Articoli marcati con tag ‘omofobia’

La Santa Piccola – Intervista con Vincenzo Restivo

Il 24 marzo 2017, alle ore 18:30, lo scrittore marcianisano Vincenzo Restivo sarà alla Libreria Antigone (via Kramer, 20) di Milano. Il Circolo Culturale TBGL “Harvey Milk” l’ha invitato a parlare del suo ultimo romanzo, La Santa Piccola (Napoli 2017, Milena Edizioni).

 

  1. La Santa Piccola si svolge in un’ambientazione (i quartieri popolari di Napoli) che va piuttosto di moda, tra libri-inchiesta e fiction. Pensi che il tuo romanzo risponderà alle aspettative del grande pubblico in questo senso? O hai deciso di allontanarti dall’ottica mainstream (di cui Roberto Saviano è l’emblema)?

 

La spazialità è partita dalla mano, prima che dalla testa. Non per rincorrere mode o quant’altro. Il quartiere di Forcella dove vivono i miei personaggi, è quello che, in parte,  attraversavo per raggiungere via Duomo, dove c’è una delle sedi della mia facoltà e dove mi perdevo tra i vicoli, con la testa alta e gli occhi rivolti ai panni stesi tra un balcone e l’altro, il naso pervaso dagli aromi delle friggitorie e le orecchie a contenere a stento il vocio e gli schiamazzi. Il mio non è, in ogni caso, un libro inchiesta, vuole essere  la storia di un amore ambientata a Napoli. E  indispensabile era presentare quella che è la realtà tangibile di questa città, con le sue mille contraddizioni ma, tutto sommato, capace di contenere sentimenti veri, carnali, senza filtri.

 

  1. In ogni caso, il romanzo affronta tutte le tematiche sociali che il pubblico italiano è abituato ad associare alle zone povere di Napoli: omertà, superstizione, violenza, prostituzione, camorra, “gioventù bruciata”. Come hai potuto farti carico del peso di una realtà così poco idilliaca? Come sei riuscito a restituirla sulle pagine senza moralizzare o edulcorare?

 

Come ti dicevo, il mio vuole solo essere il racconto d’amore di tre adolescenti dove il contesto diventa un antagonista d’eccellenza. La Santa Piccola apre un occhio vigile verso questa realtà, come farebbe l’obiettivo di una telecamera. L’idea è stata quella di una sorta di confessione al pubblico e il gioco si fa quasi metateatrale nel momento in cui i tre  protagonisti si rivolgono a te, proprio a te che leggi e ti raccontano la loro storia in modo che tu possa comprendere il perché di determinate azioni e determinate scelte. Non si giustifica la violenza, la superstizione, l’omertà, ma si descrive così come gli occhi di un ragazzino della Napoli periferica, vedono e registrano.

 

  1. Un romanzo-verità, di indagine sociale. Ma – su questo sfondo – ecco che emerge l’amore adolescenziale, sia etero che omosessuale. In che modo le condizioni economiche e la mentalità di un mondo piccolo influenzano il vissuto sentimentale?

 

Provengo anche io da un piccolo contesto, dove i panni sporchi sono alla mercé di un pubblico più vasto capace di giudicare senza conoscere bene certi meccanismi e certi anfratti.  È la realtà dei paesi di provincia, dove lo squilibrio della norma imposta diventa elemento di fastidio. Ne La Santa Piccola, Lino e Mario scelgono di vendere il proprio corpo per sopravvivere a una realtà dove la crisi economica rischia di sommergere le proprie famiglie già danneggiate da altri tipi di perdite. Il papà di Lino viene ammazzato, colpa di un debito con la camorra, ed è Lino che deve badare alla madre malata di depressione. A Mario le cose non vanno certo meglio, suo padre non ha lavoro e tira avanti vendendo merce contraffatta al mercato rionale. In tutto questo marasma però, l’amore dovrebbe dare uno spiraglio di luce, eppure, anche in questo caso, viene ostacolato da imposizioni e repressioni sociali  perché Mario è un maschio e un maschio non può amare un altro maschio mentre Assia, invece, ha solo diciassette anni e a diciassette anni, i tuoi sentimenti non sono mai presi sul serio.

