Articoli marcati con tag ‘libro’

Angeli da un’ala soltanto

Si dice che gli angeli siano innocenti e fluttuino fra le nuvole. Non tutti sono così. Esistono angeli perversi che piovono da Internet, appaiono su un ponte e risucchiano la vita nel momento stesso in cui la donano.

Al diciannovenne Francesco tocca l’incontro con uno di loro, nella Roma di fine anni ’90. Lo narra Sciltian Gastaldi nel romanzo Angeli da un’ala soltanto (peQuod, Ancona 2004). La sua scrittura è pop, con qualche tocco di poesia e una colonna sonora tra il rock e il romantico. Le canzoni sono il codice dei sentimenti, oltre che di una generazione.

La vicenda comincia sul ponte che conduce a Castel Sant’Angelo. Francesco ha un appuntamento con Emanuele, di cui sa solo che “scrive da Dio e che è alquanto fotogenico” (p. 11). Dopo un’attesa interminabile, l’angelo perverso si rivela. È il primo d’una lunga serie d’incontri, lettere ed e-mail, talora colorati di sogno preraffaellita, talora raggelanti come incubi. Sogno ed incubo sono letali ed effimeri allo stesso modo. Ogni capitolo è preceduto da una breve nota descrittiva del narcisismo, a scandire le tappe di un percorso verso la scoperta della realtà.

Nel frattempo, anche la società e l’epoca entrano nella storia sentimentale. Nessuno le ha chiamate, perché Francesco non vuole trasformare il proprio amore in una rivendicazione per i diritti delle minoranze. Però, non esistono nuvole rosa su cui rifugiarsi. La politica va affrontata nella forma d’un padre bigotto e arrivista, che vorrebbe fare del figlio una sbiadita copia di se stesso. La società si presenta anche nel corpo di bulletti muscolosi e sboccati, difficili da denunciare. Il coming out –temuto e allontanato – si svela come l’unico modo per uscire da una vita di maschere e assumersi le proprie responsabilità. Proprio la diversa capacità di farsi carico del peso reale dell’amore metterà in discussione la relazione fra i protagonisti.

“Forse, in questo mondo non c’è più spazio per gli angeli. Sono stati tutti abbattuti. Dal cinismo, dal realismo, dal potere dei benpensanti. I sogni costavano troppo e sono stati tagliati. L’amore è calato: amare è fuori moda. Oggi, se osi alzare lo sguardo verso l’alto, rischi di incontrare solo un cielo con qualche nube. Niente più angeli. A me è sempre piaciuto credere che alcuni angeli, in realtà, volino ancora. E si nascondono dentro le poche nuvole, bianche, modello panna montata. Se ne stanno lì, abbracciati, a osservare giù, attenti a non farsi vedere. Ma stanno abbracciati, insieme. Sono così non solo perché gli angeli, si sa, sono utopie socievoli, ma anche perché il compagno al quale ciascuno di loro si abbraccia non è scelto a caso, benché il Caso sia sempre il regista di tutto. No no. È il loro amato. E con la forza dell’amore, sono tornati a volare, si sono salvati. Sono angeli un po’ particolari, infatti. Sono angeli da un’ala soltanto. Possono continuare a volare solo restando abbracciati. Da soli, precipiterebbero all’infinito” (p. 42).

Può capitare, però, che il compagno di uno di questi “angeli particolari” sia non un suo simile, ma un Narciso.

Cos’è la vicenda di Francesco? Una fase temporanea della crescita? Una “vergogna di famiglia”, come ritiene suo padre? Una qualunque storia d’amore, come la vede sua sorella? È il senso di tutta una vita, come pensa lui stesso? La risposta, in un caso o in un altro, è prendere il volo.

Sciltian Gastaldi, Angeli da un’ala soltanto, Ancona 2004, peQuod.

