Articoli marcati con tag ‘milk milano’

Prossimi appuntamenti

Dopo l’assemblea del 5 maggio, siamo pronti a ripartire. Ecco i prossimi appuntamenti:

12 maggio, ore 19.15, Via Soperga 36, presso la sede de “Il Guado”:
“Poliamore e altre affettività non normative”.
https://www.facebook.com/events/122124815009120/

18 maggio, dalle ore 21:00 alle ore 23:00, Via Soperga 36, presso la sede de “Il Guado”

“Transgenerità: cultura e autocoscienza”

https://www.facebook.com/events/1225006957608377/?fref=ts

19 maggio, ore 18.30, Libreria Antigone di Via Kramer 20:
Mario Artiaco presenta Io, Lauro e le rose.
https://www.facebook.com/events/1419245228133394/

28 maggio, dalle 18.00 alle 20.00: dibattito e aperitivo col gruppo scout 9 di CNGEI Milano.
Il Milk incontra: dialogo con gli scout sul tema dell’identità di genere.

29 maggio, 
ore 19.30, Tempio d’Oro, Via delle Leghe 23: 
aperitivo di socializzazione rivolto alle persone pansessuali, bisessuali e friendly.
 
A presto!

Elevazione – In memoria di Alessandro Rizzo

Presso l’Antico Palazzo Biancardi in una storica zona imperiale – culla dell’antiquariato cittadino, inaugura: ELEVAZIONE, una mostra fotografica concettuale firmata dall’artista Giulio Crosara– classe 1984 – si terrà nel cuore di Milano, dal 13 aprile al 7 maggio presso Alson Gallery, Via S. Maurilio 11 Milano.

Vernissage 12 aprile ore 18.00 
 

Elevazione è un progetto espositivo fotografico site-specific dell’artista Giulio Crosara per Alson Gallery.

Ogni elemento della galleria è studiato per restituire l’esperienza dell’innalzarsi. L’altezza del soffitto di 5,29 metri, il colore bianco del pavimento e la sua riflessione, ogni particolare della struttura espositiva ha una sua funzione e produce  un rapporto armonico con le opere installate.

Una passerella sopraelevata realizzata per la mostra accoglierà il visitatore e, percorrendola, si avrà una prospettiva sempre diversa, godendo di una visione espositiva non convenzionale.

Lo sguardo dall’alto è libero di spaziare.

Esiste un ponte che si erge dalla profondità del reale e porta all’elevazione.

Elevazione è dedicata alla memoria di Alessandro Rizzo, giornalista, critico d’arte e vicepresidente del circolo culturale Harvey Milk Milano, scomparso a soli 39 anni nel gennaio scorso. Rizzo, attivo anche nella politica, era noto per i numerosi progetti e impegni culturali e artistici a cui si dedicava: fondatore di Rapporto di Minoranza e del circolo Arci Equinozio, redattore di Cinemaindipendente.it, vicedirettore di Segreti di Pulcinella, curatore di mostre e organizzatore di presentazioni di libri.

Rassegna stampa on line:

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Just Married – Intervista con l’avv. Roberto De Felice

Il 28 aprile 2017, a Milano (via Kramer 32, ore 18:30) si terrà la presentazione del libro dell’avv. Roberto De Felice: Just Married. Il matrimonio same-sex nella giurisprudenza degli Stati Uniti (1970-2015) (Sesto San Giovanni 2016, Mimesis Edizioni). L’evento è a cura del Circolo Culturale TBGL “Harvey Milk” di Milano, insieme alla Libreria Antigone, a Percorsi – Cultura e promozione sociale e alla Rete Lenford. Il moderatore designato è l’avv. Marco D’Aloi. 

            Roberto de Felice, già Magistrato Ordinario, è Avvocato dello Stato. Come studioso si occupa di diritto comparato e internazionale, con particolare riguardo alla materia della tutela dei diritti umani. Ha pubblicato articoli su varie riviste ed è autore della traduzione della decisione Obergefell originariamente apparsa su “Il Foro Italiano”. Abbiamo deciso di scambiare qualche parola con lui, per avere informazioni che facilitino la comprensione del suo saggio.

  1. Tra il sistema politico americano e quello delle democrazie costituzionali europee ci sono sostanziali differenze? Quali?

 

Mentre gli Stati Uniti e il loro potere legislativo, il Congresso, sono competenti per un limitato numero di materie, i Parlamenti dei singoli Stati (tutti bicamerali, ad eccezione del Nebraska) sono competenti per tutte le altre, compreso il matrimonio. Ciò facendo, tanto il Congresso quanto gli Stati devono rispettare la Costituzione Federale, e, per quanto riguarda gli Stati, anche le Costituzioni di ciascuno di essi. In caso di conflitto, la norma può essere dichiarata nulla da qualsiasi giudice. Vi è un controllo diffuso di costituzionalità.