  1. Le convenzioni sociali, ne La Santa Piccola, ostacolano sia l’amore eterosessuale che quello omosessuale. Che differenze vuoi sottolineare tra l’uno e l’altro tipo di ostracismo?

 

Come anticipavo, i sentimenti che in questo caso dovrebbero portare un po’ di equilibrio in questa perenne precarietà di sopravvivenza, in realtà non riescono appunto perché ostacolati da rigidi imposizioni sociali. Un maschio non può amare un altro maschio, è la legge del branco. Amare un altro maschio vuol dire soffocare la propria virilità. Va bene masturbarsi a vicenda, quello sì, ma i baci già hanno un pragmatismo diverso, un’accezione che conferma certi sentimenti che non andrebbero esternati. E lo stesso, o quasi, vale per Assia che ha ancora diciassette anni e a diciassette anni nessuno prende sul serio i tuoi sentimenti soprattutto quando ami un ragazzo che non ha nulla da offrire, un “poco di buono”, che oltre al suo cuore non può né sa dare altro. Una realtà claustrale quindi, che soffoca le buone intenzioni.

 

  1. Ho parlato di ostracismo nei confronti dell’omosessualità. Però, Mario, in realtà, si censura da solo. Rifiuta l’idea di poter amare i maschi, perché quello è “roba da ricchioni”, dice. Questo sposta il discorso sull’omofobia interiorizzata… Nella difficoltà di accettare se stessi, ha più peso quest’ultima o l’omofobia esteriore?

 

Quello in  cui si muovono i miei personaggi è un mondo di maschi dove per sopravvivere, maschio devi esserlo secondo gli schemi rigidi di ciò che sta bene agli occhi degli altri affinché tutti ti portino rispetto. Se questa virilità viene intaccata dall’esternazione di altri tipi di consapevolezze – come quella di provare amore  per un altro maschio- in questo mondo  non ne esci vivo. L’omofobia interiorizzata è quindi il risultato di queste dinamiche, una conseguenza che, ahimè, non si potrebbe condannare, in ogni caso.  È l’effetto di una cultura dove certi sentimentalismi non sono ammessi perché sintomo di debolezza, e in certi contesti, debole non puoi essere.

 

  1. Per i protagonisti, l’unico modo di sopravvivere è la violenza e così vale anche nella loro vita affettiva. Si sente spesso dire che “‘l’amore non c’entra niente con la violenza”, ma la realtà cronachistica e quotidiana fanno pensare altrimenti. Come arriva l’amore a intrecciarsi con la brutalità? È un fatto di natura umana? Di natura sociale? O entrambe le cose?

 

La violenza è il risultato di un occlusione. Se vivi in un contesto sociale dove devi per forza comportarti in un certo modo per far parte di un branco, sei costretto a occludere certe pulsioni, a soffocare una parte di te che però continua, morta, a incancrenirti dentro, a renderti quello che non avresti mai voluto essere: una sorta di diavolo.

 

  1. I giovanissimi protagonisti, alle prese con un mondo troppo feroce, cercano scampo nel miracolo. C’è bisogno di miracoli per vivere? O le risposte esistenziali sono altrove?

 

Ai miracoli credono un po’ tutti. Anche chi dice di no. Perché quando non hai altre alternative, ti aggrapperesti a tutto per sopravvivere. Nessuno ha le risposte, nessuno sarà mai in grado di dirti a cosa sei destinato e se determinate scelte sono giuste o sbagliate.  Pensare che esista una presenza invisibile che decide per noi, da una parte, fa comodo, dall’altra dà sollievo a un’anima fin troppo tormentata, alleggerisce dai doveri e dalle responsabilità.

 

Intervista a cura di Erica Gazzoldi Favalli

#LottoMarzo: non una di meno

Per l’8 marzo 2017, “Non una di meno” ha ricordato l’originario significato di lotta della Giornata internazionale della donna. La ricorrenza “prende vita dagli scioperi delle operaie che dai primi del Novecento in tutto il mondo animarono le lotte per i loro diritti violati di persone e lavoratrici”, si legge sul sito del movimento.