Testi a cura di Erica Gazzoldi Favalli

“Mario Mieli: 30 anni dopo”: incontro con Franco Buffoni e Andrea Contieri

“Mario Mieli: 30 anni dopo”: il circolo di cultura omosessuale Harvey Milk apre il nuovo anno sociale con una presentazione di un libro che parla di una delle figure più importanti del movimento LGBT italiano, Mario Mieli. L’opera, pubblicata dal Circolo Mario Mieli di Roma, sarà presentata da Franco Buffoni con la presenza di Andrea Contieri, curatore dell’edizione insieme a Dario Accolla, venerdì 27 settembre alle ore 19,00 presso la sede Guado di Via Soperga 36, Milano. Abbiamo intervistato l’autore dell’introduzione, Franco Buffoni, nonchè ideatore della pubblicazione, alla luce del ritrovamento della fitta corrispondenza epistolare che c’è stata tra Franco e Mario. Ne traspare una figura culturalmente e artisticamente eclettica, complessa e interessante, punto di riferimento per molti giovani, ancora oggi, proprio grazie al “suo essere stato Queer quando nel mondo anglosassone quella parola era ancora un insulto e basta”.

1. Mario Mieli: 30 anni dopo. Da dove nasce l’idea di scrivere un libro su una figura fondamentale del movimento omosessuale italiano?

L’idea mi venne alcuni anni fa quando casualmente ritrovai degli inediti di Mario – rimasti tali dai primi anni settanta – e alcune delle molte lettere che lui mi scrisse in quel fatidico decennio (ovviamente mancano le mie lettere a lui). Ne parlai con il presidente del Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli” di Roma, Andrea Maccarrone, il quale abbracciò con entusiasmo l’idea che il Circolo sponsorizzasse la pubblicazione in occasione del trentennale della morte. Dario Accolla e Andrea Contieri hanno poi curato l’edizione.

2. Che cosa Mario Mieli può ancora insegnare oggi?

Per capire Mieli nella sua genialità e nei suoi limiti, nei suoi privilegi e nel suo eroismo, per capire Mieli morto giovane e dunque per sempre caro agli dei, occorre – io credo – contestualizzarne pur se brevemente il pensiero in quel fatidico decennio tra gli anni settanta e l’inizio degli ottanta. Assodato che l’eterosessualità, come affermava Foucault, si definisce in grande misura attraverso ciò che rifiuta (così come una società si definisce attraverso ciò che esclude), nell’antica assenza della necessità di definirsi stava allora il nocciolo della questione dell’identità.

Ero con Mario a Londra nel 1970 quando nacque il Gay Liberation Front (posseggo ancora un quadernetto di appunti con inciso il mitico indirizzo di New Caledonian Road). GLF che aveva mutuato nome e indirizzi dall’omonimo gruppo statunitense formatosi nel 1969 in seguito ai fatti di Stonewall.

Mieli ebbe allora l’intuizione di porre la bisessualità – o meglio la pansessualità – per tutti come un traguardo di liberazione… Ovvio che non si parlava ancora di Aids: dunque un discorso di promiscuità poteva essere accettabile, proprio in sé, come proposta teorica. Né si parlava ancora di procreazione assistita. E perché la comunità dei “liberati” potesse riprodursi, non si poteva immaginare altra via se non quella dell’accoppiamento con le compagne.

Oggi – concettualmente – tutto questo è superato. È come se fossero trascorse ere geologiche. E questo vale anche per Foucault. Che morì nell’84. Come Mieli, anche Foucault si era formato mentre fiorivano i movimenti di liberazione legati al 68: occorreva fantasia, l’immaginazione al potere. Gli anni successivi dimostrarono che una rivoluzione era davvero avvenuta. Ma per opera degli scienziati, a Silicon Valley e nei laboratori di ricerca che avevano sperimentato la fecondazione in vitro. Permettendo agli omosessuali di non essere più sterili senza doversi necessariamente accoppiare controvoglia. Dando una volta ancora ragione all’impianto filosofico analitico. E al buon pioniere e martire del movimento omosessuale internazionale Magnus Hirschfeld, che come motto si era dato: “Per Scientiam ad Justitiam”.

Sintetizzando credo che il grande lascito di Mieli alla nostra contemporaneità sia una sorta di Queer ante litteram vissuto e pagato in prima persona. In questo credo che Mario sia stato, sia e resterà insuperabile.

3. Il tuo rapporto con Mario era molto forte: di amicizia, di intesa intellettuale e di forte sintonia umana. Che cosa ci racconti di Mario Mieli persona?