La Costituzione Federale è breve e sciatta per un giurista europeo. Per questo è essenziale l’opera dei Giudici che ne precisano il significato, con una originalità e inventiva qui impensabili: basti pensare che dalla ‘’penombra’’ del divieto di acquartierare truppe, ivi sancito, è sorto il diritto alla privacy. Dunque, le decisioni giudiziarie (specialmente quelle delle Corti Supreme Federale e Statali, precisano e ampliano il significato della Costituzione o di qualsiasi legge. Vale, per garantire l’integrità del sistema, il principio del precedente, per cui le Corti di grado inferiore devono osservare i principi stabiliti da quelle di grado superiore. Tale principio non vige in Italia.

 

  1. Dall’esterno, la società statunitense sembra piena di contraddizioni, anche dal punto di vista della condizione delle minoranze sessuali. Gli USA sono la patria dei primi movimenti LGBT; il lessico di questo tipo di attivismo è pieno di anglicismi; le università statunitensi sfornano ricerche sulla sessualità; gli Stati Uniti sono arrivati al matrimonio egualitario prima dell’Italia. Eppure, è anche il Paese in cui può scoppiare una crociata per impedire alle persone transgender di impiegare il bagno pubblico corrispondente al proprio genere. E’ il Paese dove molt* giovani LGBT vengono cacciat* di casa e dove imperversano fondamentalismi religiosi di diversa matrice. L’accettazione sociale delle minoranze sessuali, negli USA, è migliore o peggiore, rispetto a quanto avviene in Italia?

 

La stranezza evidenziata deriva a mio avviso dalla sconfitta conservatrice nella battaglia sul matrimonio. Ideologicamente, è apparso opportuno ai più retrivi ricominciare la battaglia dai fondamentali, il binarismo di genere e quindi scagliandosi contro la fluidità di genere. Nonostante questo, come dichiarato dall’illuminata Giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg, la maggiore visibilità delle famiglie gay e lesbiche ha accelerato la loro accettazione sociale. Ragioniamo: un giudice che va a trovare la nipotina e la trova con la migliore amica, ben curata, ben educata, figlia di due papà, prima o poi si convince che quella famiglia è molto simile alla propria.

 

  1. Gli USA sono una Repubblica federale. Le difficoltà incontrate nell’affermazione dei diritti LGBT sono molto diverse da Stato a Stato?

 

Certamente. Le associazioni di tutela dei diritti LGBT non a caso hanno iniziato le loro battaglie anche giudiziarie dagli Stati più progressisti, quelli del New England e la California, poi convergendo verso il centro del Paese.

 

  1. La politica degli Stati Uniti è famosa per l’impatto che le lobbies hanno su di essa. Forse, sto toccando un argomento minato, ma… quale peso hanno effettivamente le iniziative di stampo lobbistico, sull’approvazione di nuove leggi negli USA? Qual è la realtà e quale la leggenda nello spauracchio della “lobby gay”?

 

Direi poca. Solo 13 Stati hanno approvato con legge il matrimonio egualitario, molti di essi con referendum. L’infelice espressione ‘’lobby gay’’ era riferita dal Pontefice a un gruppo di prelati che, uniti dal loro comune orientamento e dalla necessità di occultarlo, avevano formato un gruppo di potere. Poi ha assunto un significato mediatico abnorme. Non esiste una ‘’lobby’’ di tal fatta, o i risultati, in Italia, sarebbero stati raggiunti prima e con maggiore ampiezza della storica Legge 76/16. La cui storia è semplice: siam stati condannati dalla Corte di Strasburgo nella decisione Oliari e dovevamo rimediare. Il primo grazie quindi al magnifico lavoro di  Alexander Schuster, che la ha patrocinata, e il secondo alla tenacia della  Relatrice del disegno di legge.

 

  1. Nel Suo libro, Lei cerca di rispondere a diversi luoghi comuni anti-matrimonio egualitario. Originalismo, morale religiosa, tradizionalismi… Ci vuole riassumere le principali obiezioni alle nozze same-sex e le relative smentite?

 

Il diritto è logica. Non è logico applicare a tutti i costi la tradizione, pena, come osservato dal massimo giurista  statunitense, Richard Posner, un conservatore, ritornare ai sacrifici umani praticati tradizionalmente e con estrema perizia dagli Aztechi. La pretesa di applicare la legge nel suo significato originario è altresì un nonsense, se quelle parole furono coniate in un mondo che non esiste più e se, nel frattempo, circa il 60% degli americani è favorevole a qualcosa, una coppia omosessuale sposata, che ad esempio nell’Italia del 1947, anno dei lavori dell’Assemblea Costituente, era inconcepibile. L’interpretazione del diritto deve necessariamente essere evolutiva oppure il diritto, coniato riferendosi a menhir, lettere di mundiburdio o burgravi, realtà non più esistenti, cessa di essere spontaneamente applicato dai cittadini. Le ricordo che nell’impero ottomano non si poté praticare la stampa sino alla metà dell’Ottocento in ossequio a divieti di origine religiosa. i più triti argomenti sembrano essere quello del cattivo influsso sui bambini, ma risulta non solo una massa imponente di studi che lo smentiscono, ma anche il dato di fatto che questi bambini esistono e sono contentissimi delle loro mamme, felici e non hanno problemi scolastici. Sono onorato dell’amicizia di alcune di queste coppie e rivedo nei loro gesti le stesse ansie preoccupazioni o felicità di mia madre, e nella spensieratezza dei loro figli quella di mia sorella, ai tempi.