Così, oggi come ieri, “Non una di meno” ha invitato allo sciopero generale delle donne. Si tratta di un’iniziativa nazionale partita dal collettivo argentino “Ni Una Menos”. I due movimenti hanno in comune l’attenzione alle questioni del femminicidio e della violenza di genere nelle sue varie forme.

L’8 marzo (impropriamente detto Festa della donna) è una ricorrenza che ricorda sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le violenze e le discriminazioni su base sessuale. Un primo “Woman’s Day” si ebbe il 3 maggio 1908 a Chicago: data del congresso del locale Partito socialista, dedicato alle condizioni delle operaie nei luoghi di lavoro e al diritto di voto delle donne.

Da quello, si originò la Giornata della donna (23 febbraio 1909). Il 22 novembre, a New York, scioperarono ventimila camiciaie, fino al 15 febbraio 1910. In Germania, Austria, Svizzera e Danimarca, la prima Giornata della donna si tenne il 19 marzo 1911. La data fu scelta dal Segretariato internazionale delle donne socialiste perché anniversario delle promesse fatte dal re di Prussia nel 1848: fra cui, il diritto di voto alle donne.

In Francia, invece, il 18 marzo 1911 era il quarantennale della Comune di Parigi. In Russia, la prima Giornata si tenne a San Pietroburgo il 3 marzo 1913, su iniziativa del Partito bolscevico. Nella stessa città, l’8 marzo 1917, le donne guidarono una manifestazione che chiedeva la fine della guerra. Questa la ragione della ricorrenza, che in Italia fu adottata nel 1922, per iniziativa del Partito comunista.

Il 4 e il 5 febbraio 2017, si è tenuta l’assemblea nazionale di “Non una di meno”, nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna. I tavoli tematici erano otto: lavoro e welfare, femminismo migrante, diritto alla salute sessuale e riproduttiva, educare alle differenze, percorsi di fuoruscita dalla violenza, sessismo nei movimenti, narrazioni della violenza attraverso i media, piano legislativo e giuridico.

Per quanto riguarda la situazione attuale in Italia, il bilancio di “Non una di meno” è negativo. Il suo piano contro la violenza si contrappone a quello varato nel 2015, che parifica i Centri antiviolenza agli altri servizi privati ed è volto a “prendere in carico” le donne, più che a rafforzarle. Altre questioni scottanti riguardano abortomaternità e lavoroomotransfobia.

Al calo di welfare e tutela del lavoro, corrisponde (secondo il movimento) un aumento di incombenze per le donne, che sostituirebbero (col proprio lavoro di cura) politiche sociali assenti. “Non una di meno” ricorda anche l’obiezione di coscienza esercitata dai ginecologi antiabortisti, per motivazioni non sempre ideali. Sono evidenti anche richiami contro le politiche di Donald Trump in materia di migrazioni. 

La chiamata allo sciopero di “Non una di meno”  include una sorta di appello di coloro che mancano, perché scomparse o assassinate. Fra loro, ci sono “le lesbiche e le transessuali assassinate da crimini di odio.” Un caso che dimostra come le istanze LGBT possano incontrarsi con quelle femministe e con quelle dei lavoratori.

 

