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Glitter and… be gay?

 

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Glitter and be Gay. No, non è la frase di lancio dell’ultimo lucidalabbra della Revlon e neppure il titolo di un nuovo sketch di Marcello Cesena: Glitter and be Gay (letteralmente risplendi e sii gaio) è una delle più celebri arie scritta per l’Operetta Candide di Leonard Bernstein, una bizzarra ma riuscitissima trasposizione dell’omonimo racconto filosofico di Voltaire.

Ma Glitter and be gay non è solo questo: per la sua particolare difficoltà è considerato un vero e proprio “spaccavoce”; una composizione capace di mettere in serie difficoltà anche il soprano più navigato. Una melodia a cui Berntesin teneva moltissimo, tanto da passare ore e ore a provarla e perfezionarla insieme a Barbara Cook, interprete originale dell’operetta, fino a rendere la sua performance talmente sublime da entrare di diritto nella storia della musica contemporanea.

Glitter and be gay è diventata negli anni sempre più popolare e familiare al pubblico di tutto il mondo, in particolar modo a quello gay, che già dalla prima esecuzione non si è fatto sfuggire la stupenda valenza camp e l’ironia presente nel sottotesto (guardate il video e capirete perché).

Glitter and be gay è sopratutto una canzone gioiosa, piena di vita e di energia, ed è proprio per questo che abbiamo pensato di proporvela oggi, giornata mondiale per la lotta conto l’aids, nella sfavillante interpretazione interpretazione di Kristin Chenoweth accompagnata New York Philharmonic. Per ricordare che la lotta all’AIDS continua e il Milk è in prima linea per questa “battaglia”.
Prendendo in prestito le parole di Darius, uno dei protagonisti HIV positivi della bellissima commedia Jeffrey di Paul Rudnick, “[le cose belle della vita come] i bei ragazzi, Liza [Minnelli] e i pettegolezzi non sono una cura per l’Aids – ma sono il suo (della malattia) esatto contrario”. Continuare a combattere non è la cura all’AIDS…. ma il suo esatto contrario.

Alessandro Martini