Il titolo di questa rubrica è tratto da “Maledetta primavera” di Loretta Goggi, canzone che non tratta una tematica omosessuale ma che, suo malgrado, è diventata un’icona gay.Molti interpreti più o meno famosi, italiani e non, hanno cantato negli anni l’omosessualità, alcuni in modo serio, altri ironico, altri ancora sussurrato. Le canzoni sono lo specchio dei tempi in cui vengono create. Perciò riascoltare le canzoni omosessuali significa non solo riscoprire piccole gemme “a tema” magari dimenticate dal tempo, ma soprattutto analizzare la crescita umana e culturale di una società.

ASSASSINA (Loretta Goggi)
Il mio prossimo amore – 1981

ARRIVEDERCI STELLA DEL NORD (Loretta Goggi)
Pieno d’amore- 1982


Ahi ahi, signora Goggi… anche lei mi è caduta sul gay!
Eggià, proprio lei, la Loretta nazionale, colei che ispirò il titolo di questa rubrica, che era l’unica soubrette italiana che sapeva cantare, ballare, recitare, imitare e presentare, non ha saputo resistere alla tentazione della canzone omosex.
E lo ha fatto per ben due volte!

La prima fu nel 1981, a pochi mesi dal trionfo sanremese che la vide classificarsi seconda con “Maledetta primavera”, quando lanciò il disco “Il mio prossimo amore”.
La seconda traccia del disco si intitolava “Assassina” ed era un brano scritto per lei da Rettore (anche lei un’altra habitué della tematica).
La Goggi si era presa una bella sbandata per un amico gaio (chissà perché certe donne hanno questo vizietto) che, logicamente, non corrispondeva.
“Non che io sia assassina, maliziosa, curiosa di amori un po’ strani”, cantava la nostra amica che, però, un po’ di morbosità di fondo ce l’aveva tanto da aggiungere subito dopo “non che io sia perversa, morirei piuttosto che ferirgli le mani”.
Chissà perché le mani, poi. Forse perché bisognava fare la rima baciata?
Fatto sta che, insomma, la Loretta con la O (come cantava anni prima parafrasando Liza Minnelli) dapprincipio vorrebbe “scoprire un mistero, un altro tipo d’amore”, dall’altra parte sa di non potersi esporre troppo perché “lui non mi avrebbe capita, mi avrebbe guardata chiedendomi se ero cambiata”.
E infatti ciò che lei prova per l’amico è effettivamente un sentimento nuovo ma… “lui, non per me, magari lui per me”. Proprio come Jennifer Aniston in “L’oggetto del mio desiderio”, anche la Goggi si becca un sonoro due di picche.


Le va un po’ meglio l’anno dopo con una bella ragazza nordica grazie alla canzone “Arrivederci, stella del nord” contenuta nell’album “Pieno d’amore”.
Qui la Goggi instaura un “menage a troi” con una lei “straniera, cervello e corpo senza frontiera” e un lui “che allora non era a tempo pieno con me”.
Loretta “curiosa di andare fino in fondo alla cosa” si gode questo triangolo con qualche piccolo senso di colpa (“ma che posso farci se mi andava di starci”) salvo poi mollare il colpo e darsi alla monogamia eterosessuale.
“Arrivederci stella del nord, dolce sorella di un dolce amarcord”.
Federico Fellini sarebbe andato in sollucchero di fronte a questa rima.
La povera ragazza venuta dal freddo, invece, ci sarà rimasta malissimo dato che viene allegramente scaricata con una frase nemmeno troppo gentile: “Arrivederci, non si sa mai che cambio casa e che tu non lo sai”.
Così la Goggi può far perdere le sue tracce (non dimentichiamoci che eravamo in un’epoca pre-Facebook) e tornare a godersi con la coscienza tranquilla la sua normalità casalinga, una volta archiviata la parentesi gaia.
Peccato però che non basti dire “ciao straniera, ti penso e forse è l’ultima sera” per poter archiviare definitivamente una pulsione che ti ha preso anima e corpo.
Magari la straniera tornerà a trovare la Goggi di notte, quando le autodifese scendono e nessuno può tenere sedati troppo a lungo i propri fantasmi.
L’anno successivo, nel suo singolo “Una notte così” (sigla di “Loretta Goggi in quiz”), la soubrette cantò “noia in stereofonia, lui non ha fortuna con me… volo via a far l’amore con te”.
Forse intendeva dire che aveva preso un aereo low cost per il Nord Europa?

Scherzi a parte, io amo la Goggi.
Non molto tempo fa è stata colpita da un grave lutto (è morto Gianni Brezza, suo compagno di vita dal 1979). In un suo spettacolo di qualche anno fa, Loretta disse che la canzone del suo repertorio che amava di più era “L’aria del sabato sera” perché era la sigla di quel primo Fantastico che lei fece con Beppe Grillo e Heather “Disco bambina” Parisi in cui conobbe Brezza.
Mentre la cantava, sullo sfondo veniva proiettato uno splendido primo piano in cui c’erano lei e Brezza di profilo, giovani e bellissimi, con i due nasi che si sfioravano.
Ecco, a me piace ricordarli così.