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La Santa Piccola – Intervista con Vincenzo Restivo

Il 24 marzo 2017, alle ore 18:30, lo scrittore marcianisano Vincenzo Restivo sarà alla Libreria Antigone (via Kramer, 20) di Milano. Il Circolo Culturale TBGL “Harvey Milk” l’ha invitato a parlare del suo ultimo romanzo, La Santa Piccola (Napoli 2017, Milena Edizioni).

 

  1. La Santa Piccola si svolge in un’ambientazione (i quartieri popolari di Napoli) che va piuttosto di moda, tra libri-inchiesta e fiction. Pensi che il tuo romanzo risponderà alle aspettative del grande pubblico in questo senso? O hai deciso di allontanarti dall’ottica mainstream (di cui Roberto Saviano è l’emblema)?

 

La spazialità è partita dalla mano, prima che dalla testa. Non per rincorrere mode o quant’altro. Il quartiere di Forcella dove vivono i miei personaggi, è quello che, in parte,  attraversavo per raggiungere via Duomo, dove c’è una delle sedi della mia facoltà e dove mi perdevo tra i vicoli, con la testa alta e gli occhi rivolti ai panni stesi tra un balcone e l’altro, il naso pervaso dagli aromi delle friggitorie e le orecchie a contenere a stento il vocio e gli schiamazzi. Il mio non è, in ogni caso, un libro inchiesta, vuole essere  la storia di un amore ambientata a Napoli. E  indispensabile era presentare quella che è la realtà tangibile di questa città, con le sue mille contraddizioni ma, tutto sommato, capace di contenere sentimenti veri, carnali, senza filtri.

 

  1. In ogni caso, il romanzo affronta tutte le tematiche sociali che il pubblico italiano è abituato ad associare alle zone povere di Napoli: omertà, superstizione, violenza, prostituzione, camorra, “gioventù bruciata”. Come hai potuto farti carico del peso di una realtà così poco idilliaca? Come sei riuscito a restituirla sulle pagine senza moralizzare o edulcorare?

 

Come ti dicevo, il mio vuole solo essere il racconto d’amore di tre adolescenti dove il contesto diventa un antagonista d’eccellenza. La Santa Piccola apre un occhio vigile verso questa realtà, come farebbe l’obiettivo di una telecamera. L’idea è stata quella di una sorta di confessione al pubblico e il gioco si fa quasi metateatrale nel momento in cui i tre  protagonisti si rivolgono a te, proprio a te che leggi e ti raccontano la loro storia in modo che tu possa comprendere il perché di determinate azioni e determinate scelte. Non si giustifica la violenza, la superstizione, l’omertà, ma si descrive così come gli occhi di un ragazzino della Napoli periferica, vedono e registrano.

 

  1. Un romanzo-verità, di indagine sociale. Ma – su questo sfondo – ecco che emerge l’amore adolescenziale, sia etero che omosessuale. In che modo le condizioni economiche e la mentalità di un mondo piccolo influenzano il vissuto sentimentale?

 

Provengo anche io da un piccolo contesto, dove i panni sporchi sono alla mercé di un pubblico più vasto capace di giudicare senza conoscere bene certi meccanismi e certi anfratti.  È la realtà dei paesi di provincia, dove lo squilibrio della norma imposta diventa elemento di fastidio. Ne La Santa Piccola, Lino e Mario scelgono di vendere il proprio corpo per sopravvivere a una realtà dove la crisi economica rischia di sommergere le proprie famiglie già danneggiate da altri tipi di perdite. Il papà di Lino viene ammazzato, colpa di un debito con la camorra, ed è Lino che deve badare alla madre malata di depressione. A Mario le cose non vanno certo meglio, suo padre non ha lavoro e tira avanti vendendo merce contraffatta al mercato rionale. In tutto questo marasma però, l’amore dovrebbe dare uno spiraglio di luce, eppure, anche in questo caso, viene ostacolato da imposizioni e repressioni sociali  perché Mario è un maschio e un maschio non può amare un altro maschio mentre Assia, invece, ha solo diciassette anni e a diciassette anni, i tuoi sentimenti non sono mai presi sul serio.

  1. Le convenzioni sociali, ne La Santa Piccola, ostacolano sia l’amore eterosessuale che quello omosessuale. Che differenze vuoi sottolineare tra l’uno e l’altro tipo di ostracismo?

