Articoli marcati con tag ‘TRANSIZIONARIO’

TRANSIZIONARIO: Transfobia e lavoro.

antoniaLe persone transessuali, in occidente, pur essendo considerate dal DSM come “malate”, subiscono sovente forti discriminazioni in ambito lavorativo e sociale, anche per l’inadeguatezza delle attuali leggi nazionali sul cosiddetto “cambiamento di sesso”, ma soprattutto per uno stigma sociale che prende il nome di transfobia.

La transfobia, apparentemente può sembrare un equivalente dell’omofobia. In realtà i due fenomeni hanno origini diverse, espressioni diverse, anche se condividono il destino della discriminazione. Un tentativo di distinguere i fenomeni transfobia e omofobia è stato fatto da Mirella Izzo, presidente dell’ex associazione Crisalide AzioneTrans. Lo stigma sociale della persona transessuale è in genere molto più elevato rispetto a quello riservato alle persone omosessuali. Inoltre è altrettanto più elevato per le trans da maschio a femmina rispetto ai transessuali da femmina a maschio. Le motivazioni che possono essere trovate per questo dato di fatto sono molteplici e controverse:

1) L’omosessualità è visibile solo all’interno delle tendenze sessuali ed affettive di una persona mentre la transessualità comporta una netta trasformazione del proprio corpo e pertanto provoca la necessità di una totale inversione di valutazione della persona;

2) La transessualità da maschio a femmina è più stigmatizzata di quella da femmina a maschio perché viviamo in una società prevalentemente maschilista nella quale rinunciare alla “virilità” costituisce una ferita più percepibile della rinuncia alla “femminilità”. In ogni caso lo stigma sociale verso le transessuali MtF è tale da rendere difficile l’inserimento lavorativo delle stesse. Se a questo si aggiunge che spesso le famiglie ripudiano il figlio transessuale e che i costi della transizione sono altissimi, diventa facile percepire una spinta della stessa società affinché la transessuale si dedichi alla prostituzione per sopravvivere. Leggi il resto di questo articolo »

TRANSIZIONARIO: MtF e FtM.

Un caro saluto come sempre ai lettori interessati alla tematica trans: siete molti e mi fa molto piacere! Oggi vorrei portarvi a conoscenza di argomenti un po’ più complessi come la condizione umana e sociale delle persone trans.

Leggi il resto di questo articolo »

TRANSIZIONARIO: “coming out”.

comingoutOggi parleremo del coming out . Anche noi trans ad un certo punto dobbiamo affrontare, come i gay e le lesbiche, il momento in cui pubblicamente dire chi siamo.

 

Leggi il resto di questo articolo »

TRANSIZIONARIO: “crossdressing”.

Cari amici del transizionario, oggi parleremo di crossdressing.

Il termine “crossdressing” denota l’atto o l’abitudine di indossare vestiti comunemente associati al sesso opposto al proprio mantenendo la propria identità genetica.
La persona crossdresser indossa abiti considerati del sesso opposto, pubblicamente e/o in privato, per molteplici motivi. Questa espressione non riguarda l’identità di genere o l’orientamento sessuale, e quindi non è sinonimo di transessuale o transgender e non dà nessuna indicazione sulle preferenze sessuali del crossdresser.

Leggi il resto di questo articolo »

TRANSIZIONARIO: si parla di “transizione”.

42-21065351

Un caro saluto ai miei lettori della rubrica Transizionario e ben ritrovati. Nei tre post precedenti ho parlato per prima del termine “Transessuale”, poi vi ho parlato le “Questione delle Cause” e poi “Disforia di Genere”.

Questa volta vorrei parlarvi invece della “Transizione”: Si definisce transizione il percorso che porta un individuo a smettere di vivere il ruolo di genere relativo al sesso biologico di appartenenza per arrivare a vivere pienamente nell’identità di genere di elezione, che può essere maschile, femminile, transessuale e/o transgender. In Italia il termine è riferito solitamente all’iter che comprende:

 • Gli interventi fisici per adeguare il proprio corpo alla percezione che si ha di sé (interventi ‘naturali’, ormonali e/o chirurgici).

