Nei giorni scorsi tre episodi hanno fatto accendere i riflettori dei media sul mondo gay. Il primo episodio, il più traumatico, è accaduto a Roma, dove un giovane di 21 anni, gay, si è suicidato lasciando un biglietto dove aveva scritto: “L’Italia è un paese libero, ma omofobo”. Il secondo, in ordine di tempo è accaduto a Milano. Da una macchina in transito sono state lanciate bottiglie piene di urina verso un gruppo di persone, che stazionava all’esterno di un locale frequentato da gay. Il terzo è avvenuto a Torino, dove un giovane gay è stato seguito, insultato e malmenato da alcuni giovani.

Il secondo e il terzo episodio sono il chiaro segno dell’omofobia che serpeggia non solo in Italia, ma in tutto il mondo. La legge approvata di recente, solo alla Camera, contro l’omofobia, da quanto si è letto, non è una buona legge. Meglio sarebbe utilizzare quelle già esistenti, inasprendo le pene e stabilendo l’incarcerazione obbligatoria per chi si macchia di una serie di reati (percosse, disprezzo e dileggio delle minoranze).

Il primo è un caso a se. Io ritengo non abbia molto a che fare con l’omofobia, ma con la solitudine. Non basta circondarsi di amici per non sentirsi soli, anzi, a volte ci sente ancora più soli.

Penso che quel ragazzo fosse a conoscenza dell’esistenza di molti circoli che accolgono le persone appartenenti alla sfera GLBT e danno loro consigli comportamentali nel rispetto della persona, così come dell’esistenza di numeri telefonici da chiamare per esprimere il proprio disagio e ricevere consigli.

Probabilmente anche lui apparteneva a quel mondo giovanile dove è molto più importante apparire che essere, dove si spettegola su questo e su quello, dove vengono ammirate le persone che si vestono secondo i dettami dell’ultima moda e si usa l’ultimo profumo messo in commercio. Non c’è più la voglia di relazionarsi, di parlare dei propri problemi, di conoscere ed incontrare le persone.

Il mondo virtuale ha portato troppi a spersonalizzarsi, a ritenere più importante fare sesso con chi si incontra tramite le chat, che non instaurare un dialogo costruttivo.

Mi ha davvero messo tristezza la morte di quel giovane. Esorto, quindi, tutti coloro che leggeranno queste mie righe a non restare chiusi nel loro mondo. Fuori ci sono tante persone che possono aiutare con consigli assolutamente disinteressati ad affrontare i problemi esistenziali. Apritevi  agli altri, scoprirete un mondo dove la solidarietà esiste ancora.

Dante Fusi