma

42-20281249

Milk Official Party vieni con noi!

Cari lettori e lettrici, oramai è quasi tutto pronto.
In occasione dell’anteprima e dell’uscita del film “Milk” (il 22 gennaio presso il Cinema Apollo e dal 23 gennaio in tutti i cinema), si terrà l’official happy hour a tema, presso l’esotico ed esclusivo”Maraja Indian Bar” (fermata MM2 P.ta Genova).
Avete voglia di fare quattro chiacchere con noi, scoprire finalmente i nostri volti, avere un assaggio di quello che sarà l’attesissimo film di Gus van Sant? Tutto questo (e molto altro ancora) sarà finalmente possibile domani, a partire dalle 18,30 fino alle 24, così che tutti possano partecipare, da chi è solito andare a letto con le galline alle 20 a chi invece normalmente rivede il cuscino non prima delle 3 del mattino.
Se non avevate ancora deciso dove cenare o dove sostare prima della discoteca, ecco una valida alternativa alle solite e scontatissime soluzioni del sabato sera, non lasciatevela scappare! Non restate a casa a guardare il Grande Fratello mangiando la solita minestra, un aperitivo esotico, un’attraente location e tutti i membri dello Staff del Milk vi aspettano! Non mancate!

Day Without A Gay

Oggi negli USA si protesta. Si protesta perché uno dei nostri fondamentali diritti, quello al matrimonio, in California è stato prima garantito e poi abolito da un referendum (la Proposition 8).
Oggi i gay e le lesbiche d’oltreoceano sono invitati a non recarsi al lavoro, ad oscurare i propri siti, a far sentire al mondo che li circonda che non possiamo esistere solo quando serviamo nello svolgimento del nostro lavoro o nel servizio alla società civile, ma che dobbiamo esistere anche quando torniamo a casa e necessitiamo di avere la sicurezza che il nostro amore è tutelato e riconosciuto dalla legge. Dobbiamo esistere anche quando vogliamo che esso sia pubblicamente difeso se attaccato dalla violenza o dai deliri ideologici di qualcuno, esattamente quanto lo è quello di qualunque eterosessuale. Dobbiamo esistere per come siamo e non per come una maggioranza vorrebbe che fossimo, e dobbiamo esistere anche nel momento in cui decidiamo di dire “sì” alla persona che amiamo.
Il Milk si unisce nel suo piccolo alle proteste delle nostre sorelle lesbiche e dei nostri fratelli gay statunitensi in questo giorno di protesta. Non si può cancellare un diritto fondamentale dell’uomo con un referendum.
Noi omosessuali siamo qui, nelle strade su cui camminate anche voi etero, siamo i vostri figli, talora i vostri padri, siamo i vostri colleghi di lavoro, i vostri allievi e i vostri maestri nelle scuole, i vostri amici al bar, i vostri medici, i fornai da cui comprate il pane, ecc… Non è giusto pretendere la nostra presenza solo quando c’è bisogno di noi e nei modi che ci vengono imposti da una maggioranza che ci discrimina.

Pretendiamo di essere presenti anche sulla carta su cui è scritta la legge relativa alla parola “matrimonio”. Se non ci volete lì, non ci avrete da nessuna altra parte.

Stà arrivando … Poppea!

Mancano pochi giorni a “L’incoronazione di Poppea” la grande serata di beneficenza a Milano, in occasione del World AIDS Day 2008, organizzata da A.S.A. e il cui incasso sarà interamente devoluto al Progetto di Accompagnamento delle persone sieropositive coordinato da A.S.A.

In attesa di questa elettrizzante serata vi proponiamo una raccolta di articoli e post apparsi su vari siti italiani nelle ultime settimane.

Buona lettura…e se avete altre segnalazioni da farci non esitate a inserire un commento.

[…]Il cast sarà protagonista di un vivace spettacolo curato dalla regista Paola Reggiani, che ha trasposto la vicenda presso la corte imperiale giapponese, tra splendidi kimono originali e continue citazioni cinematografiche.
http://www.arcigay.it/citta-unite-contro-hivaids-2008

[…] La data è il 1 dicembre: il World Aids Day, la giornata mondiale contro l’Aids, compie vent’anni. Un appuntamento importante per riflettere e ricordare di non abbassare la guardia e continuare a promuovere iniziative di prevenzione.
Fra i tanti interventi in programma, l’Asa propone […] a Milano, il 1 dicembre alle 20, a sostegno del progetto di accompagnamento Asa, il Teatro Dal Verme ospita una serata benefica con il celebre ensemble La Venexiana e Claudio Cavina. Si tratta dell’unica tappa italiana della tournée internazionale de L’incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi nel nuovo allestimento curato da Paola Reggiani
http://viaggi.corriere.it/dove_consiglia/eventi/2008/aids_world_day_20/eventi_aids_day_2008.shtml

[…] La sensuale musica di Monteverdi, Cavalli, Sacrati e Ferrari, e lo scabroso ed esplicito libretto di Giovan Francesco Busenello raccontano il trionfo dell’amore in tutte le sue forme nel violento intreccio di sesso, morte e politica che portò all’ascesa al trono di Poppea Sabina accanto all’imperatore Nerone.
http://www.freeblogging.it/in-concerto/progetti-musicali/L-incoronazione-di-Poppea-con-La-Venexiana-Concerto-per-il-World-Aids-Day-2008.html

Il 1 Dicembre p.v., in felice coincidenza con l’apertura della grande settimana di festa e cultura che si chiuderà con la prima della Scala e Sant’Ambrogio, La Venexiana, diretta da Claudio Cavina (vincitori del GRAMOPHONE AWARD 2008), offrirà in una serata di beneficenza presso il Teatro Dal Verme, nel cuore di Milano, l’unica tappa italiana della tournée internazionale della nuova produzione de L’incoronazione di Poppea, attribuita a Claudio Monteverdi.
http://www.mariomieli.org/spip.php?article814

[…] Il dramma racconta con straordinaria efficacia, tra scene comiche e tragiche, il trionfo dell’amore in tutte le sue forme nel violento intreccio di sesso, politica e morte che portò all’ascesa al trono imperiale di Poppea Sabina.
http://www.notiziegay.com/?p=20705

[…] Consigli della settimana:
La Venexiana direttore Claudio Cavina Nerone ossia L’incoronazione di Poppea musica attribuita a C. Monteverdi, Teatro Dal Verme, Milano, 1 dicembre, incasso interamente devoluto ad ASA Associazione Solidarietà Aids;
http://www.radio.rai.it/radio3/view.cfm?Q_EV_ID=268406

La Venexiana offre gratuitamente questa rappresentazione alla città di Milano per sensibilizzare il pubblico alle tematiche dell’aids e per raccogliere fondi per i progetti di ASA. Perché questa scelta?
Perché credo che non si possa fare altrimenti! Anzi, credo proprio sia un dovere di noi artisti impegnarsi affinché se ne parli più spesso. La Venexiana ha offerto già due anni fa una rappresentazione di Orfeo a favore di una cooperativa per l’inserimento lavorativo dei disabili mentali. A me sembra impossibile che ci sia ancora un tabù sull’AIDS: è problema riguarda tutti, al di là dell’orientamento sessuale, della classe sociale… al di là qualunque cosa. Stavamo iniziando con il gruppo il lavoro su Poppea quando un mio collaboratore mi ha segnalato l’esistenza di ASA.

intervista a Claudio Cavina
http://cultura.cronacacity.com/?p=172

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