 

Intervista a cura di Erica Gazzoldi Favalli

La Santa Piccola – Intervista con Vincenzo Restivo

Il 24 marzo 2017, alle ore 18:30, lo scrittore marcianisano Vincenzo Restivo sarà alla Libreria Antigone (via Kramer, 20) di Milano. Il Circolo Culturale TBGL “Harvey Milk” l’ha invitato a parlare del suo ultimo romanzo, La Santa Piccola (Napoli 2017, Milena Edizioni).

 

  1. La Santa Piccola si svolge in un’ambientazione (i quartieri popolari di Napoli) che va piuttosto di moda, tra libri-inchiesta e fiction. Pensi che il tuo romanzo risponderà alle aspettative del grande pubblico in questo senso? O hai deciso di allontanarti dall’ottica mainstream (di cui Roberto Saviano è l’emblema)?

 

La spazialità è partita dalla mano, prima che dalla testa. Non per rincorrere mode o quant’altro. Il quartiere di Forcella dove vivono i miei personaggi, è quello che, in parte,  attraversavo per raggiungere via Duomo, dove c’è una delle sedi della mia facoltà e dove mi perdevo tra i vicoli, con la testa alta e gli occhi rivolti ai panni stesi tra un balcone e l’altro, il naso pervaso dagli aromi delle friggitorie e le orecchie a contenere a stento il vocio e gli schiamazzi. Il mio non è, in ogni caso, un libro inchiesta, vuole essere  la storia di un amore ambientata a Napoli. E  indispensabile era presentare quella che è la realtà tangibile di questa città, con le sue mille contraddizioni ma, tutto sommato, capace di contenere sentimenti veri, carnali, senza filtri.

 

  1. In ogni caso, il romanzo affronta tutte le tematiche sociali che il pubblico italiano è abituato ad associare alle zone povere di Napoli: omertà, superstizione, violenza, prostituzione, camorra, “gioventù bruciata”. Come hai potuto farti carico del peso di una realtà così poco idilliaca? Come sei riuscito a restituirla sulle pagine senza moralizzare o edulcorare?

 

Come ti dicevo, il mio vuole solo essere il racconto d’amore di tre adolescenti dove il contesto diventa un antagonista d’eccellenza. La Santa Piccola apre un occhio vigile verso questa realtà, come farebbe l’obiettivo di una telecamera. L’idea è stata quella di una sorta di confessione al pubblico e il gioco si fa quasi metateatrale nel momento in cui i tre  protagonisti si rivolgono a te, proprio a te che leggi e ti raccontano la loro storia in modo che tu possa comprendere il perché di determinate azioni e determinate scelte. Non si giustifica la violenza, la superstizione, l’omertà, ma si descrive così come gli occhi di un ragazzino della Napoli periferica, vedono e registrano.

 

  1. Un romanzo-verità, di indagine sociale. Ma – su questo sfondo – ecco che emerge l’amore adolescenziale, sia etero che omosessuale. In che modo le condizioni economiche e la mentalità di un mondo piccolo influenzano il vissuto sentimentale?

 

Provengo anche io da un piccolo contesto, dove i panni sporchi sono alla mercé di un pubblico più vasto capace di giudicare senza conoscere bene certi meccanismi e certi anfratti.  È la realtà dei paesi di provincia, dove lo squilibrio della norma imposta diventa elemento di fastidio. Ne La Santa Piccola, Lino e Mario scelgono di vendere il proprio corpo per sopravvivere a una realtà dove la crisi economica rischia di sommergere le proprie famiglie già danneggiate da altri tipi di perdite. Il papà di Lino viene ammazzato, colpa di un debito con la camorra, ed è Lino che deve badare alla madre malata di depressione. A Mario le cose non vanno certo meglio, suo padre non ha lavoro e tira avanti vendendo merce contraffatta al mercato rionale. In tutto questo marasma però, l’amore dovrebbe dare uno spiraglio di luce, eppure, anche in questo caso, viene ostacolato da imposizioni e repressioni sociali  perché Mario è un maschio e un maschio non può amare un altro maschio mentre Assia, invece, ha solo diciassette anni e a diciassette anni, i tuoi sentimenti non sono mai presi sul serio.