 

Come anticipavo, i sentimenti che in questo caso dovrebbero portare un po’ di equilibrio in questa perenne precarietà di sopravvivenza, in realtà non riescono appunto perché ostacolati da rigidi imposizioni sociali. Un maschio non può amare un altro maschio, è la legge del branco. Amare un altro maschio vuol dire soffocare la propria virilità. Va bene masturbarsi a vicenda, quello sì, ma i baci già hanno un pragmatismo diverso, un’accezione che conferma certi sentimenti che non andrebbero esternati. E lo stesso, o quasi, vale per Assia che ha ancora diciassette anni e a diciassette anni nessuno prende sul serio i tuoi sentimenti soprattutto quando ami un ragazzo che non ha nulla da offrire, un “poco di buono”, che oltre al suo cuore non può né sa dare altro. Una realtà claustrale quindi, che soffoca le buone intenzioni.

 

  1. Ho parlato di ostracismo nei confronti dell’omosessualità. Però, Mario, in realtà, si censura da solo. Rifiuta l’idea di poter amare i maschi, perché quello è “roba da ricchioni”, dice. Questo sposta il discorso sull’omofobia interiorizzata… Nella difficoltà di accettare se stessi, ha più peso quest’ultima o l’omofobia esteriore?

 

Quello in  cui si muovono i miei personaggi è un mondo di maschi dove per sopravvivere, maschio devi esserlo secondo gli schemi rigidi di ciò che sta bene agli occhi degli altri affinché tutti ti portino rispetto. Se questa virilità viene intaccata dall’esternazione di altri tipi di consapevolezze – come quella di provare amore  per un altro maschio- in questo mondo  non ne esci vivo. L’omofobia interiorizzata è quindi il risultato di queste dinamiche, una conseguenza che, ahimè, non si potrebbe condannare, in ogni caso.  È l’effetto di una cultura dove certi sentimentalismi non sono ammessi perché sintomo di debolezza, e in certi contesti, debole non puoi essere.

 

  1. Per i protagonisti, l’unico modo di sopravvivere è la violenza e così vale anche nella loro vita affettiva. Si sente spesso dire che “‘l’amore non c’entra niente con la violenza”, ma la realtà cronachistica e quotidiana fanno pensare altrimenti. Come arriva l’amore a intrecciarsi con la brutalità? È un fatto di natura umana? Di natura sociale? O entrambe le cose?

 

La violenza è il risultato di un occlusione. Se vivi in un contesto sociale dove devi per forza comportarti in un certo modo per far parte di un branco, sei costretto a occludere certe pulsioni, a soffocare una parte di te che però continua, morta, a incancrenirti dentro, a renderti quello che non avresti mai voluto essere: una sorta di diavolo.

 

  1. I giovanissimi protagonisti, alle prese con un mondo troppo feroce, cercano scampo nel miracolo. C’è bisogno di miracoli per vivere? O le risposte esistenziali sono altrove?

 

Ai miracoli credono un po’ tutti. Anche chi dice di no. Perché quando non hai altre alternative, ti aggrapperesti a tutto per sopravvivere. Nessuno ha le risposte, nessuno sarà mai in grado di dirti a cosa sei destinato e se determinate scelte sono giuste o sbagliate.  Pensare che esista una presenza invisibile che decide per noi, da una parte, fa comodo, dall’altra dà sollievo a un’anima fin troppo tormentata, alleggerisce dai doveri e dalle responsabilità.

 

Intervista a cura di Erica Gazzoldi Favalli

– COUNSELING: l’arte dell’Ascolto –

Una serata per presentarvi il nostro nuovo servizio , per illustrarvi di che trattiamo quando parliamo di BENESSERE e di SVILUPPO di noi stessi.
Senza poi contare l’apporto dei due preziosissimi volontari counselor , saranno a vostra disposizione per ogni chiarimento a riguardo.