Ci conoscemmo giovanissimi (fu Milo De Angelis a presentarci) e diventammo subito amici. La nostra amicizia nacque all’insegna della poesia nell’inverno 1969-70. Con De Angelis, Angelo Lumelli e Michelangelo Coviello costituimmo un gruppo di aspiranti poeti: ma costoro erano tutti e tre eterosessuali; fu dunque naturale fin dalla prima “riunione” che Mario e io si fraternizzasse maggiormente, con confidenze: eravamo entrambi “presi” da Coviello e in qualche modo in competizione. Ma c’era anche molto fair play tra noi e persino un vago corteggiamento reciproco. Ricordo anche che sovente, in quelle riunioni a Porta Romana in via Col di Lana a casa di Lumelli, sedevamo (per terra: usava così allora) vicini e allora le confidenze sottovoce si sprecavano. Perché oltre a noi cinque (il gruppo storico) venivano anche altri ragazzi. Costituivamo una sorta di porto di mare per anime belle di passaggio col debole della poesia. E Mario ed io stendevamo classifiche con votazioni immediate, ci spartivamo zone di competenza, sfere di influenza…:

“Quello è etero perso, te lo lascio, vedi di farlo ubriacare”.

“È astemio”.

“È uno di quelli che ci faranno i figli per quando saremo vecchi”.

4. Quale è il messaggio più forte e caratterizzante della figura poliedrica di Mario Mieli?

La vita di Mario fu tanto breve (vista con lo sguardo di oggi), ma passò attraverso fasi fortemente differenziate tra loro. In pratica visse un’intera esistenza con esperienze le più disparate, bruciando ogni tappa con una velocità impressionante. Posso riassumere questo pensiero in modo aritmetico: è come se a ogni anno di vita adulta da lui vissuto corrispondesse un decennio di una “normale” esistenza. Mario conobbe la delusione e il tramonto: non oso scrivere la “vecchiaia” perché farei ridere, ma la perdita dello smalto, della freschezza e della brillantezza, sì. Mario a trent’anni si sentiva al tramonto: con bloccata, esaurita ormai, la fase politica rivoluzionaria; schifato e sentito come repellente ogni impegno di tipo “riformistico”; logorato da qualche eccesso di troppo – soprattutto l’acido lisergico – quell’eloquio un tempo tanto accattivante; e incrinata quella prontezza di riflessi che era sempre stata la sua vera “marcia in più”. E soprattutto si sentiva helplessly, totalmente senza difese, di fronte alla figura onnipotente del potentissimo padre, che dopo aver combattuto con tutte le armi disponibili il suo coming out (che allora si chiamava semplicemente sputtanamento), riusciva ancora a interferire nella sua vita adulta di uomo di lettere impedendo ad uno dei maggiori editori italiani (Einaudi) di pubblicare il suo romanzo (che in quanto autobiografico poteva ledere  il buon nome della famiglia).

Il suo messaggio più forte per i giovani di oggi, secondo me, è proprio quel suo essere stato Queer quando nel mondo anglosassone quella parola era ancora un insulto e basta.

5. Mario Mieli poeta: quale è la caratteristica letteraria ed estetica dell’autore?

Le poesie che Mario ci ha lasciato sono giovanili. Ma che dolcezza rileggerle oggi! Me le ricordavo belle e tali sono rimaste. Nell’insieme mi sembra proprio che tengano ancora. Anche le meno riuscite hanno un guizzo, almeno nel finale. Certo, quelle note didascaliche da studente di filosofia – da lui apposte ai testi – spesso appiattiscono, ma ho pensato che fosse meglio lasciarle, per completezza, perché così il giovane Mieli le aveva concepite. Con i suoi autobiografismi minimi e le sue impuntature, come in “Febbraio 71” con quel terzo verso, dove Mario scrive “mi rupperò”, intrecciando funambolicamente passato remoto e futuro.