• Tutto il percorso legale e burocratico per ottenere autorizzazioni per interventi di riassegnazione sessuale e cambio anagrafico e, di conseguenza, sui documenti. Il processo di transizione può riguardare quindi il percorso di riassegnazione sessuale delle persone transessuali, ma anche la fase del crossdressing o il momento del coming out.

Percorso di riassegnazione sessuale

Normalmente, allo stato attuale, una persona che si ritiene transessuale deve in primis rivolgersi ad uno psichiatra che diagnostichi il “disturbo dell’identità di genere” (DIG). Solo dopo questa certificazione può rivolgersi all’endocrinologo per la terapia ormonale sostitutiva (estrogeni ed antiandrogeni per le trans MtF, testosterone per i trans FtM).

Successivamente, o in accompagnamento alla terapia ormonale, la persona transessuale MtF può sottoporsi a trattamenti estetici – chirurgici (rimozione barba, mastoplastica additiva, rimodellamento naso e viso, ecc.). Di norma questi interventi vengono considerati “chirurgia estetica” e sono a carico della persona transessuale. Per i transessuali FtM di norma non vi è bisogno di chirurgia estetica.

Effettuato il trattamento ormonale, secondo la legge 164/82 la persona transessuale può richiedere al Tribunale autorizzazione agli interventi chirurgici di conversione sessuale (orchiectomia e vaginoplastica e/o neo–vagina per le trans; mastectomia, isterectomia, falloplastica o clitoridoplastica per i trans). Ottenuta sentenza positiva, la persona transessuale ha diritto all’intervento sui genitali a carico del SSN.

Effettuato l’intervento, la persona transessuale deve nuovamente rivolgersi al Tribunale per chiedere il cambiamento di stato anagrafico. Ottenuta la sentenza positiva, tutti i documenti d’identità vengono modificati per sesso e per nome, con l’eccezione del casellario giudiziario e l’estratto integrale di nascita, documenti che possono essere richiesti esclusivamente dallo Stato o da Enti pubblici.

Alla fine di questo percorso, per la legge italiana un transessuale da donna a uomo diventa uomo a tutti gli effetti, compreso il diritto a sposarsi e ad adottare. Lo stesso vale per la transessuale da uomo a donna. Si rende quindi assai difficile o addirittura impossibile risalire al sesso originario di una persona.

continua…

(Antonia Monopoli)

Milk racconta: la storia di Antonia.

Voglio raccontarvi una storia. E’ una storia che non parla di principesse, né di draghi o streghe: non la troverete in nessun libro di Fiabe, perché è “vera”. E’ la storia di Antonia, che tutti noi conosciamo come l’autrice del “Transizionario“, che potete trovare regolarmente sulle pagine di questo blog.

Il mio racconto inizia a Bisceglie, nella lontana Puglia, dove viveva un, allora, bambino, di nome Antonio. Per una piccola comunità, come poteva essere quella di Bisceglie all’epoca, Antonio era un bambino “strano”, non giocava a pallone, ma pettinava le bambole, non faceva a botte con gli altri bambini, ma piangeva facilmente. Agli occhi della mamma niente era “sospetto”, finché un cugino fece notare l’eccessiva femminilità del piccolo.

Da quel momento iniziò un lungo pellegrinare per ospedali e manicomi, dove psicologi, dottori e psichiatri visitarono Antonio più e più volte, finché al bambino non venne diagnosticato un disturbo guaribile con un’operazione chirurgica al cervello (lobotomia e/o lavaggio del cervello).
C’era, però, un piccolo effetto collaterale, il bambino avrebbe potuto perdere tutto il bagaglio di ricordi, conoscenze, nozioni e dover ricominciare da capo una nuova vita.Il rischio era troppo grande, alla madre non tenne il cuore e decise di portar via il figlioletto, nella speranza che il tempo fosse un guaritore migliore e anche indolore.