Giovedì 29 novembre — ORE 20.30
Presso: Sede Milk / Il Guado

Via Soperga 36 (ang. Viale Brianza)

INGRESSO LIBERO
Un punto di ascolto e di accoglienza per:

– ACCETTAZIONE DI SE’
– ACCOMPAGNAMENTO AL COMING-OUT
– PREGIUDIZI DI ORIENTAMENTO E IDENTITA’
– VALORIZZAZIONE DELLE PROPRIE RISORSE
– SVILUPPO DELLA CONSAPEVOLEZZA

— Siete tutti invitati a questa serata di introduzione al Counseling e di presentazione dello Sportello messo a disposizione dal Milk per i suoi tesserati —

Intervengono: Damiano Contin – Antonio Dognini
Counselor tirocinanti e volontari Milk

// Che cosa è il Counseling? A chi si rivolge?
Per approfondimenti: http://www.milkmilano.com/?page_id=4261 //

Lo Sportello è già attivo ogni giovedì sera !
Prenotazione necessaria via e-mail: counseling@milkmilano.com

Milk Staff

– Il Buongiorno si vede dal mattino –

La legge Mancino è il principale strumento legislativo che l’ordinamento italiano offre per la repressione dei crimini d’odio, prevedendo delle aggravanti per reati di discriminazione a sfondo razziale, etnico, religioso, sessuale.

7 novembre 2012


Proposta di estensione della legge Mancino contro le discriminazioni verso orientamenti sessuali e identità di genere, a sfondo omofobico e transfobico                                  

BOCCIATO – I partiti PdL, Lega Nord e UDC si uniscono contro la proposta di estensione della legge.

Diversi onorevoli dei gruppi dei suddetti partiti hanno, più volte, dichiarato di non vedere alcuna utilità in una legge contro reati di omofobia e transfobia.

21 novembre 2012

Un ragazzo 15enne, A. S., si suicida perché vittima di attacchi probabilmente omofobici.

Amava vestirsi di rosa e questo è stato frutto di scherno da parte di molti. Su Facebook era sorta anche una pagina di denigrazione per i suoi atteggiamenti e le sue esuberanze stilistiche. Il ragazzo amava il rosa …
Gli insegnanti e alcuni studenti, uniti nel cordoglio, scrivono questa lettera all’onorevole Anna Paola Concia:
“Noi insegnanti, amici, compagni di classe e genitori che hanno conosciuto e voluto bene ad A., vogliamo dire che, all’irreparabile dolore per la sua morte tragica, si unisce un ulteriore motivo di sofferenza, legato al modo in cui la tragedia viene ricostruita, stravolgendo l’immagine di A. Era un ragazzo molto più complesso e sfaccettato del profilo che ne viene dipinto – sottolinea la lettera – : era ironico e autoironico, quindi capace di dare le giuste dimensioni anche alle prese in giro alle quali lo esponeva il suo carattere estroso e originale (e anche il suo gusto per il paradosso e il travestimento, che nelle ricostruzioni giornalistiche è stato confuso con una inesistente omosessualità); era curioso e comunicativo, pieno di vita e creativo, apprezzato a scuola dagli insegnanti; soprattutto era molto amato da tantissimi amici e compagni. Probabilmente nascondeva dietro un’immagine allegra e scanzonata una sofferenza complicata e un profondo e non banale “male di vivere”
Per questo crediamo che il modo migliore e più rispettoso per ricordarlo e continuare a volergli bene sia quello di lasciare la sua morte al silenzio, alla riflessione e all’affetto di chi gli è stato vicino”.

Non si sa se il ragazzo fosse o meno omosessuale, bisessuale o eterosessuale o avesse un’identità di genere qualsiasi: rimane, però, vittima dell’ignoranza, del pregiudizio e di una società che, evidentemente, non sa valorizzare le proprie risorse e le diversità.
Siamo convinti che, contrariamente a quanto sostengano i docenti della scuola di A., lasciare nel silenzio un fatto simile sia un atto di una gravità pari a quello perpetrato dai suoi aguzzini. Certe decisioni, oltretutto, spetterebbero esclusivamente ai parenti più vicini.
Il ricordo e la divulgazione di simili fatti sono importanti e necessari al fine di evitare che certi efferati e barbari episodi possano accadere nuovamente: gli educatori che non informano e non educano, lasciando nel silenzio le peggiori manifestazioni che la società umana possa esprimere, non contemplano per nulla la loro professionalità ed il loro dovere civico.

Ciao A.