Tra l’altro sembra una poesia anche il pizzino ricavato dalla carta argentata di un pacchetto di sigarette e scritto in francese, perché tra i nostri tanti snobismi di allora c’era anche quello di parlarci e di scriverci nella lingua dell’aristocrazia russa. Un biglietto rimasto per quattro decenni a mia insaputa a riposare tra le poesie (che non credevo proprio di avere conservato):

Tu as pudeur bien

de tes sourirs…

Mais pour moi, pour

moi non. N’est-ce pas?

Ça me semble bien

pudeur de dents.

Tu as de très belles

couleurs ce soir. Oui

Hai pudore persino

dei tuoi sorrisi…

Ma per me, per

me no. Non è vero?

Mi sembra quasi

pudore dei denti.

Hai dei bellissimi

colori stasera. Proprio

6. Mario Mieli autore teatrale: quale stile si respira nelle sue opere?

Nel libro questo aspetto fondamentale  della scrittura del Mieli più maturo è analizzata in un ampio saggio da Francesco Paolo Del Re, che è autore Rai oltre che militante del “Mieli”. La sua analisi è incentrata in particolare sull’opera teatrale inedita riprodotta interamente nel nostro libro. In sintesi potrei dire che lo stile di Mario scrittore di teatro risente delle grandi lezioni di Beckett e Ionesco coniugate a una gayezza onnipervasiva che potrebbe richiamare quella di Wilcock.

Al riguardo sono contento che si sia conservata l’ultima lettera del 1980 a me indirizzata, perché lì Mario – ormai definitivamente Mary (così si firma) – mostra di essere preoccupato per il pagamento di una traduzione che gli avevo procurato presso Guanda. Abitava da solo, ormai, a Milano, in un piccolo appartamento piuttosto modesto nei pressi dell’Arco della Pace e doveva fare i conti molto attentamente. Perché ricordo questo? Perché si tratta dello stesso appartamento e dello stesso stabile che fa da sfondo al monologo teatrale La mia Justine riprodotto in questo volume e commentato da Del Re.

Erano finiti i tempi dei folli soggiorni londinesi e quelli ancora precedenti della ricca casa di famiglia in via De Marchi a ridosso di via Manzoni e del Teatro alla Scala. Il suo amante nel 1980 era un operaio (e questo rendeva Mario molto orgoglioso): lo raggiungeva in bicicletta molto tardi la sera, in zona Navigli…

Purtroppo si tratta anche dello stesso appartamento dove Mario si suicidò, col gas, mettendo la testa nel forno, proprio come Sylvia Plath.

7. A chi è rivolta l’opera? A chi Mario Mieli si rivolgeva nella sua ricca produzione artistica letteraria e nel suo attivismo?

Quando si parla di “opera” con riferimento a Mieli occorre sempre distinguere le varie fasi, perché Mario si espresse in tutti e quattro i fondamentali generi letterari: dalla poesia degli anni giovanili alla saggistica della tesi di laurea poi diventata Elementi di critica omosessuale (Einaudi, poi Feltrinelli), al teatro degli anni del successo, alla narrativa del Risveglio dei Faraoni”. Quindi se le poesie erano rivolte a un ipotetico pubblico di lettori di poesia, la saggistica e il teatro erano maggiormente volti a un pubblico militante, oggi diremmo lgbtqi.

E poi va contestualizzata la svolta del 1974, che segnò la fine del Fuori. Mario era ormai molto deluso dalla politica. E il movimento nell’insieme lo aveva a più riprese escluso: si sentiva tradito e emarginato. Tornò a vedere nella letteratura la sua vera vita e il suo riscatto: ma non si trattava più della poesia degli anni giovanili, né della saggistica alla quale oggi deve la sua fama internazionale, né del teatro degli anni dell’impegno e del successo. Ormai Mario considerava la narrativa come l’àncora di salvezza, anche dal punto di vista economico. Veniva da una folle delusione: aveva perduto in un viaggio dall’Oriente (“strafatto di funghi”, parole sue), forse in aereo, o prima in aeroporto, il dattiloscritto in unica copia del suo romanzo più bello. Ormai puntava tutto sul  Risveglio dei Faraoni. Ma trattandosi di una autobiografia in cui la famiglia era riconoscibile, il potentissimo padre intervenne, costringendo Einaudi a non onorare il contratto. Rientra perfettamente nel carattere orgoglioso e dignitoso di Mario parlare, in una lettera a un amico, della mancata uscita del libro come di una decisione personale. E di suicidarsi il giorno dopo.

