Articoli marcati con tag ‘HIV’

Progetto Benessere

In questi anni il milk è stato in prima linea su tematiche di prevenzione delle MTS (Malattie a Trasmissione Sessuale).
In passato abbiamo raggiunto i giovani tramite banchetti informativi sulla salute, o dedicando volantinaggi alla salute sessuale delle donne (come lo scorso 1 dicembre). Come consulenti disponiamo di personale medico e di una psicologa. Alcuni volontari del progetto hanno usufruito dell’ospitalità e della collaborazione dell’associazione ASA Milano per formarsi ed aggiornarsi sulle MTS e su come dialogare con persone curiose o con le idee confuse sull’argomento.
Grazie, invece, alla collaborazione di ALA Onlus, siamo venuti a contatto col mondo della prostituzione trans e, dopo la formazione fatta con la volontaria Antonia Monopoli, abbiamo organizzato delle uscite di strada che avevano come obiettivo quello di offrire ai/alle sex workers del tè durante le fredde serate d’inverno e dare informazioni sul centro polifunzionale di Viale Jenner, che offre consulenza legale, psicologica, medica e del lavoro.
Con l’associazione CEAS invece abbiamo recentemente avviato un lavoro simile ma concentrato sulla prostituzione maschile. Abbiamo partecipato ad alcune uscite formative con gli operatori ceas e il progetto dovrebbe ora contenere sia uscite di strada in aree di prostituzione maschile, sia il raggiungimento degli escort tramite canali informatici.

Regalati anni di vita in salute!

Giovedi 9 settembre, in Piazza della Scala, alla presenza del Sindaco Letizia Moratti, dell’Assessore alla Salute Giampaolo Landi di Chiavenna e di numerose personalità del campo medico, è stata presentata alla stampa e agli interessati l’iniziativa REGALATI ANNI DI VITA IN SALUTE, coordinata e finanziata dal Comune di Milano con la collaborazione del Prof. Umberto Veronesi, degli Ospedali San Raffaele e Sacco di Milano, di ANLAIDS, e con il supporto di Farmindustria.

Lo scopo dell’iniziativa, come detto dall’Assessore Landi di Chiavenna, è di diffondere una vera cultura della salute e del benessere per i cittadini, anche a fronte del pericolo HIV. Una struttura mobile, da Settembre a Dicembre, percorrerà vie e piazze di Milano offrendo alla cittadinanza informazioni, consulenza e test specifici, servizi erogati da personale medico, paramedico e psicologi. Questi esami consentiranno al cittadino di verificare il proprio stato di salute e di effettuare anche dei test per patologie mirate.

Nella struttura mobile, seguendo un calendario diviso in zone e giornate, si potrà discutere di:

ALIMENTAZIONE E CORRETTI STILI DI VITA

PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE

PREVENZIONE AIDS con test salivare

CELIACHIA

PREVENZIONE OSTEOPOROSI

LOTTA ALLA SCLEROSI SISTEMICA

LOTTA AL FUMO

SALUTE E RESPIRO

SALUTE PELLE

SALUTE VISTA

PREVENZIONE MAL DI SCHIENA

PREVENZIONE TRAUMI DA SPORT E DOLORI ARTICOLARI

PREVENZIONE ALLERGIE RESPIRATORIE

IL BISOGNO VACCINALE DELL’ADOLESCENTE

Ribadiamo che sarà possibile effettuare GRATUITAMENTE gli esami previsti. Milk Milano organizzerà una “Giornata del test” per recarci tutti insieme ad effettuare il test HIV.

Qui a lato il calendario completo delle piazze che ospiteranno i test e i punti informativi relativi all’AIDS. Per una presentazione completa dell’iniziativa, visita il sito.

Raffaello Della Penna

News dalla lotta alle MTS

Pur non essendo un medico, ma un semplice volontario, sono stato accreditato come rappresentante del Milk e come Volontario del Cassero Salute di Bologna all’ultimo Congresso Nazionale di Virologia Medica, tenutosi a Milano gli scorsi 5, 6 e 7 Maggio. Numerose sono state le presenze di medici e virologi anche a livello internazionale. Eccovi la breve cronaca di quanto avvenuto e detto.

Il primo giorno di lavori verteva sui virus dell’influenza, specificatamente A. Nel pomeriggio vi è stata la tavola rotonda su Immunità Genetica e Infezioni Virali tenuta dal Prof. De Rossi (Università di Padova). Si è riscontrato un numeroso aumento in Italia di casi di Epatite A, B e C, a causa della insufficiente informazione e sulla ridotta prevenzione tramite vaccinazione da parte della cittadinanza.