Testi a cura di Erica Gazzoldi Favalli

Il frutto del dolore

“Volevo assaggiare i frutti di tutti gli alberi del giardino del mondo […] Il mio unico errore fu di limitarmi esclusivamente agli alberi di quello che mi sembrava il lato soleggiato del giardino, evitando il lato opposto a causa dell’ombra e dell’oscurità.” Così scrisse Oscar Wilde (Dublino, 1854 – Parigi, 1900) dal carcere di Reading. Il destinatario era uno di quei “frutti” del “lato soleggiato”, nel quale non si sospettava il veleno: Lord Alfred “Bosie” Douglas. Come disse Wilde, il giovanotto era un tipo umano abbastanza comune, fatto di vita universitaria, prodigalità abituali per la “Londra bene”, velleità letterarie, capricci e conflitti familiari. “Eri un esemplare completo di un tipo molto moderno. Solo in rapporto a me eri sbagliato.” In rapporto a Oscar Wilde, Alfred Douglas divenne Dorian Gray (http://www.milkmilano.com/?p=7449): un uomo la cui eterna giovinezza consistette nel far pagare ad altri il lusso delle proprie emozioni. Questo, almeno, è ciò che narra la lunga lettera accusatoria nota come De Profundis: quella che abbiamo due volte citato. Il manoscritto, steso su carta intestata con fregi governativi, fu affidato all’amico Robert Ross, che gli diede anche il titolo con cui lo conosciamo. Quest’ultimo è un riferimento al Salmo 130 (129), noto, appunto, come De Profundis. Così Ross sintetizzò il misto di tragedia, riflessione e speranza infuso nello scritto. La vicenda editoriale fu lunga e complessa, come si addiceva (d’altronde) a un documento autobiografico doloroso e caustico. Spesso, il De Profundis è noto nella forma dell’estratto che ne curò Ross. Douglas ne ricevette una copia dattiloscritta, che però distrusse o negò d’aver ricevuto. La versione integrale della missiva fu letta, più tardi, in un’aula di tribunale, con comprensibile scalpore. Né fu questa la fine della relazione fra i due uomini. Il testo completo, comunque, fu pubblicato solo nel 1949; quello considerato “definitivo” fu edito nel 1962.

Il contesto dell’opera sono gli anni della maturità di Wilde: padre di famiglia, poeta e commediografo affermato, ormai autore di quel Ritratto di Dorian Gray a cui abbiamo alluso e che è forse la sua opera più famosa. Alfred Douglas, di sedici anni più giovane, fu avvicinato a lui dalla comune inclinazione per la poesia e –come afferma il De Profundis – dal “piedistallo” su cui si trovava lo scrittore. La relazione fu tanto intensa da non essere troncata neppure dopo il disastroso scandalo che causò. Tuttavia, Wilde, dal carcere, accusò l’amante di aver atrofizzato più volte la sua capacità artistica, a causa della scarsa affinità intellettuale presente nel rapporto. “Tu avevi in embrione i germi di un temperamento artistico. Ma t’incontrai non so se troppo presto o troppo tardi. […] I tuoi desideri erano solo per i divertimenti, per i piaceri comuni o meno comuni. […] Chiedevi senza garbo, e prendevi senza ringraziare. Avevi finito per credere che vivere alle mie spalle, in una profusione di agiatezza alla quale non eri avvezzo, e che perciò acuiva maggiormente i tuoi appetiti, fosse una specie di tuo diritto […] la futilità e la follia della nostra vita erano spesso molto stancanti per me; ci incontravamo solo nel fango…”

L’attaccamento affettivo di Douglas per Wilde si dispiegava soprattutto negli accessi di collera del primo, nei suoi improvvisi atti di cavalleria e nella sua incapacità d’allontanarsi da Oscar. Questo legame attirò lo scrittore irlandese nella rete dei rapporti familiari di Alfred. La vita di Wilde divenne inesorabilmente il pegno del gioco al massacro condotto dal giovane e da suo padre, quel marchese di Queensberry citato nelle biografie di Wilde come suo accusatore in tribunale. “…in te l’Odio è sempre stato più forte dell’Amore. L’odio per tuo padre era in te di tale intensità da superare, vincere e mettere del tutto in ombra l’amore per me.” Alfred, smanioso di vedere il padre in carcere, incoraggiò Oscar a denunciare questi per gli insulti che spesso il marchese rivolgeva al “corruttore” del figlio. Ne risultò, invece, un processo a carico di Wilde per il reato di sodomia, fino a poco prima punito con la morte. Naturalmente, poco contava che Douglas fosse notoriamente omosessuale, ben prima di incontrare Wilde. La sua elevata posizione sociale lo poneva al di sopra degli scandali –a riprova di come la morale e la giustizia correnti non siano mai “uguali per tutti”.