“Un Popolo che non pensa al proprio futuro è destinato in partenza ad essere passato”

Ufficio Stampa “Harvey Milk” Milano

“AttivistiGayHarveyMilk”? Non temete…non siamo noi!

Circolo di cultura omosessuale Harvey Milk Milano o AssociazioneAttivistiGayHarveyMilk, differenze ?
Non siamo NOI !

In questi ultimi mesi, nel mondo mediatico dei vari social network e siti (di varia natura ed entità), sembra
sia nato dal nulla una “nuova associazione” di stampo gay (o tale si presumerebbe dal titolo) dal nome “Attivisti Gay Harvey Milk”.
Si, esattamente con lo stesso nostro nome! E la cosa ha creato non poco scompiglio in una grande fetta
del “mondo” legato all’attivismo, suscitando un sacco di missive informative nei nostri confronti, un sacco
di polemiche e richieste di ogni natura per prendere le distanze dalla politica di questi ragazzi.
I membri fondatori sarebbero 2, una coppia formata da un certo Marco ed una certa Angela. Particolare
poi il fatto che entrambi si definiscano omosessuali (alla logica del lettore lascio l’analisi didattica).
Costoro, nostro malgrado, stanno assumendo posizioni sempre più oltranziste, poco o per nulla condivisibili
e in grado di mettere seriamente in difficoltà sia chi ha una visione liberale del mondo LGBT e non, sia chi
ha un forte attaccamento alle convenzioni grammaticali della lingua Italiana.
Partirono con le apparizioni “live” presentandosi ad una manifestazione con una presunta campagna per
la “pena di morte contro gli omofobi” e, senza che tutti capissero chi stessero rappresentando questi personaggi,
hanno sfoggiato il nome di AssociazioneAttivistiGayHarveyMilk (senza spazi, ovviamente).
Mesi prima , da segnalazione fattami personalmente da membri dell’associazione “il Cassero” di Bologna,
attaccarono con ingiurie questi ultimi. Essi, ovviamente, indignati chiesero spiegazioni a noi di tale
comportamento.
Il nostro contatto diretto con questi ragazzi non ha portato ad alcun risultato utile, purtroppo, e ancora
meno proficuo fu poi il contatto con quella che, a detta loro, sarebbe la neo vice-presidenza. Non vi
furono conclusioni e ne uscì un loro documento in cui accuserebbero il “Milk Milano” di fraudolento
associazionismo con l’altrettanto “fraudolenta” Arcigay.
Ultimo “colpo da 100 punti” è stata la campagna , durante un particolare “Rimini Pride” organizzato
da loro nella parte finale di luglio, nella quale si propone una lotta alla promiscuità di vari locali e,
fondamentalmente, una limitazione della libertà personale di ogni singolo individuo nell’agire come meglio
ritiene opportuno per se stesso.
Il Milk (quello originale, registrato all’Agenzia delle entrate , per farvi capire meglio) non ha mai promosso
la frequentazione di taluni locali piuttosto che altri, si è sempre lasciata libertà ad ogni singola persona di
capire cosa fosse meglio per se stessi.
Dopo questo nostro breve enunciato , vi lasciamo liberi di capire meglio le differenze che ci
separano da quest’altro gruppo. Noi, da parte nostra, cercheremo di provvedere ad una netta, veloce ed energica risoluzione della siffatta questione.
Generalmente salutiamo con notevole apprezzamento e gioia i nuovi gruppi che scelgono di lottare per
le nostre stesse cause e portare avanti la lotta all’omofobia , la lotta per la difesa dei diritti delle persone
LGBT e la promozione della cultura di stampo LGBT nel mondo, che ciò venga fatto con il nome di Harvey
Milk o meno, senza però creare confusione, senza gettare vilipendio o approfittare di generali moralismi
quotidiani.
Invitiamo quindi ogni singolo socio del “Circolo di cultura omosessuale Harvey Milk Milano” ed ogni singola
persona che abbia a cuore i nostri stessi principi a valutare meglio ogni contatto ed ogni presa di posizione
di questo gruppo di formazione autonoma, di ogni futura situazione similare e a riflettere meglio su ogni
singolo caso che si presenti.
Un caloroso abbraccio a tutti voi.
Leonardo Davide Meda
Circolo di Cultura Omosessuale Harvey Milk
Milano