Nella seconda giornata sono stati toccati i temi realativi alle infezioni virali post trapianto con interventi di un gruppo di ricerca dell’Ospedale di Bergamo presieduto dalla Dott.sa Callegaro. Molto interessante, poi, è stato l’intervento dell’Infettivologo Dott. Borderi di Bologna, sulle malattie ossee per persone infette da HIV.
Altro tema importante emerso è  il costo dei farmaci per persone colpite dai HIV AIDS
: offrendo i dati relativi alla sola Regione Lombardia, sul totale della spesa medica regionale, per tali pazienti risulta spesa una cifra enorme, indice del fatto che il numero degli infetti in cura cresce ponendo sempre più  questioni logistiche al sistema sanitario. I dati sono stati forniti dal Prof. Filice di Pavia. Leggi il resto di questo articolo »

Storia minima dell’HIV nel cinema: i “capisaldi” del genere /2

…segue (la prima puntata è qui)

Philadelphia (1993) di Jonathan Demme

Finalmente nel 1993 anche Hollywood decide di trattare, a suo modo, il tema AIDS. Grande budget, protagonisti due star di prima grandezza come Tom Hanks e Danzel Wahsington (prima di loro Daniel Day-Lewis, Michael Keaton, Andy Garcia, Bill Murray e Robin Williams avevano rifiutato il ruolo) più un contorno di grandissimi caratteristi, tutti al servizio di regista talentuoso.
La storia è alquanto semplice: un ricco e affermato avvocato gay (velato) di Philadelphia perde il lavoro quando nel suo studio si viene a sapere che ha contratto il virus dell’HIV. Quando decide di far causa ai sui datori di lavoro l’unico disposto a rappresentarlo in giudizio è un giovane avvocato afro-americano decisamente omofobo. Durante il processo i due avranno modo di conoscersi meglio è diventare amici.
Le regole della settima arte non sono precise e “matematiche” come quella della chimica o della culinaria: sommando ingredienti di prima qualità qualche volta il risultato è una pietanza alquanto piatta e insapore. Il film non va mai oltre la professionalità: lodabili le interpretazione dei protagonisti (Hanks si aggiudicò anche un Oscar per un’interpretazione accorata anche se spesso un po’ troppo sopra le righe), pulita e lineare la regia, chiara semplice la sceneggiatura. Anche questo film soffre di una struttura troppo didascalica; da un lato cerca di presentare il dramma dell’AIDS nel modo più realistico possibile ma dall’altro non rinuncia mai ad essere sempre politicamente corretta ad oltranza, soprattutto per non alienarsi i favori del grande pubblico: a non scontentare nessuno, certe volte, si scontentano tutti.
Inoltre sia in “Philadelphia” che in “Che mi dici di Willy?” gli unici malati di AIDS sono o omosessuali o drogati o emofiliaci, un po’ come se l’AIDS riguardasse solo queste categorie.

Le notti selvagge (1992) di Cyril Collard

Quando “Le notti selvagge” usci nei cinema di tute Europa fu accompagnato da innumerevoli polemiche e ben presto la pellicola spacco in due pubblico e critica. Basta leggere la trama per capire il perché.
Jean, un giovane cine-operatore bisessuale parigino fidanzato un Laura, inizia una relazione clandestina con Sammy, aitante giocatore di Rugby di origine spagnole. Quando Jean scopre di essere sieropositivo decide di non avvertire i propri partner e di continuare ad avere con loro rapporti sessuali non protetti.
Film disperato ma anche incredibilmente sincero: Collard regista e protagonista della pellicola morirà di AIDS pochi mesi dopo che il film raggiunse le sale francesi. “Le notti selvagge” rimane un’opera difficile da digerire oggi come lo fu più di quindici anni fa. Sia chiaro: fare sesso non protetto, specialmente se si sa di essere sieropositivi, è una follia assoluta, un atto criminale; però in diversi passaggi Collard riesce a comunicare al pubblico in maniera diretta e shoccante tutto il dramma di un giovane che, trovatosi faccia a faccia con la morte, non riesce a far a meno di reagire in modo autodistruttivo e nichilista, forse in maniera troppo narcisista ma senza autocompiacimento.