 

In realtà ciò non accadde, anzi, più passava il tempo e più Antonio sentiva il bisogno impellente di trovare il suo “gruppo di appartenenza”, qualcosa in cui riconoscersi.
Finalmente, un giorno, Antonio trovò quel “nido” che aveva tanto cercato, si trattava di un piccolo gruppo di omosessuali, che si ritrovava quotidianamente in una piazzetta del suo paese.
Da quel momento, il nostro piccolo protagonista crebbe molto velocemente, acquisendo anche una maturità fuori dalla norma per i suoi coetanei. Eppure qualcosa mancava lo stesso.

Leggi il resto di questo articolo »

TRANSIZIONARIO: la disforia di genere

_Transizionarioiao a tutti i lettori del Transizionario.

In questo post vorrei riprendere la questione di cui ho già accennato spiegando il termine “Transessuale”: desidero portavi ad approfondire la questione iniziando appunto dal disturbo dell’identità di genere (spesso abbreviato in DIG), detto anche disforia di genere.

Come vi avevo accennato il DIG è una condizione in cui una persona ha una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico o comunque assegnato anagraficamente alla nascita.

Il termine disforia di genere venne introdotto nel 1971 da Donald Laub e Norman Fisk. Da ricordare bene ciò in cui tante persone fanno confusione: il DIG è indipendente dall’orientamento sessuale e non va confuso con esso; infatti una Transessuale da maschio a femmina (MtF o M2F o Male to Female o Maschio transizionante Femmina) può essere eterosessuale o lesbica, così come un Transessuale da femmina a maschio (FtM o F2M o Female to Male o Femmina transizionante Maschio) può essere eterosessuale o gay. Alcuni studi hanno trovato un rapporto fra orientamento sessuale e soggetto con transessualismo primario o secondario, tuttavia la stessa definizione di transessualismo primario o secondario è stata molto discussa perché opinabile…
La Diagnosi o Patologia, se così vogliamo chiamarla, di DIG è catalogata fra i disturbi mentali del DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), tuttavia viene definito autenticamente transessuale (per l’ottenimento del consenso per il cambio di sesso) solo chi non ha psicopatologia associata, in altre parole, chi non ha un disturbo mentale. Secondo Peggy Cohen-Kettenis, questa contraddizione in termini è dovuta più che altro a motivi pratici: se, ad esempio, il il DIG non fosse classificato come disturbo mentale nel DSM-IV, le compagnie assicurative di diversi Paesi o le ASL Italiane non coprirebbero le spese di trattamento, e quindi le persone transessuali si dovrebbero pagare privatamente tutte le spese associate al percorso di transizione. Questo è attualmente in discussione in seno alla stesura della prossima edizione del manuale, il DSM-V (previsto per il 2011).
Secondo il DSM-IV, i criteri diagnostici per identificare il disturbo dell’identità di genere sono i seguenti (fonte dello schema seguente, Wikipedia):
1. Il soggetto si identifica in maniera intensa e persistente con individui di sesso opposto (a quello anagrafico);
2. Questa identificazione non deve essere semplicemente un desiderio di qualche presunto vantaggio culturale derivante dall’appartenenza al sesso opposto (a quello anagrafico);
3. Deve esserci l’evidenza di una condizione di malessere persistente o di estraneità riguardo al proprio sesso anagrafico;
4. L’individuo non deve presentare una condizione di intersessualità (es. sindrome di Ermafroditismo e o sindrome di Klinefelter);
5. Deve esserci un disagio clinicamente significativo o compromissione in ambito sociale, lavorativo e nelle relazioni interpersonali.
Anche secondo Anne Vitale il manuale sarebbe da rivedere: in seguito ai suoi studi, la ricercatrice propone una personale teoria e suggerisce che il termine “disturbo di identità di genere” venga rinominato “disturbo d’ansia da deprivazione dell’espressione di genere” (Gender Expression Deprivation Anxiety Disorder o, in sigla, GEDAD).