ufficiostampa@milkmilano.com

DISCORSO DI UN RAGAZZO PER I POLITICI E LA SOCIETA’ CIVILE: NON SOTTOVALUTATELO

Venerdì due e sabato tre dicembre si è svolto, presso il Teatro Strehler e presso altri centri
della cultura e della politica milanese, il primo forum delle politiche sociali del Comune di
Milano: “Tutta la Milano possibile”. Le mattine di ambo le giornate sono state animate dagli
interventi di personalità di spicco, tra cui Sergio Escobar (Direttore del Piccolo Teatro di
Milano), Pierfrancesco Majorino (Assessore Politiche Sociali e Cultura della salute), Livia
Turco, Nando Dalla Chiesa, Moni Ovadia, Livia Pomodoro (Presidente del Tribunale di
Milano), Umberto Veronesi, Emanuele Ranci Ortigosa e Don Virginio Colmegna. Il
pomeriggio di venerdì il grande convegno (oltre 2000 gli accreditati per le mattine e più di
1400 per il pomeriggio) si è diviso in diversi tavoli tematici per affrontare le dieci occasioni
di confronto proposte dall’assessorato. Uno degli argomenti trattati è stato quello delle
“Pari opportunità. Idee e progetti contro ogni discriminazione”. Tralasciamo le polemiche di
chi ha rimproverato che il titolo non facesse riferimenti espliciti a omofobia e transfobia:
polemiche degne di quel protagonismo ed egocentrismo da prime donne e checche
isteriche che francamente non ci sentiamo di condividere. Ci paiono inadatte e
controproducenti in questo momento in cui inizia una nuova e, speriamo, duratura
stagione di dialogo tra le associazioni GLBT e le istituzioni della nostra città.
Di seguito riporto il discorso che ho tenuto al tavolo tematico intervenendo alla fine dei
lavori.

Discorso:
Quando ero piccolo ho imparato che il pubblico riguarda tutti, non è solo di tutti, ma è
anche dei tutti futuri. Il pubblico, io credo sia un insieme di valori morali ed etici. Pare quasi
ovvio in un consesso civile che il pubblico siamo tutti noi (milanesi vecchi e nuovi: tutta la
Milano possibile). Noi eterosessuali, noi omosessuali, noi bisessuali, noi transgender,
uomini, donne, maschi, femmine: cittadini!
Il mio panettiere parla milanese ma è egiziano, non m’interessa troppo questa differenza,
checché sia una forte differenza culturale; infatti io non parlo milanese. Però il suo pane è
buono, il migliore, e lui è un ragazzo simpatico. Perché dovrei essere turbato dalla sua
lingua!?
Io adesso sono un ragazzo, ho 21 anni e ho chiara l’idea del pubblico, faccio lo studente.
Tra qualche anno voi cittadini adulti, tra cui i politici, sarete anziani (vecchi come diciamo
noi giovani… io preferisco anziani), la situazione ci è stata mostrata stamane dal dott.
Longo. Un giorno io sarò un pilastro, m’impegno ogni giorno per diventarlo, della vostra
salute: studio biotecnologie, fate voi se questo non sia possibile. Collaboro ogni giorno al
benessere comune con l’attivismo e con il mio comportamento. Perché non ho il diritto di
stare con la persona che amo?
Noi gay, lesbiche, bisessuali, transgender siamo il vostro barbiere, il vostro cantante o
calciatore preferito, il vostro meccanico di fiducia, la persona gentile che si alzerà quando,
stanchi, salirete sull’autobus per lasciarvi il posto.
Noi non vi chiediamo più di accettarci, noi siamo già inclusi nella società, rispettiamo i
doveri del cittadino italiano (sanciti dalla Costituzione): siamo tutti cittadini italiani. Perché
allora, se i doveri del cittadino italiano discendono dalla Costituzione e sono subordinati ai
diritti, noi non godiamo di questi ultimi come gli altri? Perché non abbiamo diritto di essere
e di amare? Noi vogliamo che nella nostra Milano possibile una persona transgender
possa vedere tutelata la sua identità vera, non l’identità sancita dalla genetica (penso al
presidente della mia associazione che ogni giorno combatte le discriminazioni sulla sua
pelle).
Il diritto di essere è di tutti, donne, uomini, maschi, femmine, etero e non, transgender:
liberi, non vessati.
La legge adesso deve adattarsi e tutelare questa realtà. Il contrario non è possibile, non lo
è più!