  1. Le convenzioni sociali, ne La Santa Piccola, ostacolano sia l’amore eterosessuale che quello omosessuale. Che differenze vuoi sottolineare tra l’uno e l’altro tipo di ostracismo?

 

Come anticipavo, i sentimenti che in questo caso dovrebbero portare un po’ di equilibrio in questa perenne precarietà di sopravvivenza, in realtà non riescono appunto perché ostacolati da rigidi imposizioni sociali. Un maschio non può amare un altro maschio, è la legge del branco. Amare un altro maschio vuol dire soffocare la propria virilità. Va bene masturbarsi a vicenda, quello sì, ma i baci già hanno un pragmatismo diverso, un’accezione che conferma certi sentimenti che non andrebbero esternati. E lo stesso, o quasi, vale per Assia che ha ancora diciassette anni e a diciassette anni nessuno prende sul serio i tuoi sentimenti soprattutto quando ami un ragazzo che non ha nulla da offrire, un “poco di buono”, che oltre al suo cuore non può né sa dare altro. Una realtà claustrale quindi, che soffoca le buone intenzioni.

 

  1. Ho parlato di ostracismo nei confronti dell’omosessualità. Però, Mario, in realtà, si censura da solo. Rifiuta l’idea di poter amare i maschi, perché quello è “roba da ricchioni”, dice. Questo sposta il discorso sull’omofobia interiorizzata… Nella difficoltà di accettare se stessi, ha più peso quest’ultima o l’omofobia esteriore?

 

Quello in  cui si muovono i miei personaggi è un mondo di maschi dove per sopravvivere, maschio devi esserlo secondo gli schemi rigidi di ciò che sta bene agli occhi degli altri affinché tutti ti portino rispetto. Se questa virilità viene intaccata dall’esternazione di altri tipi di consapevolezze – come quella di provare amore  per un altro maschio- in questo mondo  non ne esci vivo. L’omofobia interiorizzata è quindi il risultato di queste dinamiche, una conseguenza che, ahimè, non si potrebbe condannare, in ogni caso.  È l’effetto di una cultura dove certi sentimentalismi non sono ammessi perché sintomo di debolezza, e in certi contesti, debole non puoi essere.

 

  1. Per i protagonisti, l’unico modo di sopravvivere è la violenza e così vale anche nella loro vita affettiva. Si sente spesso dire che “‘l’amore non c’entra niente con la violenza”, ma la realtà cronachistica e quotidiana fanno pensare altrimenti. Come arriva l’amore a intrecciarsi con la brutalità? È un fatto di natura umana? Di natura sociale? O entrambe le cose?

 

La violenza è il risultato di un occlusione. Se vivi in un contesto sociale dove devi per forza comportarti in un certo modo per far parte di un branco, sei costretto a occludere certe pulsioni, a soffocare una parte di te che però continua, morta, a incancrenirti dentro, a renderti quello che non avresti mai voluto essere: una sorta di diavolo.

 

  1. I giovanissimi protagonisti, alle prese con un mondo troppo feroce, cercano scampo nel miracolo. C’è bisogno di miracoli per vivere? O le risposte esistenziali sono altrove?

 

Ai miracoli credono un po’ tutti. Anche chi dice di no. Perché quando non hai altre alternative, ti aggrapperesti a tutto per sopravvivere. Nessuno ha le risposte, nessuno sarà mai in grado di dirti a cosa sei destinato e se determinate scelte sono giuste o sbagliate.  Pensare che esista una presenza invisibile che decide per noi, da una parte, fa comodo, dall’altra dà sollievo a un’anima fin troppo tormentata, alleggerisce dai doveri e dalle responsabilità.

 