Nei due anni di detenzione, Wilde sperimentò la bancarotta, la gogna e l’ostracismo. Risalì da un abisso di vergogna e disperazione a una “vita nuova” –da lui così detta per amore di Dante – che egli riconobbe, in realtà, come continuazione della precedente. “Il lato oscuro del giardino” gli rivelò la delicatezza e l’autenticità del Dolore, l’umiltà di chi “raggiunge l’anima nella sua essenza suprema”. In carcere, Wilde scrisse pagine alte sull’essenza romantica della vita di Cristo, sulla propria epoca e sull’arte, trovando in autori antichi e moderni note profonde del loro messaggio. Trovò anche la forza di perdonare l’amante, per la necessità di vivere senza il veleno dell’odio. La sua lettera dal profondo è un bisturi che incide senza pietà tanto la condotta di Douglas quanto quella dell’autore, per approdare però a un’indispensabile guarigione. “Venisti a me per imparare il Piacere della Vita e il Piacere dell’Arte. Forse sono stato scelto per insegnarti qualcosa di più splendido: il significato del Dolore, e la sua bellezza.”

Edizione citata: Oscar Wilde, De Profundis, introduzione di Jacques Barzun, traduzione di Camilla Salvago Raggi, Milano 1998, Feltrinelli.

Altre edizioni consultate:

  • Oscar Wilde, De Profundis, traduzione di Oreste Del Buono, introduzione di Masolino d’Amico, Milano 1985, Oscar Mondadori;
  • Oscar Wilde, De Profundis, edited, with a prefatory dedication by Robert Ross, second edition with additional matter, G. P. Putnam’s Sons, New York and London, The Knickerbocker Press, 1911 – Kessinger Legacy Reprints. In appendice: due lettere dell’autore al «Daily Chronicle» sulla vita carceraria;

Oscar Wilde, De Profundis per il Project Gutenberg: http://www.gutenberg.org/files/921/921-h/921-h.htm

Testo a cura di Erica Gazzoldi Favalli

– Il Buongiorno si vede dal mattino –

La legge Mancino è il principale strumento legislativo che l’ordinamento italiano offre per la repressione dei crimini d’odio, prevedendo delle aggravanti per reati di discriminazione a sfondo razziale, etnico, religioso, sessuale.

7 novembre 2012


Proposta di estensione della legge Mancino contro le discriminazioni verso orientamenti sessuali e identità di genere, a sfondo omofobico e transfobico                                  

BOCCIATO – I partiti PdL, Lega Nord e UDC si uniscono contro la proposta di estensione della legge.

Diversi onorevoli dei gruppi dei suddetti partiti hanno, più volte, dichiarato di non vedere alcuna utilità in una legge contro reati di omofobia e transfobia.

21 novembre 2012

Un ragazzo 15enne, A. S., si suicida perché vittima di attacchi probabilmente omofobici.

Amava vestirsi di rosa e questo è stato frutto di scherno da parte di molti. Su Facebook era sorta anche una pagina di denigrazione per i suoi atteggiamenti e le sue esuberanze stilistiche. Il ragazzo amava il rosa …
Gli insegnanti e alcuni studenti, uniti nel cordoglio, scrivono questa lettera all’onorevole Anna Paola Concia:
“Noi insegnanti, amici, compagni di classe e genitori che hanno conosciuto e voluto bene ad A., vogliamo dire che, all’irreparabile dolore per la sua morte tragica, si unisce un ulteriore motivo di sofferenza, legato al modo in cui la tragedia viene ricostruita, stravolgendo l’immagine di A. Era un ragazzo molto più complesso e sfaccettato del profilo che ne viene dipinto – sottolinea la lettera – : era ironico e autoironico, quindi capace di dare le giuste dimensioni anche alle prese in giro alle quali lo esponeva il suo carattere estroso e originale (e anche il suo gusto per il paradosso e il travestimento, che nelle ricostruzioni giornalistiche è stato confuso con una inesistente omosessualità); era curioso e comunicativo, pieno di vita e creativo, apprezzato a scuola dagli insegnanti; soprattutto era molto amato da tantissimi amici e compagni. Probabilmente nascondeva dietro un’immagine allegra e scanzonata una sofferenza complicata e un profondo e non banale “male di vivere”
Per questo crediamo che il modo migliore e più rispettoso per ricordarlo e continuare a volergli bene sia quello di lasciare la sua morte al silenzio, alla riflessione e all’affetto di chi gli è stato vicino”.