Gli atti del convegno sono reperibili a questo link:
http://www.facebook.com/forumpolitichesociali?sk=wall

Qui i filmati registrati da affaritaliani.it:
Prima parte: http://www.youtube.com/watch?v=qz4NkQXjhVs&feature=relmfu
Seconda parte: http://www.youtube.com/watch?v=uv11HNIHHWc&feature=relmfu
Terza parte: http://www.youtube.com/watch?v=IyKYZ8J8xmE&feature=relmfu
Quarta parte: http://www.youtube.com/watch?v=j7VAfMIq7Yg&feature=relmfu
Filmato uno: http://www.youtube.com/watch?v=Ov_LtRp6gFc
Filmato due: http://www.youtube.com/watch?v=oJ1rCXQ_XR8

INDOVINA CHE C’E’ DI NUOVO…

Intervistiamo il neo presidente del Milk, Nath Bonnì, eletto all’unanimità nella seduta del Consiglio di ieri, venerdi 8 ottobre.
Damiano

Buondì Nath, nuovissimo Presidente del Milk. Come ci si sente?

Ci si sente carichi e ottimisti. Le idee sono tante, in gran parte sono idee nate già in questi mesi di lavoro insieme, quando ero un semplice volontario e poi parte del direttivo. Ma l’entusiasmo non mette in ombra quella fermezza, il realismo e la razionalità necessari a portare avanti un compito significativo come questo.

Nella foto (da sinistra) Daniele, Nath e Giacomo

Una responsabilità grossa

Un presidente è colui che pre-siede un consiglio direttivo. Chi guida un’associazione democratica è il consiglio stesso. Conosco bene i miei colleghi di direttivo da più di un anno, da quando insieme abbiamo scoperto questa realtà associativa e abbiamo fatto confluire le nostre esperienze e i nostri modi di lavorare. Ognuno ha il suo bagaglio di esperienze. Chi dall’associazionismo non GLBT (Gay, Lesbico, Bisex e Trans), chi dall’attivismo più “tradizionale”, chi da esperienze di attivismo indipendente. La linea politica portata avanti dal precedente direttivo e dal mio predecessore è stata nel tempo condivisa e arricchita da ognuno di noi. Ho visto come nel giro di poco tempo molti di noi, da semplici volontari, hanno saputo trasformarsi in responsabili-progetto affidabili e organizzati. Coi piedi per terra, propositivi e pronti a condividere questa grande responsabilità, abbiamo un approccio unitario: quello dell’apertura, del rispetto reciproco, della crescita e del miglioramento nostro e del mondo che ci circonda.

Un passo indietro. E’ il tempo delle presentazioni. Parlaci di te.

Sono una persona di 26 anni. Ho studiato architettura e adesso faccio, neanche a dirlo… l’architetto. Vivo a Milano da otto anni. Non sono la persona più ‘da locali’ che esista sulla terra, ma ho un’infinita curiosità di conoscere persone e di imparare. La comunità GLBT in questo mi aiuta molto, offrendomi sempre nuove opportunità. Studio ormai da tanti anni il basso elettrico, e suono assieme ad amici in diversi gruppi. Prima che a Milano, vivevo in una terra di confine. Ho iniziato a maturare un pensiero mio, che non si facesse schiacciare dalla chiusura dell’ignoranza, durante il liceo. Sono solito condividere ciò che sono e ciò che penso apertamente, anche se può risultare faticoso.

Ho sempre trovato spazio per esprimermi in Forum e Blog, ma poi ho deciso che era giunto il momento di uscire dalla rete. Sentivo che era importante esserci, di persona, con la mia voglia di mettermi in gioco e le mie energie. Curo un progetto di informazione su identità e ruolo di genere, sulla pluralità dei modi di essere e sui limiti posti dalla società all’autodeterminazione dell’individuo. Ho organizzato eventi di attivismo, e ho avuto modo di confrontarmi con associazionisti di tutta Italia. Ma la realtà associativa che più mi ha soddisfatto, perchè straordinariamente vicina alla mia sensibilità di attivista, è stato il Milk. Devo molto a tutti coloro che hanno saputo valutarmi per ciò che valgo, e non per chissà che. Questa è una delle tante cose che li rende, ci rende, diversi.