Intervista a cura di Erica Gazzoldi Favalli

In memoria del nostro vicepresidente Alessandro Rizzo Lari

Ho conosciuto Alessandro Rizzo nel 2009. Io e Fabio Valerio Bertini eravamo andati da Alessandro Martini per il laboratorio cinematografico del Circolo Culturale TBGL Harvey Milk Milano.
L’ho rivisto mesi dopo, era relatore a una conferenza sui diritti LGBT in un Circolo Arci vicino a piazza Lodi.
Tempo dopo Alessandro si è avvicinato al Milk e ne è diventato responsabile Progetto Cultura.
Ci sentivamo molto spesso, per organizzare gli eventi del Milk, come massoneria rainbow con Enrico Proserpio, buddhismo LGBT con Jacopo Enrico Daie Milani, crossdressing con Andrea Sabrina Bianchetti , o quello sui bisessuali con Davide Amato, più recentemente, l’evento sulle periferie LGBT con Daniele Dodaro, l’evento di David Barzelatto con Daniele Brattoli e quello imminente sugli adolescenti T con Roberta RibaliStefano RicottaValentina Guggiari. Ricordo quest’estate quella pazza cena vicino alla Casa dei Diritti, in cui io e Martina Manfrin riempivamo Ale di proposte per la nuova stagione. Ricordo quando, nel 2014, con Danilo Ruocco abbiamo fondato la rivista Il Simposio, e di quando noi tre con Monica Romano l’abbiamo presentata al Milk.
Ricordo quando alle cene di Leonardo Davide Razvan MedaEmanuele Satiro Boscarino Gaetano io e Ale suonavamo la campanella per annunciare il “discorso” in cui presentavamo i progetti del Milk, iniziando sempre dallo sportello legale di Marco D’Aloi.
Ricordo quando andavamo insieme alla Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni o all’ Uaar dalla cara amica Valeria Rosini.
Tutte le persone che ho citato, o quasi, erano care amiche per Alessandro, eravamo una grande famiglia, che oggi si sente privata di un pezzo importante.
Ricordo quando io ed Ale andavamo alla libreria esoterica. Aveva scelto un pendolo arcobaleno, ma era indeciso. Così glielo comprai ma poi ogni volta che ci vedevamo me ne dimenticavo.
Ale è stato il primo a vedere la mia casa nuova, mi parlava del suo monolocale e di come lo stava arredando.
Ale non si dimenticava mai di farmi gli auguri, e ricordo che una volta mi fece un regalo a sorpresa. Io lo avevo già comprato, era un libro e sapeva che lo desideravo, ma gli dissi lo stesso di farmi una dedica, perché mi aveva tanto commosso quel pensiero che volevo averne due copie, e la sua l’avrei conservata per ricordo.
Ale correggeva gli autori e i relatori se davano il maschile a un personaggio trans del loro libro. Ale rispondeva a tono se in un comunicato stampa venivano dimenticate le persone bisessuali. Ale quest’anno voleva dedicare un evento agli asessuali con Alice Redaelli e agli intersessuali con Sabina Zagari. Ale ha sempre sognato un Milk plurale e lui non era uno del Milk, lui era la vera anima del Milk, chi più di noi tutti rappresentava la natura del circolo, ed uno dei pochi ragazzi Gay che lottava contro il binarismo e per i diritti delle minoranze ignorate dell’acronimo.
Ricordo la sua dolcezza nel comunicare, anche per iscritto, il suo garbo: le sue mail particolarmente gentili e ossequiose che scriveva a collaboratori e relatori.
Alessandro era una persona coltissima, sensibile, intelligente.
Io e Monica Romano avremmo tanto voluto che divenisse lui Presidente nel prossimo mandato Milk, perché era quello che più di noi tutti aveva passione.
Ricordo come faceva girare il foglio per prendere le mail, e poi me le mandava. Cercavamo insieme di capire insieme le calligrafie più astruse e a volte non ne venivamo a capo.
Ale è forse l’unica persona con cui non ho mai litigato, e considerando il pessimo carattere che ho è un miracolo: con Ale era impossibile litigare perché era una persona dolcissima e sapeva capire le posizioni di tutti.
E’ stato uno dei migliori compagni di attivismo che ho avuto. Mai è stato manchevole nell’organizzazione di un evento al Milk. Era ineccepibile, serissimo, la sua agendina era un mondo di contatti che sapeva sempre quando e come contattare, per creare sinergie ed eventi culturali di spicco.
Ale, come ti ricorderemo? Forse come colui che aveva gusto nel vestire o forse come colui che, diciamolo, aveva un gran gusto anche sugli uomini. O forse come un amico, un pezzo della nostra piccola famiglia TBGL. Il telefono non smette di squillare. Tutte le persone che abbiamo incontrato insieme, nel nostro percorso, mi chiedono se è vero che ci hai lasciato, mi chiedono come è possibile che persino noi del direttivo di cui eri vicepresidente da ormai non so quanti anni hanno saputo la cosa oggi e per caso. Avremmo voluto ricordarti al funerale, essere il tuo direttivo, la tua famiglia.
Eppure lo abbiamo saputo solo adesso, da facebook, per caso. Ero al corso di inglese e ho subito capito che non si trattava di uno scherzo. La cosa mi ha talmente sconvolto che ho lasciato la classe non vedendo l’ora di riprendere il tuo libro, di leggere la tua dedica. Il cellulare si è spento per il bombardamento di chiamate (Leo Cumbo, @enrico fava, e tanti altri) e messaggi in cui la tua famiglia LGBT chiede di te.
Ale, perché ci hai lasciato? Mi ricordo di quando riprendevi i tormentoni semantici miei e di Monica. Il mio “sono tutti picareschi!” o anche gli “abbracci circolari” di Monica.
Quando ci renderemo conto che non ci sei più? Al primo direttivo senza di te, alla prima assemblea senza di te.
Ho sempre detto, per scherzo, che se fossi caduto con lo scooter e fossi morto, magari tu avresti cambiato il nome del circolo in Nathan Bonnì. Ricordi? Ne ridevamo, io te e Leo.
Oggi penso che te lo dobbiamo di dedicarti il nostro circolo. Tu ne sei stato il simbolo. Tu hai dedicato al circolo tanti anni con grande passione, e ci inviti ad andare avanti con altrettanta passione.