Non si sa se il ragazzo fosse o meno omosessuale, bisessuale o eterosessuale o avesse un’identità di genere qualsiasi: rimane, però, vittima dell’ignoranza, del pregiudizio e di una società che, evidentemente, non sa valorizzare le proprie risorse e le diversità.
Siamo convinti che, contrariamente a quanto sostengano i docenti della scuola di A., lasciare nel silenzio un fatto simile sia un atto di una gravità pari a quello perpetrato dai suoi aguzzini. Certe decisioni, oltretutto, spetterebbero esclusivamente ai parenti più vicini.
Il ricordo e la divulgazione di simili fatti sono importanti e necessari al fine di evitare che certi efferati e barbari episodi possano accadere nuovamente: gli educatori che non informano e non educano, lasciando nel silenzio le peggiori manifestazioni che la società umana possa esprimere, non contemplano per nulla la loro professionalità ed il loro dovere civico.

Ciao A.

“Un Popolo che non pensa al proprio futuro è destinato in partenza ad essere passato”

Ufficio Stampa “Harvey Milk” Milano

“AttivistiGayHarveyMilk”? Non temete…non siamo noi!

Circolo di cultura omosessuale Harvey Milk Milano o AssociazioneAttivistiGayHarveyMilk, differenze ?
Non siamo NOI !

In questi ultimi mesi, nel mondo mediatico dei vari social network e siti (di varia natura ed entità), sembra
sia nato dal nulla una “nuova associazione” di stampo gay (o tale si presumerebbe dal titolo) dal nome “Attivisti Gay Harvey Milk”.
Si, esattamente con lo stesso nostro nome! E la cosa ha creato non poco scompiglio in una grande fetta
del “mondo” legato all’attivismo, suscitando un sacco di missive informative nei nostri confronti, un sacco
di polemiche e richieste di ogni natura per prendere le distanze dalla politica di questi ragazzi.
I membri fondatori sarebbero 2, una coppia formata da un certo Marco ed una certa Angela. Particolare
poi il fatto che entrambi si definiscano omosessuali (alla logica del lettore lascio l’analisi didattica).
Costoro, nostro malgrado, stanno assumendo posizioni sempre più oltranziste, poco o per nulla condivisibili
e in grado di mettere seriamente in difficoltà sia chi ha una visione liberale del mondo LGBT e non, sia chi
ha un forte attaccamento alle convenzioni grammaticali della lingua Italiana.
Partirono con le apparizioni “live” presentandosi ad una manifestazione con una presunta campagna per
la “pena di morte contro gli omofobi” e, senza che tutti capissero chi stessero rappresentando questi personaggi,
hanno sfoggiato il nome di AssociazioneAttivistiGayHarveyMilk (senza spazi, ovviamente).
Mesi prima , da segnalazione fattami personalmente da membri dell’associazione “il Cassero” di Bologna,
attaccarono con ingiurie questi ultimi. Essi, ovviamente, indignati chiesero spiegazioni a noi di tale
comportamento.
Il nostro contatto diretto con questi ragazzi non ha portato ad alcun risultato utile, purtroppo, e ancora
meno proficuo fu poi il contatto con quella che, a detta loro, sarebbe la neo vice-presidenza. Non vi
furono conclusioni e ne uscì un loro documento in cui accuserebbero il “Milk Milano” di fraudolento
associazionismo con l’altrettanto “fraudolenta” Arcigay.
Ultimo “colpo da 100 punti” è stata la campagna , durante un particolare “Rimini Pride” organizzato
da loro nella parte finale di luglio, nella quale si propone una lotta alla promiscuità di vari locali e,
fondamentalmente, una limitazione della libertà personale di ogni singolo individuo nell’agire come meglio
ritiene opportuno per se stesso.
Il Milk (quello originale, registrato all’Agenzia delle entrate , per farvi capire meglio) non ha mai promosso
la frequentazione di taluni locali piuttosto che altri, si è sempre lasciata libertà ad ogni singola persona di
capire cosa fosse meglio per se stessi.
Dopo questo nostro breve enunciato , vi lasciamo liberi di capire meglio le differenze che ci
separano da quest’altro gruppo. Noi, da parte nostra, cercheremo di provvedere ad una netta, veloce ed energica risoluzione della siffatta questione.
Generalmente salutiamo con notevole apprezzamento e gioia i nuovi gruppi che scelgono di lottare per
le nostre stesse cause e portare avanti la lotta all’omofobia , la lotta per la difesa dei diritti delle persone
LGBT e la promozione della cultura di stampo LGBT nel mondo, che ciò venga fatto con il nome di Harvey
Milk o meno, senza però creare confusione, senza gettare vilipendio o approfittare di generali moralismi
quotidiani.
Invitiamo quindi ogni singolo socio del “Circolo di cultura omosessuale Harvey Milk Milano” ed ogni singola
persona che abbia a cuore i nostri stessi principi a valutare meglio ogni contatto ed ogni presa di posizione
di questo gruppo di formazione autonoma, di ogni futura situazione similare e a riflettere meglio su ogni
singolo caso che si presenti.
Un caloroso abbraccio a tutti voi.
Leonardo Davide Meda
Circolo di Cultura Omosessuale Harvey Milk
Milano