Un grande abbraccio ai lettori che continuano e continueranno a leggermi, grazie…
Antonia Monopoli

TRANSIZIONARIO: cause e sviluppi del transessualismo

Ciao a tutti spero che vi sia piaciuto il mio post precedente (TRANSIZIONARIO: dicesi “transessuale”). Oggi vi porto a conoscenza di una questione aperta tra le tante quando si parla di transessualismo, quella “delle Cause”.


L’eziopatogenesi (causa e sviluppo) del transessualismo è ufficialmente ignota e leggendo molto a volte sembra che l’inquadramento psichiatrico sia quasi più uno stratagemma per far sì che le persone transessuali possano accedere alle mutue, ai Sistemi Sanitari Nazionali dei loro paesi, in attesa che ne venga chiarita la vera eziopatogenesi.
A questo proposito è molto significativa la risposta che la dottoressa Peggy Cohen-Kettenis (docente di psicologia presso la Vrije Universiteit di Amsterdam e responsabile del Gruppo sui Disturbi dell’Identità di Genere del Dipartimento di Psicologia del Centro Medico della stessa Università, annoverata fra i maggiori esperti internazionali di transessualismo) ha dato nel corso di una conferenza tenutasi a Bari il 31 maggio 2003. In tale occasione la Cohen-Kettenis, alla domanda posta dal pubblico «Se il “vero” transessuale è colui al quale viene consentito il cambiamento di sesso, non ha psicopatologia associata, ha un buon esito post-trattamento, ecc., perché allora i disturbi dell’identità di genere rientrano nel DSM-IV, ossia vengono classificati come disturbi mentali?», così rispondeva: «Questo è un buon punto. Credo che le ragioni principali stiano fuori dal DSM. Ad esempio, una ragione pratica, anche se non la più importante, è che senza un disturbo classificato nel DSM, in molti paesi le compagnie di assicurazione non coprirebbero le spese del trattamento. So che è un problema di cui si sta discutendo nella preparazione del DSM-V.»
Recenti studi, inoltre, sembrano dimostrare sia una predisposizione genetica al transessualismo sia la presenza nelle persone transessuali di un dimorfismo sessuale del cervello opposto al sesso biologico in cui sono nate/i.

Antonia Monopoli

TRANSIZIONARIO: dicesi “transessuale”

Milk Milano è lieto di annunciarvi la nascita di una nuova rubrica all’interno del suo spazio blog. Si tratta del TRANSIZIONARIO ovvero di un dizionario – diario del mondo transessuale che ci permetterà, passo dopo passo, di comprenderne termini e momenti grazie alla spiegazione tecnica e al racconto della vicenda personale di Antonia.

Ciao a tutti, mi chiamo Antonia Monopoli e mi è stato chiesto di scrivere una serie di post per questo blog per condividere con voi la mia personale esperienza di ricerca (affrontata in questi ultimi sette anni). Vivo la mia condizione di donna transessuale dall’inverno del ’94/’95. Dal 2002 ho iniziato ad avvicinarmi alle associazioni di riferimento. Quando questa mia esperienza è iniziata ho dovuto cominciare proprio dai significati e dalla storia della parola “Transessuale“…

Con la parola transessuale si indica generalmente una persona che persistentemente sente di appartenere al sesso opposto a quello anagrafico e fisiologico.

Secondo il DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Manuale di Classificazione dei Disturbi Mentali, IV edizione) redatto dall’Associazione Americana degli Psichiatri e secondo l’International Classification of Diseases (a cura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità), la persona transessuale soffre di “disturbo dell’identità di genere” o “disforia di genere” (DIG). Questo senso di “disforia” nei confronti del proprio sesso di nascita può svilupparsi già nei primi anni di vita, durante l’adolescenza o in età adulta.