Scusa la domanda poco politicamente corretta: una persona transgender a capo di un’associazione gay, a qualcuno suonerà strano…

Il milk è un’associazione che vuole diffondere la cultura GLBT e proporre in modo intelligente e ragionato un cammino che ci porti alla parità totale di diritti. Combattiamo i pregiudizi e mettiamo in discussione la chiusura mentale, a prescindere da chi ne sia vittima. Non lavoriamo per questa o quella “categoria”: diffondere flessibilità, rispetto, ascolto giova a chiunque desideri essere se stesso, senza bisogno di stabilire prima chi aderisca a quale stereotipo. La definizione di sé tocca ad ognuno. Ciò che condividiamo è la causa per cui ci battiamo, non l’appartenenza ad un club che ti impone di essere così o cosà.
Siamo molto attenti a non chiuderci, a vedere le persone per ciò che possono dare alla nostra causa. Più di un terzo dei nostri soci è eterosessuale, e non è casuale.

Quindi un Milk che non mette il naso in ciò che le persone sono, ma nel contributo che possono dare alla comunità. Ho capito bene?

Esatto. Oltre agli attivisti, il milk conta moltissimi tesserati che danno un apporto meno politico e più tecnico. Persone che supportano gli eventi in modo sincero, affidabile e disinteressato. Milk Milano è sempre disponibile a dialogare, far conoscere quello che le persone GLBT sono, sognano, chiedono. L’unico prerequisito, irrinunciabile direi, è che ci sia rispetto reciproco e disponibilità ad aprire la mente.

Le tue prossime mosse?

Milk Milano continuerà a lavorare ai progetti in cantiere. Avremo bisogno di un po’ di tempo per abituarci ai nuovi compiti, che saranno affrontati con enorme condivisione. Sicuramente ci sarà una nuova organizzazione interna delle responsabilità, per valorizzare le attitudini e le capacità dei ragazzi interni ed esterni al direttivo. Le capacità e le professionalità disponibili sono le più disparate. Siamo un team tecnico e creativo che può fare moltissimo, non c’è dubbio. Abbiamo anche qualche nuova idea in mente, ma per ora non dico niente. Il resto, prossimamente, sui nostri schermi.

Ahah. Un’associazione aperta, plurale, democratica… piuttosto ambiziosi!

Chi ci conosce sa che il Milk da anni lavora secondo questi criteri, e l’attuale direttivo è formato da persone che vi si sono avvicinate proprio perchè condividevano questa filosofia. Siamo ambiziosi, certo, ma se non lo fossimo faremmo meglio a dedicarci ad altro.

Buon lavoro Presidente 🙂

Buon lavoro al direttivo, a tutti i soci e a chiunque voglia essere con noi in questa nuova, bellissima sfida.


MILK A VERONA. MILK UNISCE TUTTI.

Sabato 11 settembre 2010, ore 11.30, stazione di Lambrate. Una delegazione del nuovo direttivo di Milk Milano si appresta alla prima missione ufficiale: Andrea, Enzo, Nathan, Emanuele, Laura (la vicepresidentessa), Stefano  (il presidente) iniziano una nuova avventura! Direzione? Verona. Obbiettivo? L’inaugurazione del Milk LGBT Community Center in via A. Nichesola  9, un centro rivolto alla comunità e alle sue esigenze, in una città difficile, gestito da Arcilesbica Juliette & JulietteArcigay Pianeta Urano, e GASP.

Il viaggio è stato leggero, tra le risate e le chiacchere abbiamo però discusso per due ore serrate del funzionamento del direttivo, della situazione dell’associazionismo GLBT in Italia e delle prossime iniziative della nostra associazione, conoscendoci un po’ meglio tutti. Arrivati a Verona ci siamo incontrati all’ombra dell’Arena con Ivano, un altro membro del direttivo, suo marito Xavier e il loro cane Dexter (volontario dell’unità cinofila del Milk 😉 ).

Facile da trovare, il Milk Center è stato realizzato con molta cura, tanto che, quando si entra, si respira subito un’aria di casa. Tutto quel colore riempie gli occhi di felicità e allegria. All’intero vi è una sala proiezioni, un angolo bar,  una piccola biblioteca, una mediateca, una sala pc … insomma non manca davvero niente! E tutto è stato realizzato dai volontari, che han sacrificato anche le proprie vacanze per rendere accogliente e reale un sogno che finalmente darà un punto di appoggio stabile all’intera comunità veronese.