ufficiostampa@milkmilano.com

Gli occhi di Daniel

Gli occhi di Daniel mi guardano dalla piccola foto nella home page del Corriere. 24 anni, uno in meno di quelli che avevo io nel momento che definisco “quello in cui ho realmente cominciato a vivere“. Lo sguardo é simpatico, la foto sembra proprio una di quelle che potresti trovare in un qualunque sito di online dating. Probabilmente, é la migliore che ha scelto tra il paio di decine che si era scattato per prova. Ogni persona ha la sua storia, ma certi riti si ripetono ad ogni latitudine.
Gli occhi di Daniel mi guardano dalla piccola foto della home page, e avrei istintivamente voglia di abbracciarlo, di dirgli che é tutto passato, che ora non gli possono fare piú niente. Ma non si puó. Daniel é morto. Lo hanno ammazzato. Leggi il resto di questo articolo »

Quando indicare non è solo maleducazione

Tanto tuonò che piovve. Abbiamo sperato fino all’ultimo che l’idea di un outing collettivo dei politici italiani omofobi, promossa inzialmente da Equality Italia, fosse una provocazione, e non una prospettiva reale. Evidentemente, ci sbagliavamo.

L’outing è la forma più violenta con cui la sessualità di una persona viene resa pubblica. La più violenta perché tale pubblicità avviene senza il consenso – e contro la volontà – della persona coinvolta.

La scelta di rendere pubblica la propria sessualità è un diritto personale, nessuno può arrogarsi tale diritto e compiere tale scelta per gli altri. Nemmeno se questi “altri” sono persone inaffidabili, o detestabili, o politicamente scorrette. E, tantomeno, non tramite un pubblico indice di inquisitoria memoria. Leggi il resto di questo articolo »

Ancora Omofobia in Bocconi

Non possiamo chiudere occhi e orecchie di fronte allo sfoggio di questa cultura da sterminio.

Le scritte omofobe apparse su alcuni manifesti esposti all’interno della storica università milanese Bocconi non ci possono lasciare indifferenti. Che queste scritte, condannate dal Rettore, siano frutto di ignoranza e paura appare evidente. L’ignoranza porta a credere che i “froci” si possano curare; la paura porta a desiderarne lo sterminio.

Il desiderio di portare gli autori, e chi si riconosce nel loro operato, a riflettere in modo maturo, serio e civile sull’omosessualità è offuscato dalla rabbia che questi attacchi omofobi provocano in noi. Sovente viene messo in discussione l’utilizzo del termine “omofobia”, in quanto si riferisce ad una paura irrazionale e persistente nei confronti di persone, oggetti o situazioni. Ma come non riferirsi ad attacchi fisici o verbali nei confronti di persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali o queer, se non definendoli irrazionali?

Certo il dibattito relativo alle cause e alle possibili cure dell’omosessualità si fonda, secondo coloro che lo animano, su prove scientifiche, ovvero sull’uso di razionalità e logica. Ma chi ci può dire che questo dibattito non sia, quantomeno in parte, costruito ex post, ovvero in seguito ad una paura nei confronti di ciò che non si conosce né comprende? Siamo stanchi e arrabbiati di questi attacchi: rendono sterile la vita comune, non permettendo un dibattito, un confronto sull’omosessualità; la possibilità di replicare che ci viene offerta appare, di prim’acchito, difensiva. Occorre ribattere condannando questi comportamenti.