Il termine “transessuale” venne coniato nel 1949 dal dottor David Cauldwell (1897-1959), ma divenne di uso comune solo dopo la pubblicazione del libro The transsexual phenomenon (Il fenomeno transessuale) del dott. Harry Benjamin, edito nel 1966 e presto diventato testo di studio universitario: è infatti il primo libro che indaga sulla transessualità con un approccio anche nosografico (studio descrittivo), affermando che essa era l’unica patologia classificata come psichiatrica a non essere curata psichiatricamente. Lo psichiatra infatti non “guarisce” la persona transessuale facendola nuovamente sentire a proprio agio con il suo sesso di origine, bensì avviandola, dopo la diagnosi di “Disturbo dell’Identità di Genere”, alle terapie endocrinologiche (ormoni) e/o chirurgiche per iniziare il percorso di transizione.

Questa discrepanza (diagnosi e a livello di psicologia / cure a livello chirurgico e endocrinologico) è dovuta al fatto che per molti decenni fra la fine dell’800 e i primi venti anni del ‘900 la persona transessuale veniva effettivamente sottoposta a tentativi di “guarigione”, ovvero di scomparsa del “disturbo”, sia attraverso la psicoterapia, sia attraverso la somministrazione di ormoni del proprio sesso genetico. Questi tentativi furono fallimentari e determinarono un numero elevatissimo di suicidi fra le persone transessuali che li subivano. Soltanto intorno al 1960 si iniziò a pensare che l’unica “guarigione” della persona transessuale si potesse ottenere adeguando il corpo alla psiche e non viceversa.

Il movimento transessuale mondiale rifiuta l’inquadramento psichiatrico della propria condizione pur essendo consapevole del fatto che essa richiede l’intervento della medicina per trasformare la “disforia” in “euforia”, o comunque in una stabilizzazione accettabile della qualità di vita.

Antonia Monopoli

Contattaci

Contattaci a
presidente@milkmilano.com

I nostri laboratori

Teatro
Una domenica al mese, con Alessandro Martini
per info: teatro@milkmilano.com

Meditazione
una volta al mese, di giovedì, alla Sede Guado
per info: meditazione@milkmilano.com

AMA Relazioni Affettive
un martedì si e uno no, alla Sede Guado
per info: ama@milkmilano.com

AMA Identità di Genere
un giovedì si e uno no, alla Sede Guado
per info: transgender@milkmilano.com

Eventi Culturali
per info: Marco D'Aloi
vice@milkmilano.com

Sportello TiAscolto
per info: Stefano Ricotta
tiascolto@milkmilano.com

Progetto Bisessuali
per info: Davide Amato
bisessuali@milkmilano.com

Progetto Crossdressing
per info: Sabrina Bianchetti
crossdressing@milkmilano.com

Commenti recenti
    Calendario posts
    marzo: 2017
    L M M G V S D
    « Feb    
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    2728293031  
    MILKTV
    Accendici, siamo on-line!!!
    «Dobbiamo dare speranza alla gente. Speranza per un mondo migliore, speranza per un domani migliore. Non si può vivere di sola speranza, ma senza di essa la vita non vale la pena di esser vissuta» Harvey Milk
    IERI
    PARTECIPA
    Il MILK è un’associazione aperta a tutti, quindi anche a te! Vogliamo affrontare la realtà TBGL milanese a 360 gradi, in svariati campi e organizzando manifestazioni culturali e politiche che possano arricchire l’intera comunità cittadina. Intendiamo operare anche nell’ambito del benessere della comunità, sostenendo in primis (ma non solo) attività di collaborazione diretta con chi si occupa di lotta e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Inoltre, in qualità di associazione di cultura omosessuale, vogliamo rivolgerci alla comunità GLBT fornendo spazio che sia luogo di aggregazione e confronto.

    «La speranza non sarà mai silenziosa» Harvey Milk
    Legale Trans
    Sportello di orientamento legale Trans
    Convenzioni
    Tutti i negozi, locali ed esercizi convenzionati con Milk Milano! Clicca qui.
    «Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese» Harvey Milk
    Mug!

    Scarica il nuovo numero di Mug!

    Siamo così
    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001