Con te se ne va una parte di noi.

Scusate se non rileggo, non ce la faccio. Perdonerete eventuali refusi.

Nathan Bonnì

– COUNSELING: l’arte dell’Ascolto –

Una serata per presentarvi il nostro nuovo servizio , per illustrarvi di che trattiamo quando parliamo di BENESSERE e di SVILUPPO di noi stessi.
Senza poi contare l’apporto dei due preziosissimi volontari counselor , saranno a vostra disposizione per ogni chiarimento a riguardo.

Giovedì 29 novembre — ORE 20.30
Presso: Sede Milk / Il Guado

Via Soperga 36 (ang. Viale Brianza)

INGRESSO LIBERO
Un punto di ascolto e di accoglienza per:

– ACCETTAZIONE DI SE’
– ACCOMPAGNAMENTO AL COMING-OUT
– PREGIUDIZI DI ORIENTAMENTO E IDENTITA’
– VALORIZZAZIONE DELLE PROPRIE RISORSE
– SVILUPPO DELLA CONSAPEVOLEZZA

— Siete tutti invitati a questa serata di introduzione al Counseling e di presentazione dello Sportello messo a disposizione dal Milk per i suoi tesserati —

Intervengono: Damiano Contin – Antonio Dognini
Counselor tirocinanti e volontari Milk

// Che cosa è il Counseling? A chi si rivolge?
Per approfondimenti: http://www.milkmilano.com/?page_id=4261 //

Lo Sportello è già attivo ogni giovedì sera !
Prenotazione necessaria via e-mail: counseling@milkmilano.com

Milk Staff

– Il Buongiorno si vede dal mattino –

La legge Mancino è il principale strumento legislativo che l’ordinamento italiano offre per la repressione dei crimini d’odio, prevedendo delle aggravanti per reati di discriminazione a sfondo razziale, etnico, religioso, sessuale.

7 novembre 2012


Proposta di estensione della legge Mancino contro le discriminazioni verso orientamenti sessuali e identità di genere, a sfondo omofobico e transfobico                                  

BOCCIATO – I partiti PdL, Lega Nord e UDC si uniscono contro la proposta di estensione della legge.

Diversi onorevoli dei gruppi dei suddetti partiti hanno, più volte, dichiarato di non vedere alcuna utilità in una legge contro reati di omofobia e transfobia.

21 novembre 2012

Un ragazzo 15enne, A. S., si suicida perché vittima di attacchi probabilmente omofobici.

Amava vestirsi di rosa e questo è stato frutto di scherno da parte di molti. Su Facebook era sorta anche una pagina di denigrazione per i suoi atteggiamenti e le sue esuberanze stilistiche. Il ragazzo amava il rosa …
Gli insegnanti e alcuni studenti, uniti nel cordoglio, scrivono questa lettera all’onorevole Anna Paola Concia:
“Noi insegnanti, amici, compagni di classe e genitori che hanno conosciuto e voluto bene ad A., vogliamo dire che, all’irreparabile dolore per la sua morte tragica, si unisce un ulteriore motivo di sofferenza, legato al modo in cui la tragedia viene ricostruita, stravolgendo l’immagine di A. Era un ragazzo molto più complesso e sfaccettato del profilo che ne viene dipinto – sottolinea la lettera – : era ironico e autoironico, quindi capace di dare le giuste dimensioni anche alle prese in giro alle quali lo esponeva il suo carattere estroso e originale (e anche il suo gusto per il paradosso e il travestimento, che nelle ricostruzioni giornalistiche è stato confuso con una inesistente omosessualità); era curioso e comunicativo, pieno di vita e creativo, apprezzato a scuola dagli insegnanti; soprattutto era molto amato da tantissimi amici e compagni. Probabilmente nascondeva dietro un’immagine allegra e scanzonata una sofferenza complicata e un profondo e non banale “male di vivere”
Per questo crediamo che il modo migliore e più rispettoso per ricordarlo e continuare a volergli bene sia quello di lasciare la sua morte al silenzio, alla riflessione e all’affetto di chi gli è stato vicino”.

Non si sa se il ragazzo fosse o meno omosessuale, bisessuale o eterosessuale o avesse un’identità di genere qualsiasi: rimane, però, vittima dell’ignoranza, del pregiudizio e di una società che, evidentemente, non sa valorizzare le proprie risorse e le diversità.
Siamo convinti che, contrariamente a quanto sostengano i docenti della scuola di A., lasciare nel silenzio un fatto simile sia un atto di una gravità pari a quello perpetrato dai suoi aguzzini. Certe decisioni, oltretutto, spetterebbero esclusivamente ai parenti più vicini.
Il ricordo e la divulgazione di simili fatti sono importanti e necessari al fine di evitare che certi efferati e barbari episodi possano accadere nuovamente: gli educatori che non informano e non educano, lasciando nel silenzio le peggiori manifestazioni che la società umana possa esprimere, non contemplano per nulla la loro professionalità ed il loro dovere civico.