8. Quanto rimane, oggi, nel movimento, sia a livello socio politico, sia culturale, di Mario Mieli?

Rimane fondamentale – e non solo per l’Italia Mario Mieli saggista, che con gli Elementi si affianca a Foucault nell’aprire nuovi orizzonti al movimento gay internazionale. E soprattutto rimane la sua utopia queer: i decenni successivi alla sua esistenza stanno dimostrando che anche per gli etero quella è l’unica vera dimensione di salvezza.

Il suicidio di Mario Mieli nel marzo del 1983 fu immediatamente seguito dalla fondazione del Circolo di Cultura Omosessuale a lui intitolato a Roma. Anche senza la sua morte il Circolo sarebbe nato, ma avrebbe avuto un altro dedicatario. Probabilmente sarebbe stato intitolato a Salvatore Pappalardo, un operaio 36enne siciliano che lavorava a Torino. Il 23 aprile 1982 Pappalardo venne assassinato a Monte Caprino a Roma. Aveva lasciato la valigia a stazione Termini, qualche ora di battuage e sarebbe poi ripartito per la Sicilia. Lo faceva tre volte all’anno quel viaggio, sei volte all’anno concedendosi quella sosta a Roma.

Nell’intitolazione del Circolo prevalse il nome di Mieli per l’intelligenza politica, il coraggio, la consapevolezza, l’impegno a tutto campo. Ma non vanno dimenticate le vittime, gli oppressi: le migliaia di Salvatore Pappalardo ai quali il nostro impegno deve essere sempre dedicato.

9. Quali sono state le reazioni del pubblico, oggi, nell’affrontare una figura spesso sconosciuta e, finora, mai affrontata in modo completo e complesso come, invece, fa l’opera?

Il libro è uscito da pochi mesi, ha avuto molte presentazioni nell’ambito della gay community, ma anche riscontri più complessivi come dimostra questa intervista su Radio3

http://www.francobuffoni.com/audio_fb_racconta_mieli.aspx

In genere, come spesso mi accade, sono rimasto deluso dalla reazione degli intellettuali italiani, che credono di sapere già tutto, di avere inglobato ogni precedente esperienza culturale, e invece – come avviene con riferimento all’ambito lgbtqi – alla prova dei fatti sono di una ignoranza spaventosa, forti solo dei loro pregiudizi incrostati negli anni. Spero nelle nuove generazioni. Ma non più di tanto. Perché ne ho conosciuti i padri.

Intervista a cura di Alessandro Rizzo a Franco Buffoni

Presentazione del libro Il servo di Byron di Franco Buffoni

Domenica 27 Gennaio 2013 ore 17:00
Presentazione del libro
Il servo di Byron di Franco Buffoni

“Il servo di Byron è romanzo, e mi piace molto: sto imparando, grazie ad esso, un sacco di (terribili) cose”. Andrea Inglese
“Del Servo di Byron ho apprezzato molto anche l’impianto, con i due modi – narrativo-fictional e narrativo-saggistico – di presentazione”. Franco Nasi
“Due sere con Il servo di Byron, mi e’ piaciuto molto trascorrerle in autunnale ritiro, pensando alla fuga dalla gogna e le sue sfide con Shelley e Pietro e Luke… Sì, le ho lette anche come tali, avventure del desiderio, corse fino in fondo, bellissimo libro”. Lorenzo Pavolini”

PERFETTAMENTE NORMALE

It’s Perfectly Normal: è perfettamente normale. Sapendo bene, per pregressa esperienza, che anche solo avendo osato scrivere l’esecranda parola “normale” rischiamo di farci linciare come “omofobi interiorizzati dell’anno” da* miglior* ossessionat* dall’* assolutament* incomprensibil* (e un* pochin* inesistent*) presunt* linguagg* QLGBTISMNOZ*, chiariamo subito che oggi – ahinoi – proprio non possiamo fare altro che far ricorrere più volte l’esecrato lemma tra le pagine del nostro blog. L’argomento del giorno, infatti, è un bel libello di 90 pagine, che della parola “normale” fa la propria serena bandiera per definire la caleidoscopica, libera, stupefacente e variabilissima realtà della sessualità umana, illuminandola ai più piccoli. La norma è l’infinità delle  tinte e delle sfumature che caratterizza il mondo. Essere “normali” significa semplicemente riconoscersi in una delle tinte di riferimento (o forse, semplicemente, riconoscere l’esistenza delle tinte stesse e capire che ti riguardano da vicino, che sono parte di te), e, di lì, darsi un nome per incominciare a costruire una libera coscienza di sé.