La scelta di intitolare il centro a Milk è nata dopo aver visto il film con Sean Penn: abbiamo pensato quindi di regalare come dono di buon auspicio la biografia di Harvey scritta di Randy Shilts (l’unica un po’ solida esistente al momento) per la biblioteca della comunità.

Davvero una bella realtà: consiglio a tutti i nostri amici veronesi di farci un giro per dare un’occhiata.

Enzino

NUOVO DIRETTIVO

E’ con il più grande piacere che comunichiamo a tutte le amiche e gli amici, simpatizzanti e soci del Milk la conclusione dell’assemblea che ha portato all’elezione del nuovo consiglio direttivo nei suoi 11 membri (stanti le appena approvate mozioni di modifica statutaria, che verranno pubblicate, insieme a quelle politiche, nei prossimi giorni). Eletti anche Presidente, Vicepresidente e Segretario.

Il nuovo consiglio direttivo è quindi così composto:

Aresi Stefano, presidente
Zambelli Laura, vicepresidente
D’Agnolo Giacomo, segretario

Bonnì Nath
Boscarino Emanuele
Cipollaro Ivano
Fallara Vincenzo
Lucioli Giacomo
Magnani Daniele
Panizza Andrea
Resmini Pierpaolo

Un grazie a quanti hanno assolto il proprio lavoro a servizio della comunità nel precedente direttivo, e l’augurio migliore per quanti iniziano questo nuovo cammino.

Vota Antonio! Vota Antonio! Vota Antonio!

Care amiche e amici del Milk, come certo saprete, domenica si terrà l’Assemblea per il rinnovo del direttivo! Trovate tutti i dettagli a questo link: http://www.milkmilano.com/?p=2007

Ovvio dire che è importante esserci, partecipare alla discussione delle mozioni e al disegno dell’indirizzo politico che l’associazione dovrà mantenere. A seguito dell’assemblea – che ci terrà occupati nel pomeriggio – il nostro splendido happy hour! 😉

Ecco qui sotto, anzitutto, la lista dei candidati al Consiglio: tra gli eletti al consiglio, poi, verranno scelte le cariche principali.

Aresi Stefano, filologo musicale, 32 anni
Bonnì Nathanael , neolaureato e giovane lavoratore, 25 anni
Boscarino Emanuele, addetto alle risorse umane,  32 anni
Cipollaro Ivano, infermiere, 32 anni
D’Agnolo Giacomo, studente, 20 anni
D’Alfonso Francesca, insegnante di liceo, 34 anni
Della Penna Raffaello, impiegato, 63 anni
Fallara Vincenzo (Enzo), studente,  20 anni
Lucioli Giacomo, tecnico informatico, 25 anni
Magnani Daniele, tecnico informatico, 29 anni
Maulo Alessio, 26 anni, studente lavoratore
Panizza Andrea, studente, 20 anni
Resmini Pierpaolo, addetto logistica, 32 anni
Zambelli Laura, studentessa, 24 anni

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Qui a seguito i contenuti riassunti delle principali mozioni che verranno presentate: Leggi il resto di questo articolo »

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    «Dobbiamo dare speranza alla gente. Speranza per un mondo migliore, speranza per un domani migliore. Non si può vivere di sola speranza, ma senza di essa la vita non vale la pena di esser vissuta» Harvey Milk
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    Il MILK è un’associazione aperta a tutti, quindi anche a te! Vogliamo affrontare la realtà TBGL milanese a 360 gradi, in svariati campi e organizzando manifestazioni culturali e politiche che possano arricchire l’intera comunità cittadina. Intendiamo operare anche nell’ambito del benessere della comunità, sostenendo in primis (ma non solo) attività di collaborazione diretta con chi si occupa di lotta e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Inoltre, in qualità di associazione di cultura omosessuale, vogliamo rivolgerci alla comunità GLBT fornendo spazio che sia luogo di aggregazione e confronto.

    «La speranza non sarà mai silenziosa» Harvey Milk
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    «Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese» Harvey Milk
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