Cari amici del transizionario, oggi parleremo di crossdressing.

Il termine “crossdressing” denota l’atto o l’abitudine di indossare vestiti comunemente associati al sesso opposto al proprio mantenendo la propria identità genetica.
La persona crossdresser indossa abiti considerati del sesso opposto, pubblicamente e/o in privato, per molteplici motivi. Questa espressione non riguarda l’identità di genere o l’orientamento sessuale, e quindi non è sinonimo di transessuale o transgender e non dà nessuna indicazione sulle preferenze sessuali del crossdresser.

La parola non ha un preciso corrispondente in italiano, ma tende a distinguersi sempre più dalla dicitura “travestito”, che, a sua volta, è erroneamente associata al “feticismo di travestimento”. Il crossdresser poco o nulla ha a che fare con il feticismo se non inteso indirettamente nel piacere che il soggetto prova nel vedersi trasformato tramite un completo abbigliamento femminile e/o maschile, compresi trucco e accessori, assumendo nel contempo atteggiamenti e posture femminili e/o maschili, provando così ammirazione per sé stesso e contemporaneamente per i generi femminile e/o maschile che in questo modo impersona.

Un caro abbraccio,
al prossimo appuntamento col transizionario,
Antonia Monopoli