Da quindici anni in costante ristampa, It’s Perfectly Normal si presenta come uno dei più validi strumenti di supporto a genitori e insegnanti anglosassoni nell’educazione sessuale dei pargoli d’ogni sesso. Scritto da Robie H. Harris, una ex-maestra, e completato dai disegni (belli, espliciti, colorati e chiari) di Michael Emberly, il volumetto (un tesoro da sfogliare, per un preadolescente) si dichiara già in copertina orgogliosamente “updated for the 21st century”, ossia “con informazioni (…) necessarie affinché bambini e ragazzi possano rimanere sani attraverso il percorso della propria pubertà e adolescenza, con informazioni sul controllo delle nascite, il vaccino HPV, le malattie sessualmente trasmissibili ivi inclusa l’HIV/AIDS, e un nuovo capitolo relativo ad un uso sano e responsabile di Internet”.

Avete letto bene. Questo è ciò che il libro (copie vendute a milioni) propone in modo pedagogicamente ineccepibile, efficacissimo e non edulcorato ai propri giovanissimi lettori, presi per mano passo a passo ed invitati ad un costante confronto con coetanei e adulti.
Gli autori dedicano ampio spazio alla conoscenza del proprio corpo e all’igiene sessuale, all’emergere dei sentimenti nuovi, un solo capitolo su sei (il quarto) alla riproduzione (non è quindi un testo procreazione-centrico);  non appare alcuna remora moralistica nell’affrontare in modo diretto e ampio la masturbazione e il petting. Tutto è limpido – ribadiamo – sereno, facilmente comprensibile per ciò che è: nessuna metafora imbecille, nessun sottointeso, nessun tentativo di ingiustificata e ingiustificabile “tutela” pruriginosa.
Ragazze e ragazzi, crescete! Preparatevi quindi a vivere e conoscere una miriade di realtà diverse, che cambiano a seconda di ciò che desiderate, cercate e capite di voi stessi. Voi siete normali, quanto accade è normale, ciò che sentite è normale: non abbiate quindi paura, non siete alieni, o cattivi, o sporchi… è tutto assolutamente ok.

Nel libro omosessualità e bisessualità non solo sono ben presenti, ma non vengono affatto recluse nell’ambito di uno specifico capitolo poiché, in linea con lo spirito del testo, se ne discute comodamente un po’ ovunque, soprattutto laddove si affronta l’emergere dei primi sentimenti d’amore, dandone una precisa definizione (subito dopo aver chiarito e distinto i concetti di orientamento e di genere, e accennando anche ai fenomeni di omofobia, esecrandoli). L’omosessualità riemerge nella descrizione dei modelli di coppia (tutti trattati paritariamente), nei disegni laddove si parli di famiglie con prole, nel capitolo Cuddling, Kissing, Touching, and Sexual Intercourse, oltre che laddove si accenni alle tecniche di fecondazione assistita e alle adozioni (giusto poco prima che si spieghi cosa è l’aborto, con un accenno alle leggi che lo regolamentano).
Per il contrario, l’omosessualità non è associata in alcun modo diretto alle MST, descritte come malattie che colpiscono tutti, indipendentemente dal genere o dall’orientamento sessuale del singolo.

Ho sempre avuto la convinzione che il livello di civiltà di una nazione si misuri anzitutto da come in essa vengano trattati i bambini. E una nazione che offre ai propri figli e alle proprie figlie la possibilità di avere una corretta, completa e libera informazione sull’amore e la sessualità  stampando e acquistando con numeri da record libri come questo è certamente una nazione che dona possibilità di crescere cittadini felici in percentuali superiori rispetto all’Italia, poiché , tanto per cominciare, rende i giovanissimi in grado di affrontare a tempo debito e in modo corretto temi tanto fondamentali quanto la scoperta di sé e dell’altro.