Jeffrey (1995) di Christopher Ashley

Finiamo la nostra mini-rassegna con una divertente e riuscita commedia.
Scritta da Paul Rudnick (stella nascente del teatro Off di New York, autore di “In & Out” e futuro sceneggiatore del delizioso “La donna perfetta”) “Jeffrey” è l’adattamento per il grande schermo una riuscitissima e premiatissima pièce teatrale (in Italia fu portato in scena da Fabio Canino) che impose all’attenzione della critica il giovane autore, tanto da meritarsi il soprannome di “the gay Neil Simon” .
Jeffrey, aitante gay e attore fallito, ha una vita sessuale molto intesta ma anche molto stressante da quando l’incubo del HIV ha reso il sesso così rischioso e complicato. Per dare un nuovo senso alla propria esistenza il nostro eroe decide così di non avere più rapporti sessuali e di concentrarsi soltanto sulla propria carriera. Il caso vuole che proprio lo stesso giorno incontri Steve, brillante barman di cui Jeffrey si innamora a prima vista. Quando Steve confesserà a Jeffrey di essere sieropositivo il nostro eroe scapperà a gambe levate per paura di iniziare un rapporto che lui giudica troppo difficile da gestire.
Come è logico aspettarsi da una commedia romantica l’amore alla fine trionferà e Jeffrey capirà finalmente che si può amare anche ai tempi dell’AIDS e che in una relazione la sieropositività di uno dei partner non è un ostacolo insormontabile ma solo una condizione come un’altra.
Scritto con uno stile eclettico, pieno di scene divertenti e di guest star scelte con innegabile gusto camp (su tutti Nathan Lane nella parte di un prete cattolico, gay e ninfomane) “Jeffrey” è un prodotto quasi unico nel panorama dei film GLTB degli ultimi vent’anni: un film finalmente divertente e scorretto in cui non si ride degli omosessuali ma con gli omosessuali; un’opera piena di energia e ottimismo con un messaggio semplice ma rivoluzionario: l’AIDS si combatte anche con l’ironia e la gioia di vivere!

Storia minima dell’HIV nel cinema: i “capisaldi” del genere.

Una gelata precoce (1985) di John Erman
Potrà sembrare strano ma fu la televisione generalista ad a occuparsi di AIDS ancor prima del cinema (in realtà nello stesso anno prima due piccolissime produzione indipendenti americane tratteranno l’argomento, ma di questo ne parleremo nel prossimo post). Nel 1985 la televisione commerciale NBC manda in onda questo TV-movie di due ore che racconta come una coppia piccolo-borghese vede la propria vita completamente stravolta quando uno dei loro figli gli comunica di essere gay e pure sieropositivo.
Gli sceneggiatori non sapevamo come approcciare l’argomento: “Una gelata precoce” assomiglia a mille altri film per la televisione: provate a immaginare il classico polpettone in cui al protagonista viene diagnosticato un cancro, sostituite la parola cancro con AIDS, aggiungete una manciata di luoghi comuni tipici delle produzioni televisive (interminabili liti familiari, l’immancabile scena in ospedale con il dottore stronzo e l’infermiera buona e caritatevole, il finale riparatore e ottimista etc. ) e avrete un’idea di che tipo di prodotto stiamo parlando.
Un’opera bruttina e sgraziata che però rimane fondamentale nella storia del cinema gay e che negli anni ha conservato, nel bene e nel male, un posto nel cuore di gran parte del pubblico omosessuale. A questo va poi aggiunto un interessantissimo cast che non poteva non fra breccia almeno cuori dei gay-cinefili: i ruoli di mamma e papà furono affidati alla coppia Gena Rowlands e Ben Gazzara, già eroi del cinema indipendente americano, a cui si aggiunse l’ex star di Broadway, Sylvia Sidney nei panni di una dolce e comprensiva nonnina.

Che mi dici di Willy? (1990) di Norman René

Pochi anni dopo “Una gelata precoce” il produttore indipendente Samuel Goldwyn Jr. (figlio del Samuel Goldwin fondatore della M.G.M.) e la TV pubblica americana P.B.S. producono e distribuiscono il primo film sulla AIDS che riesce ad avere una buona distribuzione sia negli Stati Uniti che in Europa.

Le vite di un gruppo di ricchi omosessuali di New York viene stravolta quando su tutti i giornali si comincia a parlare di una nuova malattia che colpisce gay e drogati: è l’inizio di una pandemia che decimerà la comunità gay e cambierà per sempre la vita dei sopravvissuti.
Questa vola il risultato è sensibilmente migliore, anche grazie al lodevole lavoro del regista e dello sceneggiatore, Craig Lucas, molto più empatici sull’argomento: entrambi gay dichiarati vissero in prima persona cio che raccontano nella pellicola (René morirà proprio di AIDS nel 1996).
Ottime anche le prove degli attori: su tutti brilla uno straordinario Bruce Davison che grazie a questo film riceverà diversi importanti premi fra cui un globo d’oro, il prestigioso New York Film Critics Circle Awards, l’Independent Spirit Awards e persino una nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista. Qualche difetto la pellicola lo ha di sicuro, sopratutto per colpa di una sceneggiatura “a tesi” un po’ troppo prevedibile e schematica (diciamo pure didascalica), che la fanno assomigliare troppo ad un’opera per la televisione.

continua…

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