Ciao A.

“Un Popolo che non pensa al proprio futuro è destinato in partenza ad essere passato”

Ufficio Stampa “Harvey Milk” Milano

“AttivistiGayHarveyMilk”? Non temete…non siamo noi!

Circolo di cultura omosessuale Harvey Milk Milano o AssociazioneAttivistiGayHarveyMilk, differenze ?
Non siamo NOI !

In questi ultimi mesi, nel mondo mediatico dei vari social network e siti (di varia natura ed entità), sembra
sia nato dal nulla una “nuova associazione” di stampo gay (o tale si presumerebbe dal titolo) dal nome “Attivisti Gay Harvey Milk”.
Si, esattamente con lo stesso nostro nome! E la cosa ha creato non poco scompiglio in una grande fetta
del “mondo” legato all’attivismo, suscitando un sacco di missive informative nei nostri confronti, un sacco
di polemiche e richieste di ogni natura per prendere le distanze dalla politica di questi ragazzi.
I membri fondatori sarebbero 2, una coppia formata da un certo Marco ed una certa Angela. Particolare
poi il fatto che entrambi si definiscano omosessuali (alla logica del lettore lascio l’analisi didattica).
Costoro, nostro malgrado, stanno assumendo posizioni sempre più oltranziste, poco o per nulla condivisibili
e in grado di mettere seriamente in difficoltà sia chi ha una visione liberale del mondo LGBT e non, sia chi
ha un forte attaccamento alle convenzioni grammaticali della lingua Italiana.
Partirono con le apparizioni “live” presentandosi ad una manifestazione con una presunta campagna per
la “pena di morte contro gli omofobi” e, senza che tutti capissero chi stessero rappresentando questi personaggi,
hanno sfoggiato il nome di AssociazioneAttivistiGayHarveyMilk (senza spazi, ovviamente).
Mesi prima , da segnalazione fattami personalmente da membri dell’associazione “il Cassero” di Bologna,
attaccarono con ingiurie questi ultimi. Essi, ovviamente, indignati chiesero spiegazioni a noi di tale
comportamento.
Il nostro contatto diretto con questi ragazzi non ha portato ad alcun risultato utile, purtroppo, e ancora
meno proficuo fu poi il contatto con quella che, a detta loro, sarebbe la neo vice-presidenza. Non vi
furono conclusioni e ne uscì un loro documento in cui accuserebbero il “Milk Milano” di fraudolento
associazionismo con l’altrettanto “fraudolenta” Arcigay.
Ultimo “colpo da 100 punti” è stata la campagna , durante un particolare “Rimini Pride” organizzato
da loro nella parte finale di luglio, nella quale si propone una lotta alla promiscuità di vari locali e,
fondamentalmente, una limitazione della libertà personale di ogni singolo individuo nell’agire come meglio
ritiene opportuno per se stesso.
Il Milk (quello originale, registrato all’Agenzia delle entrate , per farvi capire meglio) non ha mai promosso
la frequentazione di taluni locali piuttosto che altri, si è sempre lasciata libertà ad ogni singola persona di
capire cosa fosse meglio per se stessi.
Dopo questo nostro breve enunciato , vi lasciamo liberi di capire meglio le differenze che ci
separano da quest’altro gruppo. Noi, da parte nostra, cercheremo di provvedere ad una netta, veloce ed energica risoluzione della siffatta questione.
Generalmente salutiamo con notevole apprezzamento e gioia i nuovi gruppi che scelgono di lottare per
le nostre stesse cause e portare avanti la lotta all’omofobia , la lotta per la difesa dei diritti delle persone
LGBT e la promozione della cultura di stampo LGBT nel mondo, che ciò venga fatto con il nome di Harvey
Milk o meno, senza però creare confusione, senza gettare vilipendio o approfittare di generali moralismi
quotidiani.
Invitiamo quindi ogni singolo socio del “Circolo di cultura omosessuale Harvey Milk Milano” ed ogni singola
persona che abbia a cuore i nostri stessi principi a valutare meglio ogni contatto ed ogni presa di posizione
di questo gruppo di formazione autonoma, di ogni futura situazione similare e a riflettere meglio su ogni
singolo caso che si presenti.
Un caloroso abbraccio a tutti voi.
Leonardo Davide Meda
Circolo di Cultura Omosessuale Harvey Milk
Milano