Stefano Aresi

Robie H. Harris & Michael Emberley, It’s Perfectly Normal: Changing Bodies, Growing Up, Sex, and Sexual Health, Candlewick Press, 12.99 $.


La guida per vivere con un pene enorme

How to live with a huge penis: advice, meditations, and wisdom for men who have too much

Per secoli la saggezza popolare, le leggi del marketing e il sano pudore hanno voluto che non si scrivessero parole sconvenienti nei titoli dei libri. Niente copertine con immagini vistose e nientemeno termini inappropriati. Tra questi potete facilmente capire il motivo per cui anche “pene” fosse da sconsigliarsi. Fu “Penis Pokey” a rompere per primo le regole e le sue 100mila copie vendute in 18 mesi hanno rimesso in discussione l’efficiacia della regola. Il pene, in copertina, vende.

All’interno dello stesso ramo si inserisce la guida che vi presentiamo oggi “how to live with a huge penis”: il regalo che ogni uomo vorrebbe ricevere, che ne abbia o meno bisogno, così recita lo slogan. Questo capolavoro della manualistica è in realtà una “parodia di auto aiuto” piena di compassionevoli consigli per uomini colpiti da OMG (oversized male genitalia: non oh my God come qualcuno potrebbe invece pensare). Un libro laico quindi, terra terra, che si mette al servizio di quegli individui esclusi per la propria “abbondanza di proporzioni assurde” lanciando un messaggio di tolleranza e speranza. Una voce ispirata quindi ,attraverso un’opera che invita a fare “coming out” (unzipping) con la propria famiglia, dichiararsi con un compagno / compagna ed evitare la discriminazione nel posto di lavoro.

Grazie ad un diario dove segnare i propri progressi e ad una serie di citazioni sull’argomento il libro di Richard Jacob e Owen Thomas rappresenta una vera e propria perla (big blessing) nella letteratura di genere. Ma che genere? ovviamente maschile ed intimo.

Per i curiosi, potete leggere le prime pagine qui

Per gli interessati all’acquisto rimandiamo invece qui

I ritratti di Dorian Gray


“Basil Hallward è quello che credo di essere, Henry Wotton è come il mondo mi dipinge e Dorian Gray è quello che mi piacerebbe essere.” Con queste parole Oscar Wilde descriveva al suo amico Robert Ross il più grande segreto del suo unico romanzo: i tre principali personaggi de “Il Ritratto di Dorian Gray” erano in realtà tre facce di Wilde stesso, tre suoi ritratti.