Ma occorre anche una risposta propositiva, occorrono delle azioni positive da parte delle associazioni, delle istituzioni, della società civile, finanche del singolo individuo per combattere questa ignoranza che sfocia in paura. Noi stiamo facendo la nostra parte.

Laura Zambelli
Vice Presidentessa Milk Milano

In sostegno dell’associazione Bocconi Equal Students

Milk Milano esprime la propria assoluta e più sincera solidarietà agli studenti e alle studentesse dell’associazione B.E.St. dell’Università Bocconi, in relazione ai vergognosi atti di boicottaggio e violenza omofoba di cui sono stati vittime nei giorni passati (leggi l’articolo).

Auspichiamo una reazione ampia e coesa dei gruppi giovanili e studenteschi milanesi, perché nei luoghi di formazione delle menti del domani si respiri un’aria di apertura, rispetto e innovazione in senso lato.

E’ di conforto la notizia che tali comportamenti sono stati stigmatizzati dal Rettore e dalla dirigenza della Università. Ci auguriamo che i responsabili siano identificati e rispondano in sede disciplinare del loro operato, così come è giusto che accada in ogni istituzione educativa.

L’impegno contro l’omofobia ci accomuna. Siamo profondamente consapevoli dell’importanza, soprattutto all’interno di contesti scolastici e universitari, di offrire agli studenti e alle studentesse gay, lesbiche, bisessuali e trans dei punti di riferimento ai quali appellarsi per sentirsi cittadini dei propri luoghi di studio.

Auspichiamo infine che la comunità LGBT (lesbica, gay, bisessuale e trans) non esiti a sostenere chiunque, al proprio interno, sia vittima dell’ignoranza di stampo omofobo, ogniqualvolta ciò accada. Milk Milano è pronto a fare la propria parte.

Circolo di cultura omosessuale
“Harvey Milk” – Milano

Contattaci

Contattaci a
presidente@milkmilano.com

I nostri laboratori

Teatro
Una domenica al mese, con Alessandro Martini
per info: teatro@milkmilano.com

Meditazione
una volta al mese, di giovedì, alla Sede Guado
per info: meditazione@milkmilano.com

AMA Relazioni Affettive
un martedì si e uno no, alla Sede Guado
per info: ama@milkmilano.com

AMA Identità di Genere
un giovedì si e uno no, alla Sede Guado
per info: transgender@milkmilano.com

Eventi Culturali
per info: Marco D'Aloi
vice@milkmilano.com

Sportello TiAscolto
per info: Stefano Ricotta
tiascolto@milkmilano.com

Progetto Bisessuali
per info: Davide Amato
bisessuali@milkmilano.com

Progetto Crossdressing
per info: Sabrina Bianchetti
crossdressing@milkmilano.com

Commenti recenti
    Calendario posts
    marzo: 2017
    L M M G V S D
    « Feb    
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    2728293031  
    MILKTV
    Accendici, siamo on-line!!!
    «Dobbiamo dare speranza alla gente. Speranza per un mondo migliore, speranza per un domani migliore. Non si può vivere di sola speranza, ma senza di essa la vita non vale la pena di esser vissuta» Harvey Milk
    IERI
    PARTECIPA
    Il MILK è un’associazione aperta a tutti, quindi anche a te! Vogliamo affrontare la realtà TBGL milanese a 360 gradi, in svariati campi e organizzando manifestazioni culturali e politiche che possano arricchire l’intera comunità cittadina. Intendiamo operare anche nell’ambito del benessere della comunità, sostenendo in primis (ma non solo) attività di collaborazione diretta con chi si occupa di lotta e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Inoltre, in qualità di associazione di cultura omosessuale, vogliamo rivolgerci alla comunità GLBT fornendo spazio che sia luogo di aggregazione e confronto.

    «La speranza non sarà mai silenziosa» Harvey Milk
    Legale Trans
    Sportello di orientamento legale Trans
    Convenzioni
    Tutti i negozi, locali ed esercizi convenzionati con Milk Milano! Clicca qui.
    «Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese» Harvey Milk
    Mug!

    Scarica il nuovo numero di Mug!

    Siamo così
    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001