ufficiostampa@milkmilano.com

DISCORSO DI UN RAGAZZO PER I POLITICI E LA SOCIETA’ CIVILE: NON SOTTOVALUTATELO

Venerdì due e sabato tre dicembre si è svolto, presso il Teatro Strehler e presso altri centri
della cultura e della politica milanese, il primo forum delle politiche sociali del Comune di
Milano: “Tutta la Milano possibile”. Le mattine di ambo le giornate sono state animate dagli
interventi di personalità di spicco, tra cui Sergio Escobar (Direttore del Piccolo Teatro di
Milano), Pierfrancesco Majorino (Assessore Politiche Sociali e Cultura della salute), Livia
Turco, Nando Dalla Chiesa, Moni Ovadia, Livia Pomodoro (Presidente del Tribunale di
Milano), Umberto Veronesi, Emanuele Ranci Ortigosa e Don Virginio Colmegna. Il
pomeriggio di venerdì il grande convegno (oltre 2000 gli accreditati per le mattine e più di
1400 per il pomeriggio) si è diviso in diversi tavoli tematici per affrontare le dieci occasioni
di confronto proposte dall’assessorato. Uno degli argomenti trattati è stato quello delle
“Pari opportunità. Idee e progetti contro ogni discriminazione”. Tralasciamo le polemiche di
chi ha rimproverato che il titolo non facesse riferimenti espliciti a omofobia e transfobia:
polemiche degne di quel protagonismo ed egocentrismo da prime donne e checche
isteriche che francamente non ci sentiamo di condividere. Ci paiono inadatte e
controproducenti in questo momento in cui inizia una nuova e, speriamo, duratura
stagione di dialogo tra le associazioni GLBT e le istituzioni della nostra città.
Di seguito riporto il discorso che ho tenuto al tavolo tematico intervenendo alla fine dei
lavori.

Discorso:
Quando ero piccolo ho imparato che il pubblico riguarda tutti, non è solo di tutti, ma è
anche dei tutti futuri. Il pubblico, io credo sia un insieme di valori morali ed etici. Pare quasi
ovvio in un consesso civile che il pubblico siamo tutti noi (milanesi vecchi e nuovi: tutta la
Milano possibile). Noi eterosessuali, noi omosessuali, noi bisessuali, noi transgender,
uomini, donne, maschi, femmine: cittadini!
Il mio panettiere parla milanese ma è egiziano, non m’interessa troppo questa differenza,
checché sia una forte differenza culturale; infatti io non parlo milanese. Però il suo pane è
buono, il migliore, e lui è un ragazzo simpatico. Perché dovrei essere turbato dalla sua
lingua!?
Io adesso sono un ragazzo, ho 21 anni e ho chiara l’idea del pubblico, faccio lo studente.
Tra qualche anno voi cittadini adulti, tra cui i politici, sarete anziani (vecchi come diciamo
noi giovani… io preferisco anziani), la situazione ci è stata mostrata stamane dal dott.
Longo. Un giorno io sarò un pilastro, m’impegno ogni giorno per diventarlo, della vostra
salute: studio biotecnologie, fate voi se questo non sia possibile. Collaboro ogni giorno al
benessere comune con l’attivismo e con il mio comportamento. Perché non ho il diritto di
stare con la persona che amo?
Noi gay, lesbiche, bisessuali, transgender siamo il vostro barbiere, il vostro cantante o
calciatore preferito, il vostro meccanico di fiducia, la persona gentile che si alzerà quando,
stanchi, salirete sull’autobus per lasciarvi il posto.
Noi non vi chiediamo più di accettarci, noi siamo già inclusi nella società, rispettiamo i
doveri del cittadino italiano (sanciti dalla Costituzione): siamo tutti cittadini italiani. Perché
allora, se i doveri del cittadino italiano discendono dalla Costituzione e sono subordinati ai
diritti, noi non godiamo di questi ultimi come gli altri? Perché non abbiamo diritto di essere
e di amare? Noi vogliamo che nella nostra Milano possibile una persona transgender
possa vedere tutelata la sua identità vera, non l’identità sancita dalla genetica (penso al
presidente della mia associazione che ogni giorno combatte le discriminazioni sulla sua
pelle).
Il diritto di essere è di tutti, donne, uomini, maschi, femmine, etero e non, transgender:
liberi, non vessati.
La legge adesso deve adattarsi e tutelare questa realtà. Il contrario non è possibile, non lo
è più!

Gli atti del convegno sono reperibili a questo link:
http://www.facebook.com/forumpolitichesociali?sk=wall

Qui i filmati registrati da affaritaliani.it:
Prima parte: http://www.youtube.com/watch?v=qz4NkQXjhVs&feature=relmfu
Seconda parte: http://www.youtube.com/watch?v=uv11HNIHHWc&feature=relmfu
Terza parte: http://www.youtube.com/watch?v=IyKYZ8J8xmE&feature=relmfu
Quarta parte: http://www.youtube.com/watch?v=j7VAfMIq7Yg&feature=relmfu
Filmato uno: http://www.youtube.com/watch?v=Ov_LtRp6gFc
Filmato due: http://www.youtube.com/watch?v=oJ1rCXQ_XR8

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