La trama narra di Dorian Gray, giovane dall’incredibile bellezza, soggetto del dipinto fatto dal suo amico Basil Hallward. Dopo aver sentito le teorie di Henry Wotton, secondo il quale l’unica cosa che rende la vita degna di essere vissuta è la bellezza e la ricerca del piacere, Dorian desidera che sia il ritratto, e non lui ad invecchiare. Il desiderio del giovane protagonista è soddisfatto, e da quel momento Dorian inizia a compiere svariate nefandezze ed omicidi sotto l’influsso di Lord Wotton. Ma il peso dei peccati, rispecchiati nell’orrido dipinto, diventa troppo forte per Dorian, che finirà per distruggere il quadro, uccidendo a sua volta sé stesso con il pugnale con il quale anni prima aveva posto termine alla vita dell’artista che l’aveva dipinto.
Il testo di Wilde, pubblicato inizialmente sul Lippincott’s Monthly Magazine dal 20 luglio 1890, venne presentato sotto forma di romanzo l’anno successivo. La nuova edizione conteneva una prefazione nella quale Wilde spiegava la sua visione dell’arte, dell’artista e della bellezza in sé. In realtà quella che avvenne dal 1890 e il 1891 è una vera e propria opera di “limatura” degli aspetti
omoerotici del romanzo, che avevano causato notevoli critiche da parte degli intellettuali vittoriani. L’amore per il soggetto della tela passa così ad essere amore per la bellezza estetica dell’arte, ma ciò non riesce comunque ad eliminare del tutto aspetti presenti nella prima
versione del testo.
Lo stesso nome del protagonista, Dorian, si rifà ai Dori, antica civiltà greca: questo richiamo, per il critico Robert Mighall, sta a simbolizzare un richiamo all’amor greco che Henry Wotton e Basil Hallward provano per Dorian Gray, e che li porta a contendersi l’amore del giovane.
Il fascino esercitato dal romanzo e il gusto, presente in esso, per l’estetica dell’immagine ha fatto di “The Picture of Dorian Gray” un soggetto privilegiato per il grande ed il piccolo schermo, per musical teatrali e per nuovi romanzi (come “Dorian” di Will Self, del 2004, che rilegge il romanzo di Wilde in chiave interamente omosessuale).
Da notare che i primi film tratti dal romanzo (compreso il capolavoro di Albert Lewin, datato 1945, che vede la tela come unico elemento in Technicolor in un film interamente in bianco e nero) hanno prolungato la censura dell’omoerotismo, dando risalto al fascino estetico e decadentista della tela.
A partire dagli anni ’70, comunque, le rappresentazioni hanno messo sempre più in risalto l’aspetto passionale intessuto tra i tre personaggi maschili. Anche la nuova versione cinematografica, diretta da Oliver Parker e prevista per il 2009, mostrerà questo sottotesto. Il nuovo film vedrà Colin Firth nei panni di Henry Wotton e Ben Barnes (che ha debuttato in “Stardust”, ha preso i panni del Principe Caspian nel secondo capitolo de “Le Cronache di Narnia” e ha partecipato alla commedia di Noel Coward “Easy Virtue”, titolo italiano “Matrimonio
all’Inglese”) in quelli del giovane Dorian. Grazie al cielo, la censura del formalismo vittoriano non è più una realtà a distanza di centoventi anni.
Contattaci

Contattaci a
presidente@milkmilano.com

I nostri laboratori

Teatro
Una domenica al mese, con Alessandro Martini
per info: teatro@milkmilano.com

Meditazione
una volta al mese, di giovedì, alla Sede Guado
per info: meditazione@milkmilano.com

AMA Relazioni Affettive
un martedì si e uno no, alla Sede Guado
per info: ama@milkmilano.com

AMA Identità di Genere
un giovedì si e uno no, alla Sede Guado
per info: transgender@milkmilano.com

Eventi Culturali
per info: Marco D'Aloi
vice@milkmilano.com

Sportello TiAscolto
per info: Stefano Ricotta
tiascolto@milkmilano.com

Progetto Bisessuali
per info: Davide Amato
bisessuali@milkmilano.com

Progetto Crossdressing
per info: Sabrina Bianchetti
crossdressing@milkmilano.com

Commenti recenti
    Calendario posts
    marzo: 2017
    L M M G V S D
    « Feb    
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    2728293031  
    MILKTV
    Accendici, siamo on-line!!!
    «Dobbiamo dare speranza alla gente. Speranza per un mondo migliore, speranza per un domani migliore. Non si può vivere di sola speranza, ma senza di essa la vita non vale la pena di esser vissuta» Harvey Milk
    IERI
    PARTECIPA
    Il MILK è un’associazione aperta a tutti, quindi anche a te! Vogliamo affrontare la realtà TBGL milanese a 360 gradi, in svariati campi e organizzando manifestazioni culturali e politiche che possano arricchire l’intera comunità cittadina. Intendiamo operare anche nell’ambito del benessere della comunità, sostenendo in primis (ma non solo) attività di collaborazione diretta con chi si occupa di lotta e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Inoltre, in qualità di associazione di cultura omosessuale, vogliamo rivolgerci alla comunità GLBT fornendo spazio che sia luogo di aggregazione e confronto.

    «La speranza non sarà mai silenziosa» Harvey Milk
    Legale Trans
    Sportello di orientamento legale Trans
    Convenzioni
    Tutti i negozi, locali ed esercizi convenzionati con Milk Milano! Clicca qui.
    «Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese» Harvey Milk
    Mug!

    Scarica il nuovo numero di Mug!

    Siamo così
    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001